mercoledì 25 novembre 2009

Tutti contro Google!

Sulla potenza di Google credo ci sia poco da aggiungere: tutti ne parlano e tutti ne condividono la portata rivoluzionaria delle strategie di business (io stesso in questo blog ho scritto più di un articolo al riguardo).

Tuttavia la storia ci insegna che quando una persona, un collettivo, una nazione e persino un'azienda, sono molto potenti, è inevitabile attirare l'antipatia degli "altri".
Nel caso di Google, quest'ultimo periodo si sta trasformando in un vero e proprio slalom, per evitare di "inciampare" negli attacchi della concorrenza e dei governi ed autorità dei paesi in cui Google lavora.
Quella che io stesso ho definito Googlefobia tira in ballo proprio "i governi e le aziende concorrenti: i primi chiamati in causa per la paura del sempre maggiore potere politico-economico di Google; i secondi spaventati dal monopolio naturale, venutosi a creare come conseguenza delle competenze eccezionali che permettono al colosso, di sfornare applicazioni a getto continuo, nei campi più disparati della realtà".
E proprio all'insegna della rivalità nei confronti di Big G sembra sorta una grande alleanza tra Murdoch , magnate dei media e Bing, l'innovativo motore di ricerca di casa Microsoft.

(continua...)

In breve, Murdoch si sarebbe stufato di "rimpinguare" le casse di Google attraverso l'advertising di Google News (aggregatore di notizie, che annovera tra i suoi contenuti anche quelli dei media di Murdoch...) e quindi sembrerebbe deciso ad eliminare i propri contenuti dal motore di ricerca googleiano per "venderli" a Bing, dispostissimo ad acquistarli.
Se fino ad ora Google, col coltello dalla parte del manico, forte della sua immensa supremazia nel mercato search (il 25 % delle visite alle news di Murdoch arrivano proprio da Google!) aveva invitato il magnate a "fare ciò che meglio crede", quest'accordo Murdoch/Gates è destinato farlo vacillare poichè potrebbe portare (in un'ipotetica ma non improbabile "catena" di scelte editoriali analoghe a questa) alla migrazione massiccia dei contenuti editoriali da Google a Bing.

Non è poi da sottovalutare la quotidiana "guerra" a Google da parte dei governi e delle varie autorità, dei paesi in cui opera.
Solo per citare gli ultimi esempi:
- la Germania intenzionata a dichiarare fuori legge Google Analytics;
- il governo cinese contrariato dal fatto che "la libertà di Google" insidi le chiusure del regime di Pechino;
- la Svizzera contro Street View;
- il governo USA, supportato dagli editori contro Google Books.

Anche in Italia si sono visti ultimamente vari attacchi tra cui quello di Confalonieri a Youtube, quello dell'associazione degli editori contro Google News ed adirittura quello del fisco...
E se persino il pilota di Formula 1 Rubens Barrichello ha vinto una causa da 500.000 $ contro Google Orkut, per il colosso di Mountain View sembrano essere tempi difficili.
La missione: resistere all'assedio!


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lunedì 23 novembre 2009

Internet per la pace

"Internet for peace", letteralmente "Internet per la pace", è l'iniziativa, a quanto pare molto seria, del magazine tecnologico WIRED.
La Bibbia della WWW, ha deciso di sostenere la candidatura di Internet per l'assegnazione del premio Nobel per la pace 2010.
Le motivazioni si possono leggere nel manifesto pubblicato sul sito dell'iniziativa: "il Web è molto di più che un network di computer, è una sterminata rete di persone. Uomini e donne di ogni angolo del pianeta sono connessi tra loro, grazie alla più grande interfaccia sociale mai conosciuta dall'umanità". Le persone comunicano superando barriere e confini all'insegna della democraticità, combattendo odio e conflitti. "Ed è per questo che Internet è uno strumento di pace. E chi lo usa può seminare il seme della non-violenza".
Dopo la polemica "assegnazione" del 2009 ad Obama...che il 2010 sia l'anno della definitiva incoronazione del WEB come strumento di pace???

Qui di seguito il video ufficiale del progetto:





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sabato 21 novembre 2009

Facebook, Twitter e Friendfeed: alcune considerazioni

Facebook, Twitter e Friendfeed sono i Social Network che uso di più. Vorrei in questo breve trafiletto esprimere un giudizio sintetico su utilità, diffusione, carattersitiche e funzionalità dei 3 Social Media.

Facebook. A mio avviso può essere paragonato alla piazza, il luogo per eccellenza delle masse. Prima di tutto è da evidenziare che se ne parla, anzi se ne straparla: in questi giorni, un rapporto del Censis ne ha messo in evidenza la sua grande diffusione ed il Garante per la privacy lo ha messo al centro di un Opuscolo sugli effetti collaterali dei SN. Ma cosa spinge così tanti utenti a "viverlo"? Sicuramente la curiosità per quello che fanno gli altri: a parer mio il desiderio di gossip è perno della nostra società, solo che, un pò come avvenuto in TV coi reality, l'obiettivo si è spostato dalle celebrità ai nostri amici/conoscenti, trasformando il mondo-Web in una sorta di paesino globale in cui "tutti sanno tutto di tutti"!
Facebook è un circolo vizioso, nel senso che il suo ultra-massiccio utilizzo rende difficile (e forse poco conveniente) restarne esclusi. Anche le applicazioni (test, quiz, giochini e giochetti...) fanno si che tutto sia confrontabile, all' insegna del "chi è più?" e del "cosa ti è venuto fuori a te?", nello stessa clima da paesino sottolineato poc'anzi. Tutti lo criticano per la privacy ma i pochi che si cancellano spesso poi ci ripensano. Il fatto che sia controverso non fa che aumentarne il fascino. Ha superato quella soglia di utenti che lo ha trasformato da opzione a necessità (l'unico dei Social Media a mio parere che ha varcato tale soglia!). Andrebbe poi fatta una riflessione anche sul fatto che Facebook venga utilizzato soprattutto per "beccare"... che poi è il motivo centrale per cui servizi come Netlog e Badoo, tra i giovani, e Meetic,tra i meno giovani, sono in costante crescita.

Twitter. Resta di difficile interpretazione. Direi che potrebbe essere paragonato ad un "laboratorio" in cui si stanno sperimentano diverse forme di comunicazione ed interazione.
Sicuramente la velocità e la sintesi lo rendono un'ottimo strumento per la diffusione delle informazioni. I 140 caratteri (limite del contenuto) sono però croce e delizia poichè, se da un lato consentono il rapido sviluppo e diffusione di contenuti, dall'altro sono causa di difficoltà per interazioni lunghe e bidirezionali. Le sue caratteristiche lo rendono sicuramente adatto per nuove forme di "citizen journalism" (ne è un esempio recente il terremoto in Abruzzo, e l'attenzione che i media tradizionali rivolgono allo strumento), per la diffusione dei link ed anche come help-desk lavorativo. Non è da trascurare poi il suo utilizzo in ambito congressuale, dove Twitter permette di seguire in maniera produttiva e poco dispendiosa i congressi. Il fatto che in Italia vi siano ancora pochi utenti, lo rende poco accessibile alla massa, soprattutto per la lingua (la maggior parte degli utenti comunica in inglese). In altri paesi la diffusione è dovuta al fatto che molte celebrities (piano piano lo stanno facendo anche da noi...), spinte probabilmente dall'idea di distinguersi, lo hanno adottato come strumento per interagire coi fan (esempio estremo di comunicazione unidirezionale!), una specie di mini sala stampa da cui diffondere i propri "comunicati".

Friendfeed. Potrebbe essere ben rappresentato da un salotto! In Italia è "abitato" dall' elite della blogosfera: una nicchia di blogger, esperti del web, professionisti della comunicazione (o pseudo tali!), che interagiscono, tra il serio ed il faceto. Non si può negare che i suoi utenti rappresentino una cerchia molto autoreferenziale e difficilmente penetrabile. Lo strumento è da apprezzare in quanto più che un vero social network, è un aggregatore di attività digitali: si collega cioè facilemente a tutti i vari social media e riporta un'aggregato delle web-activity. Spesso inoltre da origine a discussioni molto interessanti, soprattutto in ambito politico, sociale e tecnologico. Però proprio questa sua specificità (e ribadisco la forte autoreferenzialità) lo tiene ben distante dalle masse.

Questo almeno per mia esperienza personale... Voi cosa ne pensate? Sarei contento si potesse aprire un dibattito...


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giovedì 19 novembre 2009

Google Translate: traduzioni in tempo reale!

"La grande G" non finisce mai di stupire i suoi utenti. Da un paio di giorni è on-line il servizio Google Translate, nettamente migliorato, rispetto alla precedente versione.

Ecco le caratteristiche del servizio (vecchie e nuove):

- una nuova feature permette di vedere comporsi in real-time (nella lingua in cui vogliamo tradurre) le parole che digitiamo;
- un'altra novità è data dalla possibilità di ascoltare le traduzioni in inglese. Per ora si può fare solo con l'inglese ma tutti sono convinti che presto questa possibilità verrà presto estesa alle altre lingue;
- le traduzioni sembrano, a prima vista, molto migliorate rispetto alla vecchia versione, che spesso lasciava a desiderare;
- è possibile anche caricare un qualsiasi documento dal nostro computer e vederlo tradotto da Google dopo pochi istanti;
- si può accedere facilmente ad un traduttore per le pagine del motore di ricerca nella lingua che desideriamo;
- sono a disposizione una serie di strumenti molto utili per i propri siti. Su tutti il servizio di traduzione istantanea che si può implementare al proprio sito o blog;
- tutto è gratuito!


Ecco qui un video di Google che spiega come utilizzare il servizio.



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mercoledì 18 novembre 2009

Il sito ufficiale del W3C non è ottimizzato!

Curiosa scoperta segnalatami dal collega (e grande amico!) Leonardo Firmino, riguardante curiosi problemi di ottimizzazione per il sito ufficiale del W3C.

Il W3C (World Wide Web Consortium) è un associazione fondata nel 1994 dal padre del Web Tim Berners Lee, con lo scopo di migliorare gli esistenti protocolli e linguaggi per il World Wide Web e di aiutare il web a sviluppare tutte le sue potenzialità.
Il W3C, tra le sue attività, si occupa di stabilire standard di riferimento per Internet. Questo consorzio, in altri termini, studia i sistemi ed i linguaggi per la trasmissione di dati attraverso la Rete e ne ufficializza l'utilizzo attraverso raccomandazioni definitive. Al W3C si devono gli standard di HTML, XML, SMIL, CSS e altri ancora. Attualmente il W3C conta quasi 500 organizzazioni con presenza in tutto il mondo che hanno riconosciuto la sua funzione ufficiale e desiderano contribuire alla crescita del web.
(Continua...)

Il W3C consente a qualsiasi utente la possibilità di certificare ufficialmente il proprio sito sulla conformità tecnica agli standard che promuove.
In tal modo si garantisce la massima accessibilità da parte di tutti gli utenti, indipendentemente dalla condizione fisica, lingua nativa, cultura, dislocazione geografica, hardware, software e dispositivo utilizzato. La certificazione è anche indice di elevata qualità tecnica, di impegno e cura posti nella realizzazione del sito.
Chiunque di noi può andare sul sito del "validatore" del W3C (validator.w3.org) e, inserendo l'URL (indirizzo) di una qualsiasi pagina internet, può controllare se la pagina è conforme agli standard per quanto riguarda l'HTML (o l'XML) ed i CSS. Un software eseguirà il controllo sulla pagina web e se viene mostrato un messaggio simile al seguente: "This page is not Valid", allora la pagina non è conforme agli standard: in tal caso verranno mostrati anche il numero e il tipo di errore. Diversamente se la pagina è priva di errori, e quindi certificata, apparirà un messaggio di questo tipo: "This Page Is Valid …".

Bene ora veniamo alla scoperta: provate voi stessi ad andare sul sito del validatore per verificare se il sito ufficiale del W3C (www.w3.org) sia effettivamente "a norma".
Il sito supera brillantemente la validazione del "markup" (il linguaggio di programmazione, l'html) mentre la validazione del CSS non solo non viene superata ma il software di controllo individua ben 30 errori e 428 Warnings (punti di criticità).

Che dire se non che siamo di fronte ad un'altro esempio del "chi predica bene razzola male". Di certo non può dirsi una cosa grave: il sito funziona normalmente ed è indicizzato dai motori di ricerca. Certo che dall'organismo che si occupa di giudicare proprio gli standard dei siti internet, era difficile immaginare questa disattenzione.
E meno male che il motto del W3C è "Guidare il World Wide Web fino al massimo del suo potenziale"... Forse sarebbe il caso che prima guidassero il proprio sito!


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lunedì 16 novembre 2009

Le regole dei Social Network

Oggi voglio riportare un articolo di Nastrorosa, che sul suo blog ci offre un interessantissimo elenco di regole applicabili ai Social Network. Io ho aggiunto un breve commento personale ad ognuna delle 11 regole.

1.
NON E' CHE TUTTO E' RIFERITO A TE. Tanta umiltà!

2.
SE NON LEGGI E NON COMMENTI, NON ASPETTARTI CHE GLI ALTRI TI LEGGANO E COMMENTINO. Do ut des!

3.
SE PERCULI, SEI PERCULATO. QUINDI UN MINIMO DI AUTOIRONIA E SCARSA PERMALOSITA' E' NECESSARIA. Sempre molto difficile, ma necessaria!

4.
IMPEGNATI A SCRIVERE BENE, COME TI PIACE, COME TI SENTI. MEGLIO SE CON UNA PUNTEGGIATURA CORRETTA. Possibilmente in italiano...

5.
SMONTA DAL CAZZO E VAI A PIEDI. Mai troppo nervoso dinnanzi allo schermo!

6.
L'INVIDIA FA VENIRE LE RUGHE. E non solo...

7.
SE LIKI PER LECCARE IL CULO, ALLA FINE TUTTI SE NE ACCORGONO. Inevitabile...

8.
SE PENSI DI BRILLARE DI LUCE PROPRIA, ALMENO STUDIA. Preparati su ciò che scrivi: scrivere tanto per scrivere risulta molto poco utile a te e agli altri.

9.
CONTAMINATI, CHE SPORCARSI E' BELLO. DO YOU KNOW SESSO? Ricordati che la "pureza esta en la mezcla".

10.
FAI QUELLO CHE VUOI, INSEGUI LA LIBERTA', INVENTA, SPORCATI,
GIOCA, SEDUCI, MOSTRA E NASCONDI. MA NON PENSARE
MAI DI ESSERE IL MIGLIORE. Perchè quasi sicuramente non sei il migliore!

11.
PORTA RISPETTO. Regola numero 1! Non dimenticarla mai! E' da codardi nascondersi dietro ad un nick, o ad un'identità anonima per poter mancare di rispetto. Sii uomo (o donna ;-) ) sia on-line sia off-line!

Siete d'accordo con queste regole? Ne aggiungereste delle altre? Dibattito aperto!
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domenica 15 novembre 2009

Social Media ROI: esempi di successo

Una questione importante, affrontata spesso negli ultimi tempi, in ambito marketing, riguarda il ROI (return on investment) dei Social Media. "Qual'è il ROI dei Social Media?... Si può misurare?... Investire nei Social Media può essere una strategia vincente?" sono solo alcune delle domande che gli esperti di marketing si pongono dinnanzi alle spinte, sempre meno ignorate, del WEB 2.0.
Socialnomics ha pubblicato un nuovo video, "Socialnomics: Social Media ROI", che vuole mostrare attraverso esempi concreti, che i Social Media possono aiutare in quasi tutti i campi, a raggiungere il successo economico.







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sabato 14 novembre 2009

I Social Media in Italia

Oggi pubblico un'ottima presentazione di Vincenzo Cosenza (link al suo articolo), presentata all'evento di Digital PR, dedicato a comunicatori e marketer d’impresa.
Dalla presentazione si evince un interessante scenario sull'utilizzo dei Social Media in Italia.

Ecco alcuni numeri salienti che emergono per quanto riguarda la nostra penisola:
  • nel 2008 più di 80 milioni di messaggi inseriti nei Social Media;
  • quasi 3 milioni di blog, di cui più della metà aggiornati frequentemente;
  • tra i 15 e i 19 milioni di visitatori unici per Facebook al mese;
  • quasi 13 milioni di iscritti a Facebook (più della metà degli italiani in rete)


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venerdì 13 novembre 2009

Un albero dei... Social Media!


Kama Glover & Peter Kerwood, hanno pubblicato un’interessante illustrazione The Social Media Tree” (L’albero dei Social Media), in cui vengono prese in considerazione e analizzate cinque aree fondamentali dei Social Media: information, traffic, networking, customer service e business management.
Questa rappresentazione permette di comprendere, soprattutto per i meno esperti, quelli che sono gli aspetti fondamentali da tenere in considerazione quando si parla di Social Media.

Per scaricare il file PDF originale: clicca qui


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giovedì 12 novembre 2009

Googlefobia: Google fa paura?

In questi giorni mi sono imbattuto per caso in un articolo di "The Economist" di settembre 2007 intitolato: "Who's afraid of Google?" ("Chi ha paura di Google?", domanda rivolta ai propri lettori).

L'articolo nonostante il tono decisamente allarmistico, e probabilmente esagerato, sottolineava i sentimenti ambivalenti che da sempre evoca Google: l'ammirazione nei confronti di un progetto di business eccezionale e, di contro, la paura per le capacità di sviluppo continuo ed inarrestabile e di penetrazione nella vita delle persone.

Il problema sollevato dall'editoriale di The Economist è che Google era, è e sarà per molto tempo una delle aziende più potenti al mondo, in lotta con numerosi conflitti di interessi, e il cui unico scopo resta il profitto; "... ma che un'unica azienda abbia a disposizione così tante informazioni riservate di individui e aziende, con la possibilità di incrociare tali dati con quelli derivanti dai servizi del Googleware non fa dormire sonni tranquilli".

Circa nello stesso periodo anche il New York Times ha coniato l'acronimo F.O.G. ("Fear of Google", "Paura di Google") riferendosi alla psicosi collettiva da controllo delle informazioni e al timore che l’azienda di Mountain View potesse diventare "monopolista della conoscenza" con un’incredibile forza di penetrazione nelle vite degli utenti.

A distanza di più 2 anni mi sono trovato a riflettere sulla stessa questione che considero estremamente interessante.

Spesso quando si tratta la googlefobia si tirano in ballo i governi e le aziende concorrenti: i primi chiamati in causa per la paura del sempre maggiore potere politico-economico di Google; i secondi spaventati dal monopolio "naturale", venutosi a creare come conseguenza delle competenze eccezionali che permettono al colosso web, di sfornare applicazioni a getto continuo, nei campi più disparati della realtà.
Io invece vorrei concentrarmi sui sentimenti degli utenti, la massa dei "followers" che più o meno consciamente utilizza i servizi googleiani.
(continua...)

E' innegabile che attualmente uno dei più grandi problemi di internet sia la psicosi da "Grande Fratello": la paura cioè che usando dati personali in rete qualcuno li possa carpire e schedarci. Magari non per motivi illeciti, ma anche per sapere chi è l'utente, le sue abitudini e le sue preferenze, anche se l'utente in questione è tutt'altro che intenzionato a renderli noti.


Da tempo Google è sotto i riflettori anche delle associazioni che si battono per la tutela della privacy; e anche tra la massa di utenti medi non sono pochi coloro che guardano con diffidenza l’azienda di Mountain View, preoccupati per la pervasività dei servizi e la capacità di setacciare e raccogliere informazioni a valanga.


Google ha un motore di ricerca, il più usato al mondo, un servizio di posta elettronica altrettanto diffuso (Gmail), altri servizi diffusissimi, come Google Earth e Maps. Ultimamente ha partorito anche un browser Internet (Chrome), e applicazioni come Google Voice e Google Wave. Senza dimenticare YouTube (centinaia di milioni di utenti iscritti...!). Non c'è che dire... siamo di fronte ad uno strumento potentissimo di cui ormai difficilmente si può fare a meno.

Per questo Google, oltre al motto "Don't be evil!" adottato tempo fa dai fondatori, Larry Page e Sergey Brin, proprio per rassicurare i propri utenti, ha deciso di dar via, in questi giorni, a Dashboard: un servizio di gestione dei dati che permette all'utente iscritto di vedere e organizzare tutte le informazioni sulle proprie attività, garantendo anche la possibilità di modificare le impostazioni o di eliminare gli account. Tutto ciò viene fatto in nome di una trasparenza ed un senso di responsabilità per quanto riguarda la Privacy che Google vuole garantire ai propri utenti (e alle associazioni di categoria!).

Non si può negare che Google sia in grado di seguirci ovunque, grazie anche alla diffusione dell’Internet mobile né che la privacy delle persone sia potenzialmente a rischio.

Non bisogna dimenticarci però che ci sono molti altri strumenti, tra cui i Social Network, vera icona del Web 2.0, che quotidianamente raccolgono ed imagazzinano dati (chiedete a Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, di cosa campa!).

E poi, se vogliamo dirla tutta, mi sembra che per controllarci (ma siamo poi così interessanti?!?) si possa tranquillamente fare a meno di valicare la sfera internettiana: videocamere in ogni angolo delle città e conversazioni telefoniche registrate bastano ed avanzano per sapere tutto ciò che facciamo quotidianamente, anche senza scomodare il WEB.

Personalmente non condivido questa ansia da cospirazione, che ci vede come vittime di un malvagio disegno apocalittico, pronto a compiersi da un momento all'altro.

Ritengo che i propri diritti (in questo caso il diritto alla riservatezza) non vadano combattuti con l'ignoranza, che si manifesta in assurde psicosi collettive (in cui purtroppo siamo specialisti...vedi influenza suina!), ma con la conoscenza degli strumenti di cui disponiamo, e dei nostri diritti.

Come spesso accade, credo che il buon senso ed un pò di giusto equilibrio possano venirci in supporto in casi come questo. E poi... domanda delle domande: siamo così sicuri di essere tanto importanti da risultare interessanti per Google (come anche per altri colossi della web-communication) a tal punto di usare i nostri dati per farci del male?

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domenica 8 novembre 2009

Che cosa è Twitter?

Nonostante se ne senta parlare spesso, in tanti, meno esperti, continuano a chiedermi che cos'è Twitter.
Questa audio-presentazione di Leonardo Bellini lo spiega in maniera efficace e completa, sottolineandone anche l'importanza che può avere in ambito business.
Aggiungo inoltre questa immagine (ormai famigliare agli addetti ai lavori) "presa" da Tecnoetica, che fotografa in modo appropriato la breve, ma straordinaria, storia della diffusione di Twitter:
nato quasi per gioco, il servizio di microblogging, è diventato il Social Network più diffuso al mondo dopo Facebook

(Clicca sulla foto per ingrandire)






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giovedì 5 novembre 2009

Il Grande Fratello non ci osserva. Canta e balla!

Non posso far altro che "rubare" dal blog di Luca de Biase queste parole di Chuck Palahniuk ("Ninna nanna"), riscoperte da Groucho.
Centrano il bersaglio per quanto riguarda la situazione che l'umanità (o almeno la parte
di essa considerata civilizzata... ) sta vivendo.
Sul tema della "strategia della disattenzione" vi consiglio un articolo, dello stesso De Biase, pubblicato a febbraio 2009 su "Link".


"Il vecchio George Orwell aveva capito tutto, ma al rovescio.
Il Grande Fratello non ci osserva. Il Grande Fratello canta e balla.
Tira fuori conigli dal cappello.
Il Grande Fratello si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia.
Fa in modo che tu possa sempre distrarti. Che sia completamente assorbito.

Fa in modo che la tua immaginazione lentamente avvizzisca. Finché non diventa utile come la tua appendice.
Fa in modo di colmare la tua attenzione sempre e comunque.

Questo significa lasciarsi imboccare ed è peggio che farsi spiare.
Nessuno deve più preoccuparsi di che cosa gli passa per la testa, visto che a riempirtela in continuazione ci pensa già il mondo.
Se tutti quanti ci ritroviamo con l’immaginazione atrofizzata, nessuno mai costituirà una minaccia per il mondo".

Credo ci sia poco da aggiungere... molto da riflettere.


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mercoledì 4 novembre 2009

Web e Burocrazia: a che punto siamo?

Pubblico oggi sul mio blog, l'articolo che ho pubblicato ieri su Camminando Scalzi, blogzine amica che consiglio a tutti di visitare. Ho voluto analizzare a che punto siamo arrivati con la semplificazione della burocrazia attraverso l'uso del web. E-gov, PEC, abbattimento del Digital Divide. Ma non è tutto rosa e fiori.

L'altro giorno era Halloween, giorno in cui i Celti celebravano l'incontro tra il mondo dei vivi e quello dei defunti. Non potevo cogliere momento migliore per "parlare" di quello che considero uno dei più pericolosi "morti viventi" della società moderna: la burocrazia.
La burocrazia è riconosciuta universalmente come "l'organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità ed impersonalità. Il termine, definito in maniera sistematica da Max Weber indica il "potere degli uffici" (dal francese bureau): un potere (o, più correttamente, una forma di esercizio del potere) che si struttura intorno a regole impersonali ed astratte, procedimenti, ruoli definiti una volta per tutte e immodificabili dall'individuo che ricopre temporaneamente una funzione".
Negli ultimi tempi, anche in Italia, si sente spesso parlare in riferimento all'apparato burocratico dei tentativi di snellire le pratiche, di superare gli stalli, di accelerare i processi, in tutti i campi economico-sociali ma soprattutto nella Pubblica Amministrazione.
In molti invocano il passaggio in toto all' e-government, visto dagli esperti come il paladino nella lotta agli sprechi di tempo e denaro.
(continua...)


Ma cosa si intende esattamente per e-government? Quando si parla di e-government ossia "amministrazione elettronica", si fa riferimento a tutti quei servizi pubblici che possono essere svolti senza difficoltà attraverso internet: dalle semplici ricerche di informazioni a servizi più complessi, che normalmente richiedono carte da compilare, code da affrontare e tanta burocrazia da sopportare.
I lati positivi sono molti: l'uso di internet rende più facile e più diretta la comunicazione, ci sono meno costi sia per gli utenti che per l'amministrazione e le procedure sono molto più rapide.
Molte sono le amministrazioni regionali e locali che hanno deciso di seguire questa via:
sono di questi giorni le notizie della "conversione" di Roma all'amministrazione digitale con il "patto" tra Alemanno e Brunetta e dell'aumento della quantità e qualità dei servizi on-line nella PA di Toscana ed Emilia Romagna … e molteplici sono gli esempi in tutta la Penisola.
Ed è proprio il ministro della PA Brunetta, colui il quale sta spingendo molto l'acceleratore su questo tema, anche in maniera piuttosto ambiziosa: si pensi al Piano e-gov 2012 o al dibattito sulla tanto criticata PEC (posta elettronica certificata) considerata dal ministro passo fondamentale per lo sviluppo dell'e-gov, e dai detrattori (tra cui voci del calibro di Guido Sforza, presidente dell'Istituto per le Politiche dell'Innovazione) una mossa avventata (oltre che monopolistica!) per la privacy dei cittadini (un soggetto privato controllerebbe una sorta di "anagrafe dei domicili informatici") e secondaria dinanzi ai problemi derivati dal "digital divide".
Per Digital Divide si intende alla lettera divario digitale: esso viene inteso come la divisione tra chi può accedere alle nuove tecnologie di comunicazione ed informatiche e chi no, principalmente a causa di condizioni economiche, dell'istruzione e dell'assenza di infrastrutture. Secondo le ultime ricerche di Giancarlo Livraghi, sembra credibile che il numero di persone online in Italia si possa collocare (secondo diversi criteri di frequenza d’uso) fra i 17 e i 21 milioni, che su una popolazione di poco più di 60 milioni, rappresentano un ottimo bacino d'utenza, da cui però restano fuori alcune fasce sociali, anagrafiche e/o geografiche importanti.
Lo stesso Obama, negli USA, sta avendo qualche problema nel tentativo di rivoluzione internettiana della burocrazia federale. Il presidente si sta già scontrando con attrezzature vecchie e regolamenti troppo vincolanti che sembrano impedirgli di portare a compimento in breve tempo quello che era uno dei punti della campagna elettorale.
Scendendo poi dal macromondo nazionale ed internazionale al mio micromondo personale, voglio riportare un'esperienza di questi giorni che ben fotografa il momento attuale di “vorrei ma non posso” e dimostra che tutti noi siamo ancora intrappolati nelle strette maglie della burocrazia (sfido chiunque a sostenere il contrario!).
Ieri ho (finalmente!) completato il lento e macchinoso iter burocratico per poter usufruire di una borsa di studio Erasmus, assegnatami presso l'Università di Strasburgo.
E con cognizione di causa posso sostenere che dove sarebbero potute bastare alcune mail, al massimo “supportate” da un paio di fax, mi sono trovato di fronte ad un percorso Kafkiano ad ostacoli fatto di firme, timbri, raccomandate con ricevuta di ritorno, che avrebbe potuto mettere alla prova anche il burocraticissimo Luigi XIV!
Il fatto poi che il paese in cui mi stia dirigendo sia proprio la Francia (paese in cui ancora oggi ci sono delle università destinate a "sfornare" i burocrati del domani, alle quali si accede dopo un anno di scuola preparatoria e un esame molto difficile, che assicura la partecipazione solo ai migliori, perché la burocrazia deve essere efficientissima!!!) ha aggiunto un pizzico di ironia pirandelliana alla situazione...
A che punto siamo quindi? Qualcosa si muove, non si può negare... certo la via è ancora lunga. Resto convinto comunque che si debba tentare di dissolvere il mostro burocratico dapprima in apparati sociali più "ridotti" ed in cui il digital divide non rappresenti un problema: mi riferisco, per esempio, proprio all'Università, in cui le infrastrutture mediamente funzionano e l'anagrafica e l'istruzione non dovrebbero rappresentare un ostacolo. In seguito si può tentare di affrontare la sfida in ambiti ben più "affollati" ed eterogenei quali la Pubblica Amministrazione.
Vi lascio con un ultimo dubbio sorto nella mia mente quando, giunto all'ufficio postale del mio quartiere, dopo mille peripezie, una volta spedita la lettera contenente tutte le pratiche necessarie alla mia iscrizione all' università estera, sono stato invaso da una sensazione piacevole: forse la burocrazia esiste proprio per il sublime senso di appagamento che si prova quando la si sconfigge...

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lunedì 2 novembre 2009

La piccola grande storia di Google

Google è il leader incontrastato del WEB. Il colosso di Mountain View domina (per non dire monopolizza!) numerosi ambiti tra i quali la search, la pubblicità on-line (Adwords e Adsense), la posta elettronica (Gmail), la produzione di contenuti video (YouTube). Forte del proprio potere e delle proprie ambizioni, continua a lanciarsi in nuove sfide: sono delle ultime settimane i lanci di Google Music Search, servizio che consentirà l'ascolto di brani in streaming direttamente dal motore di ricerca, di Google Wave, piattaforma comunicativa, molto adatta alla project collaboration; non possiamo dimenticare poi l'assalto al mercato e-book con "Google Edition", libreria online per acquistare e leggere volumi digitali e la mano tesa ai Social Network, con la Social Search.
Per comprendere davvero quanta strada ha percorso in poco più di 10 anni la grande G (Larry Page e Sergey Brin fondarono l'azienda il 27 settembre 1998) vi consiglio di guardare questo video, inserito da Google UK in Youtube, che ripercorre tutta la storia in un paio di minuti.



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