martedì 25 agosto 2009

Genoa-Sampdoria: un derby a colpi di... marketing!

Pronti...? Via...in campo! Ha preso inizio il campionato di calcio 2009/10; per le genovesi non poteva esserci esordio migliore: convincente vittoria, e testa della classifica per entrambe. Le due compagini sono protagoniste di un'acceso derby, che le vede fronteggiarsi sul campo 2 volte all'anno; ma la rivalità si ripropone quotidianamente, per la maggior parte dei zeneizi, in tutti i luoghi di socializzazione cittadini (chi è stato a Genova anche se solo per un breve periodo lo avrà sicuramente avvertito) e si manifesta nelle più disparate modalità: dallo sfottò (ormai anche sui social network), alla discussione da bar, alla sfida dei graffiti (leggi...Salita Montaldo!), a quella per gli abbonamenti.

Una sfida e due sentieri. E' interessante notare che la "lotta" per la supremazia cittadina si sia riproposta anche in ambito marketing dove le due società si stanno dimostrando all'avanguardia a livello nazionale. Entrambe sembrano avere puntato da qualche anno sulla forte commercializzazione del proprio brand, su un merchandising a 360 gradi e sulla assoluta fidelizzazione del tifoso/cliente.
La comunicazione (e la promozione) di entrambe le società prevede due sentieri diversi: il primo diretto al singolo tifoso, con l'idea di permettergli di vivere la propria "fede" 365 giorni l'anno, anche in attività che esulano dal momento stadio (marketing esperienziale e raccolte a punti in stile Mulino Bianco!); il secondo è diretto alle aziende che possono trovare un bacino di utenza molto ampio (si parla complessivamente di circa 40.000 abbonati...+ i tifosi occasionali + chi segue da casa) a cui proporre il proprio marchio.

Sul WEB? Se analizziamo la presenza in rete, non può sfuggire che le 2 società stiano cercando di penetrare in tutti i meandri del WWW.
I 2 siti sono davvero ottimi: abbinano funzionalità eccellenti, contenuti in costante aggiornamento, grafica accattivante ed un'interessantissima area marketing. Sono entrambi tra i primi 100.000 siti visitati al mondo (Alexa colloca genocfc.it attorno ai 70.000 e sampdoria.it ai 90.000, entrambi in costante crescita) e presentano caratteristiche di navigabilità e fruizione in linea con gli standard più avanzati.
Da notare anche la sfida sulla web-tv, a cui si sono aperte entrambe le società; i 2 canali on-line Genoa Live, e Samp Web-tv, fortemente pubblicizzati in città prima dell'effettivo lancio sulla rete, stanno avendo un successo massiccio.
Anche a livello Social, sembra che le genovesi vogliano farla da padrone: le pagine ufficiali su Facebook sono colme di iscritti; tantissime sono anche le applicazioni e le page create dagli utenti, ennesima dimostrazione che questo "circo", dato forse troppo presto per spacciato, funziona e può attirare ancora business models di successo.

Piattaforme di comunicazione??? Le 2 società dichiarano esplicitamente sui rispettivi siti le politiche marketing e le proprie filosofie comunicativo/promozionali: dal sito blucerchiato... "La U.C. Sampdoria si propone come piattaforma integrata di comunicazione pubblicitaria grazie ad un'offerta di canali in grado di supportare la vostra comunicazione sia a livello locale sia a livello nazionale"; i rossoblu rispondono "Nel dicembre 2005 nasce la piattaforma di comunicazione Genoa Image attraverso la quale il Genoa Cfc vuole potenziare la propria immagine. Questo progetto rappresenta il primo caso in cui una società di calcio rende pubblica la propria strategia di comunicazione su piano pluriennale..."

Ma è proprio un derby? Da tutto ciò si evince chiaramente quello che le due società/aziende vogliono rappresentare dal punto di vista commerciale; si è compresa forse qual'è la strada per rendere più remunerativo anche questo mercato. Per il momento, Genoa e Samp sembrano viaggiare di pari passo, anche perchè il fatto di rivolgersi a pubblici di "fede" diversa, rende i servizi complementari e la concorrenza effettiva, poco importante. Si sa però che qui la rivalità c'è, ed è trasposta in ogni dove sia possibile trasporla (siam proprio genovesi!) e fa si che ognuno cerchi sempre di essere migliore dell'altro, se non altro alzando il livello della qualità di ciò che viene proposto.

Paolo Ratto

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venerdì 21 agosto 2009

Razzismo e comunicazione: una pillola in una serata di Coppa

Primo tempo della partita Genoa-Odense di coppa UEFA (o Europa League come si chiama ora): i danesi sono ostici, tignosi, combattono su ogni pallone anche se con approssimazione. La davanti gioca un certo Demba Nyren, svedese ma originario del Gambia, pennellone di colore, che lotta come un leone; dopo un paio di palloni persi, ed alcune occasioni fallite (subbissato di fischi dalla gradinata rossoblù) lo svedese si rigira, rivolgendosi malamente ai supporters genoani una volta, poi 2, poi 3...Il pubblico reagisce, non ci sta, oltre a fischiare iniziano i primi "BU-BU" razzisti...per fortuna mischiati a fischi e superati in decibel da altri cori...

In gradinata si accende una strana disputa di qualche secondo ma molto significativa: alcuni tifosi chiedono di smettere, altri no.."se fosse bianco l'avremmo già mandato a quel paese"...il malumore serpeggia.


Un giocatore del Grifo se ne accorge e a muso duro intima al collega svedese di smetterla di indirizzarsi ai tifosi...finisce tutto qui...per fortuna.

Riflessioni: se il giocatore fosse stato bianco, sicuramente sarebbe stato "beccato" tutta la partita; il fatto che fosse di colore ha suscitato questa strana confusione in gradinata.


Non dimentichiamo che "la curva" è un luogo sociale particolarissimo, caratterizzato da una tipologia di comunicazione particolare, basata soprattutto sull'istinto, sul momento; le parole e gli slogan militareschi hanno poco significato se riportati in altro contesto.


Si può parlare di razzismo?
A mio avviso no... Che razzismo!; il razzismo è ben altra cosa, e la goffa (se non comica) scenetta presentatasi al Ferraris ne è la dimostrazione.


Come comportarsi?
I fischi si..quelli ci stavano proprio, questo signore ha travalicato le regole non scritte del sacro rapporto giocatore-tifosi. I "bu" no... troppo profonda la connotazione negativa, troppo strumentalizzabile...e siccome di strumentalizzazioni siamo vittime (consapevoli e non) ogni giorno in questo impero mediatico che è il mondo attuale, sarebbe forse il caso di farci tutti un pò più furbi (anche quando siamo travestiti da animali da stadio).

Paolo Ratto

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giovedì 20 agosto 2009

Sardegna: una bella lezione di... comunicazione!

Ho deciso di scrivere questo post per parlare di comunicazione. Ma di una comunicazione diversa, lontana dal web 2.0, dal web marketing, dai social network: la comunicazione della gente, essenza delle relazioni sociali e motore per le emozioni che ci investono nella vita di tutti i giorni.

Ho trascorso una settimana di vacanza in Sardegna: se alla mia partenza da Genova le aspettative erano di trascorrere la classica 7 giorni di sole rimbalzando tra mare e spiaggia, quello che mi ha atteso una volta sull'isola è stato un susseguirsi di situazioni, incontri e confronti inaspettati, fonte di riflessioni e arricchimento.

Sicuramente il nostro spirito avventuriero (un grazie al compagno di viaggio Tod, giocoliere bergamasco dal cuore ispanico!) ha facilitato ma ci sono state alcune "occasioni" che hanno permesso di stare in mezzo alla gente:

- il continuo spostamento in treno e pulmann (praticamente si può parlare di un interrail sardo!) grazie a cui abbiamo "toccato" i quattro angoli della Sardegna, trovandoci in situazioni favorevoli alla socializzazione e alla comunicazione (quando aspetti un treno o un autobus, c'è sempre qualcuno che lo aspetta con te!);

- uno spettacolare festival internazionale di jazz a Berchidda nei pressi di Olbia, in cui ci siamo imbattuti quasi per caso seguendo i consigli della gente (alla faccia del buzz marketing!!!), che anche grazie alle ore trascorse nel campeggio locale (spartano ma accoglientissimo!), ci ha permesso di conoscere una generazione intera di sardi votata alla cultura, all'arte, alla musica, al divertimento (con la D maiuscola come lo intendiamo noi!);

- una grande famiglia di camperisti sardi (ah prima o poi anche nel mio destino ci sarà un camper...!!!), originari del medio Campidano, con cui siamo stati un paio di giorni, accolti come figli (grazie a Lillo, a Samu, alla piccola Nelly e a tutta la famiglia!) e alla cui tavola oltre che a pietanze squisite (ah la cucina sarda!) si accendevano dibattiti mai banali, sullo sfondo meraviglioso della costa Iglesiente.

Ciò che davvero mi ha stupito sono state la voglia di questo popolo di comunicare il proprio pensiero, le proprie abitudini, i pregi ed i difetti della propria cultura, a testa alta, con una fierezza invidiabile; e la saggezza stupefacente nel delineare situazioni sociali, politiche, economiche con semplicità ed efficacia.
E così sono stato messo dinnanazi all'amarezza per il momento politico (leggi Cappellacci Vs Soru); mi hanno parlato del bandistismo Nuorese, parte del "lato oscuro", sempre affascinante di queste terre; ho scoperto l'esistenza di figure letterarie del calibro di Sergio Atzeni ("Passavamo sulla terra leggeri", un capolavoro), di musicisti come il jazzista Paolo Fresu, e di tutta una generazione di giovani sardi abili con qualsiasi strumento in mano (grandi il "tuttosuonare" Michele e il super percussionista Mirko!), pronti a trasformare rumori in musica e scatenare jam-session in ogni dove; sono stato testimone di un'ospitalità a 360 gradi, incredibile, da cui noi liguri (e non solo!) dovremmo davvero prendere spunto.

Un capitolo a parte lo meritano le señorite della regione, eredi della Deledda: bellissime, mai sull'altare, sempre pronte a dialogare, a ridere e a scherzare... Complimenti! (e un bacio alla bella Mary!).
Che dire quindi... sicuramente che sono di parte, influenzato da questa recente "avventura"... ma ciò che voglio trasmettere è quello a cui ho semplicemente assistito: una bella lezione della Sardegna e del popolo sardo... una bella lezione di comunicazione, ajò!



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lunedì 10 agosto 2009

Attacchi ai social network: (amare) riflessioni di mezz'estate...

Sicuramente la notizia degli "attacchi" di giovedì scorso (6 agosto) che hanno messo parzialmente e temporaneamente fuori uso Twitter, Facebook e compagnia è degna di grande considerazione: se il problema della sicurezza nelle piattaforme sociali è sempre stato di grande attualità (con tutte le polemiche che ogni volta solleva...), mai si era arricchito di questa valenza "politica". In poche parole, l'ansia populis si è trasferita dalla paura di vedere spiata la propria privacy e manipolata la propria identità (digitale e non!) a quella di non potersi più esprimere liberamente: quello che viene descritto come un "intervento" del governo russo contro un blogger georgiano (e che ha portato a tutti i disagi per gli utenti), ha tutta l'aria di essere parente di una censura bella e buona.

Se confermate le notizie fin'ora emerse, gli "idealisti del 2.0" verranno bruscamente riportati con i piedi per terra. Se poi ci soffermiamo sulla facilità (o presunta tale) con cui Twitter è stato "crashato" (Facebook, Youtube e altri hanno resistito meglio ai famigerati DDos) la questione diventa ancora più preoccupante, rendendo difficile immaginarlo nelle vesti salva-libertà dipintegli nella situazione Iraniana.
Fino a qualche anno fa, gli hacker erano giovani smanettoni in cerca di notorietà; in seguito gli attacchi informatici si sono trasformati in un giro d'affari milionario, gestito con sistemi da criminalità organizzata; adesso addirittura i sospettati numero uno sono le intelligence, gli stati maggiori, i governi.
Sembra quindi che i social network che, in qualità di "megafoni delle opposizioni e dell'informazione alternativa" offrono enormi opportunità per la libertà di espressione, ne offrano purtroppo altrettante anche ai nemici di questa libertà: si è arrivato a parlare di cyberguerra e la cosa non dovrebbe lasciarci tranquilli...

Paolo Ratto




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mercoledì 5 agosto 2009

La viralità di Dove

La Dove sembra continuare ad insistere sulla viralità: dopo la campagna "Evolution" pluricitato esempio di viral marketing con quasi 2.300.000 visualizzazioni su Youtube, ecco la nuova campagna... a voi il giudizio...

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martedì 4 agosto 2009

Internet e la difficoltà di fare soldi...

Siamo in un momento molto particolare per la rete: la definitiva consacrazione dei Social Network e l'esplosione dei servizi collegati al Web 2.0 si contrappone alle difficoltà di proporre modelli commerciali che possano essere redditizi per le aziende.
In molti casi servizi Internet di grande successo so­no stati acquisiti per cifre elevate, ma non è stato facile trasformare gli utenti e il traffico in fatturati.
Fresco è l'esempio di Skype, acquistato da E-Bay, che sta generando più problemi che introiti; simile il caso YouTube che moltiplica video e visi­tatori, ma non decolla nell'advertising nonostante la fiducia espressa da Schmidt e soci.
Myspace nonostante la maggiore red­ditività rispetto agli altri social network non ha fatto esplodere Fox Interactive Media. Lo stesso Twitter, social network del momento, si sta buttando sulla search provando a definire un proprio business model e a monetizzare il grande successo.
Particolare anche il caso di Facebook che secondo Justin Smith (autore del libro "The Facebook Marketing Bible" e fondatore di Inside Facebook) "dice di ricevere i maggiori introiti dai programmi di advertising. Io penso che continuerà ad essere così per pochi anni ancora. Poi un'area interessante di revenue potrebbe essere quella dei sistemi di pagamento, che l'azienda sta già sperimentando".
Il fatto di operare con successo in Inter­net o nelle industrie della comunicazione non è sufficiente per valorizzare delle star­tup di successo.
Ultimamente ci si confronta anche con la difficoltà di trasformare servizi gratuiti, in servizi a pagamento (a breve vedremo la fine che farà Last.fm...); l'economia del gratuito che già esisteva sul web prima di essere teorizzata fa si che l'utente medio consideri ormai scontato usufruire dei servizi in stile Google (ovvero senza sborsare un centesimo).

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lunedì 3 agosto 2009

Viral DNA: la chimica del marketing virale

Pubblico oggi una presentazione di Mirko Pallera e Alex Giordano, fondatori dei Ninja, laboratorio di marketing non convenzionale, solido punto di riferimento per i professionisti del campo.
Il marketing virale sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali; sfrutta le spinte alla condivisione di contenuti scatenatesi nel WEB 2.0.

È un'evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un'intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.
In questa presentazione vengono evidenziate le alchimie che stanno alla base di una campagna virale di successo. Gli autori identificano nel triangolo SIGNIFICATIVO-PREZIOSO-DIVERTENTE (meaningful-valuable-enjoyable) gli attributi di base dei contenuti virali ; sostengono inoltre che "Viral is about social sharing of emotions" e concludono con la ricetta del successo: individuare una tensione psico-sociale e darle voce!

Paolo Ratto

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sabato 1 agosto 2009

Skype e... il dialetto genovese

Da qualche tempo non si parla d'altro...i dialetti sembrano essere sulla bocca di tutti: dialetto a scuola, dialetto a Sanremo, dialetti protetti. Tralasciando le continue (e quantomeno inopportune!) provocazioni leghiste, ritengo che la lingua dialettale continui a rappresentare una delle principali risposte "local" alla globalizzazione e alla dispersione dei costumi dovuta, solo in parte, all' immigrazione.

In questi giorni ho letto di un'interessante iniziativa della regione Liguria che ha deciso di utilizzare Skype, popolare servizio di messaggistica istantanea e Voip, per far parlare gratis tra di loro le associazioni di Liguri sparsi per il mondo. In questa commistione di tradizione e tecnologia è davvero curioso che il kit spedito dalla Regione alle varie associazioni e comprendente webcam, cuffie, penne Usb e telefoni cordless, abbia la guida d'uso e le video istruzioni in genovese...naturlamente con "Ma se ghe pensu" in sottofondo.
Fa riflettere quindi l'utilizzo da parte di un organo ufficiale della pubblica amministrazione
di una piattaforma come Skype. Che le PA si stiano accorgendo delle infinite potenzialità del WEB...?

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