giovedì 31 dicembre 2009

Il 2009 sul Web

Ho trovato, sull'ottimo blog di maestroalberto, "The year of 2009 in Tech",un video davvero interessante (costruito con Animoto) che ripercorre gli eventi salienti del 2009 per quanto riguarda il Web e la tecnologia.



Sicuramente tra le cose più interessanti di questo 2009 che stiamo lasciandoci alle spalle:
  • la guerra dei browser: Firefox, Chrome e Internet Explorer;
  • la sfida Android Vs Iphone;
  • l'uscita di Windows 7;
  • la nascita di Bing;
  • l'affermarsi delle applicazioni di Facebook (Farmville su tutte);
  • lo sviluppo degli e-book con Kindle sugli scudi;
  • la continua crescita di Twitter;
  • non poteva mancare Google, con la nascita di Wave, la real time search e la sfilza continua di acquisizioni.
E per il 2010 occhio a Gowalla, Boxee, Foursquare, Dailybooth, Waze, Layar e Spotify.
A quanto pare ne sentiremo parlare molto!


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martedì 29 dicembre 2009

Informazione e attualità: importanza dei blog

Oggi voglio riportarvi una bella ricerca dal titolo "Impatto dei blog nell'informazione italiana", condotta dalla società di ricerche Human Highway in collaborazione con Liquida, il portale ugc del gruppo Banzai. L'indagine ci offre il polso della situazione riguardo alle abitudini degli utenti internet italiani relative all'informazione e all'attualità.

La collettività rappresentata nell’indagine è costituita dal segmento di popolazione di età maggiore che accede abitualmente alla Rete (circa 23,6 milioni di individui in Italia). I ricercatori hanno individuato 3 categorie: lettori di blog, di quotidiani on-line e di quotidiani cartacei.
I dati che emergono, riguardo all'utilizzo e alla frequentazione dell'informazione sono davvero interessanti, e propongono un quadro assai variegato, e non del tutto scontato, della situazione.


 Distribuzione geografica dei lettori di blog di attualità e informazione in Italia (clicca sull'immagine per ingrandire)

Il dato più significativo è rappresentato sicuramente dal numero di lettori abituali di blog di informazione e attualità, rappresentati dal 10% dell'utenza Internet italiana (poco meno di 2,5 milioni di individui).
Importante è poi l'atteggiamento degli stessi lettori, molto differente da chi legge prevalentemente quotidiani in forma cartacea. Per i lettori di blog, la credibilità ed il riconoscimento dell'influenza nella formazione dell'opinione pubblica del sistema informativo on-line sono pari a quelle dei quotidiani "tradizionali" (anche se va sottolineato che i blog non mostrano di avere un vantaggio di credibilità o di capacità di influenza rispetto ai quotidiani tradizionali, anche tra gli stessi blogger e lettori di blog). Il "brand" del   giornale viene sostituito (per oltre metà dei lettori dei blog d'attualità) nella blogosfera dall'identità stessa del blogger, che ha la funzione di garanzia, autorevolezza e credibilità.
Inoltre, secondo gli intervistati, i blogger godrebbero di una maggiore libertà di espressione rispetto ai giornalisti delle testate tradizionali.


Numero di utenti in funzione del tipo di relazione con i blog secondo la definizione stringente di blogosfera (clicca sull'immaggine per ingrandire)


Per quanto riguarda il profilo dei lettori di blog la ricerca indica prevalenza maschile, di età matura (35-54), maggiormente concentrato nelle regioni del nord ovest e del centro (udite, udite... la Liguria è tra queste!). Si deve sottolineare che i lettori abituali di blog, hanno completamente dimenticato la carta, affidandosi completamente a quotidiani on-line e blog stessi.
Inoltre i lettori assidui di informazione on-line (quotidiani on-line + blog) sono il 38% dell'utenza internet (quindi non solo Facebook e Msn per fortuna...), ovvero 8,5 milioni di individui, pari al 18% della popolazione italiana maggiorenne.

Non c'è che dire; ci troviamo di fronte a numeri di tutto rispetto, ed è innegabile che la crisi della carta stampata coincida con il progressivo spostamento dei lettori dall'off-line all'on-line. E' interessante notare anche che 1,2 milioni di individui (in costante aumento peraltro) sono adirittura gestori di un blog. E menomale che Wired verso la fine del 2008 aveva previsto la morte dei blog... A me sembra che godano di piena salute! Anzi se proprio si deve individuare un settore in declino, lo si può sicuramente identificare nella carta stampata tradizionale, vittima di crisi di tiratura e di readership senza precedenti.
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lunedì 28 dicembre 2009

Il 2009 di Facebook e Twitter

Non si può negare che Facebook e Twitter siano stati, per un verso o per l'altro, protagonisti assoluti di questo 2009 che sta per concludersi. I 2 social network hanno messo a disposizione in questi giorni la lista dei trends più utilizzati nel 2009. Vediamo cosa è emerso...


Facebook "Memology" (clicca sull'immagine per ingrandire)

Facebook ha pubblicato Memology, la classifica dei termini maggiormente utilizzati negli aggiornamenti di stato dai propri iscritti. Gli autori della ricerca hanno raggruppato i principali trend del 2009 in singole unità per stilare una classifica omogenea.
Al primo posto svettano (in maniera un pò autoreferenziale...si potrebbe dire) le applicazioni di Facebook stesso: "Farmville", "Farm Town" e "Social Living" sono i termini più utilizzati. Ciò dimostra come uno dei grandi successi di Facebook risieda proprio nelle applicazioni, create da utenti "esterni", e diventate ormai "di culto".
Al secondo posto l'acronimo americano FML che sta per "fuck my life" ed è utilizzatissimo negli States per lamentarsi di ciò che ci succede. Innegabile che il mugugno (per dirlo alla genovese) sia insito nell'animo umano...
Completa il podio la tanto mediatica (e forse fantomatica?) febbre suina, con le parole "Flu", "Swine Flu", "H1N1".
Seguono poi i campi semantici che riguardano la morte delle celebrità (Michael Jackson e Patrick Swaize su tutti), la famiglia, i film, lo sport, la salute, Facebook stesso e Twitter.


"Top Twitter Trends of 2009" (clicca sull'immagine per ingrandire)

Anche il "Top Twitter Trends of 2009" non riserva particolari soprese. I ricercatori del popolare servizio di microblogging hanno prodotto una serie di classifiche di parole chiave, hastag e frasi digitate nello status dagli utenti e le hanno divise per categorie.
Tra le news le elezioni in Iran (l'argomento che più ha attirato l'interesse degli utenti di Twitter in tutto il 2009) e la febbre suina guidano la classifica; tra le persone Michael Jackson e Susan Boyle (vero fenomeno musicale a livello mediatico), tra i film Harry Potter e New Moon. Nella categoria "sport" guidano i termini "Super Bowl" e "Lakers" (rispettivamente avvenimento sportivo dell'anno in USA e squadra campione della NBA), mentre a livello tecnologico la spuntano "Google Wave" e "Snow leopard".


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venerdì 25 dicembre 2009

AUGURI DI BUON NATALE

Il blog di Paolo Ratto vi fa gli auguri di un felice e sereno Natale... sulle note del grande Bob Marley... (via Youtube)




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giovedì 24 dicembre 2009

Internet (e download) patrimonio dell'umanità

Nel dibattito degli ultimi giorni sul rapporto tra Internet e regole giuridiche, si inserisce il professor Ignacio Arroyo, ordinario di diritto all' Università Autonoma di Barcellona, che sulle pagine del quotidiano spagnolo El Pais offre un contributo a mio avviso molto significativo sul diritto del web (qui la versione originale in spagnolo).

Arroyo esamina la situazione giuridica nei vari paesi, partendo dal fatto che Internet debba essere considerato "patrimonio dell'umanità" e protetto in quanto strumento che ha democratizzato l'accesso alla conoscenza, alla cultura e all'intrattenimento.
Il problema è che sono presenti differenze evidenti nelle legislature vigenti nei vari paesi dell' UE: in Francia, Inghilterra e Usa la lotta al download illegale si è innasprita negli ultimi mesi, grazie soprattutto a leggi sempre più dure (dottrina Sarkozy docet); in Italia e Spagna siamo ancora in una fase transitoria che ammette il download senza scopo di lucro.
Arroyo, alla ricerca di una "soluccion duradera" e soprattutto comune al problema legale, si concentra su alcune considerazioni ampiamente condivisibili, che possiamo così sintetizzare:

- "Problemi comuni esigono soluzioni comuni". Internet pone “un problema planetario, comune a tutta l’umanità”. La rete ha permesso la comunicazione senza frontiere fra gli uomini, l’accesso libero e gratuito alla cultura e al sapere. Ha esteso a tutti la libertà di espressione. Per tutelare questi diritti, senza rinunciare a combattere l’illegalità e le sue conseguenze, sarebbe il caso di giungere a una convenzione internazionale su internet e le sue applicazioni.

- "Internet deve essere considerato patrimonio dell'umanità". Una bella "investitura" dopo la candidatura di Internet a Premio Nobel per la pace 2010, proposta da Wired.

- La legge sul copyright va rivista in chiave più moderna, soprattutto riguardo ai tempi che devono passare dalla proprietà privata al dominio pubblico, che dovrebbero ridursi drasticamente quando si parla di contenuti intellettuali, che danno accesso a cultura e informazione.

- "Si deve tutelare la proprietà intellettuale ma senza proibire la riproduzione del materiale per uso privato e senza scopo di lucro".

- "Il punto di equilibrio tra retribuzioni ragionevoli e libertà di accesso può venir fuori da un'ipotetico canone minimo incluso nella quota di accesso ad internet tramite i provider". Diciamo prendendo spunto da ciò che avviene con successo per le fotocopie.

- "La repressione serve a poco". Sarebbe più opportuno continuare a stimolare cultura e conoscenza grazie all'aiuto "insostituibile" del download, ma proteggendo i creatori senza però garanzia a "vita" poichè la sicurezza in questo campo è nemica del progresso.

Mi sembra che le parole di Arroyo siano molto ben ponderate e figlie di un buon senso che dovrebbe essere condiviso anche dalla classe politica. Cosa ne pensate?


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domenica 20 dicembre 2009

Cosa cercano i minori su Internet?

Attraverso il proprio servizio di filtri OnlineFamily.Norton, Symantec ha pubblicato i risultati di uno studio riguardante le ricerche più effettuate sul web dai minori di 18 anni negli USA. Questo ci permette di comprendere parzialmente il rapporto dei ragazzi con la Rete.

Vediamo cosa emerge (qui a destra i primi 15 termini cercati dagli under 18):
  • Youtube, Google e Facebook sono in cima alla lista (come per i grandi mi verrebbe da dire...);
  • Termini come "sesso" e "porno" entrano nella "top five";
  • I ragazzi usano la maggior parte del tempo per cercare argomenti collegati con la musica (il 30 %) e con film o serie televisive (12 %);
  • La celebrità più ricercata dai ragazzi è Michael Jackson;
  • Altre celebrità che figurano nella lista dei 100 sono: Lady Gaga, Megan Fox, Eminem, Beyonce, Britney Spears, Black Eyed Peas, Rihanna e Chris Brown;
  • I ragazzi sono molto attivi nell' "e-commerce": siti come eBay e simili sono ben presenti nella classifica.
Interessante poi la divisione tra maschi e femmine che sostanzialmente conferma Youtube, Google e Facebook ai primi 3 posti, ma presenta alcune interessanti curiosità:
  • I ragazzi rispetto alle ragazze cercano molti di più argomenti "adulti" (13% Vs 2%), per esempio e-commerce e wikipedia, mentre le ragazze argomenti collegati con la musica (42% Vs 22%);
  • E' interessante notare la presenza del termine "sex" al 4° posto della classifica delle ragazze (contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, ovvero una ricerca prettamente maschile della pornografia).
    Un ulteriore classificazione per classi di età offre altri spunti (pur confermando ai primi 3 posti la triade Youtube, Google , Facebook):
    • Persino negli under 7 "porn" figura nei primi 5 posti;
    • Sopra i 7 anni l'argomento principale di ricerca è la musica; sotto sono i giochi (almeno quello...);
    • Sotto i 13 anni è interessante notare il successo di Club Penguin, "Game Network" di Disney, che dimostra che in quest'ambito ancora poco sfruttato a livello business, si possono creare start-up di successo;
    • E' molto curioso che bambini di età inferiore ai 7 anni compiano ricerche sul P2P (Limewire e Mininova per es.). Ciò dimostra che la generazione di nativi digitali è molto avanti (noi a 7 anni altro che Peer to Peer...) e ciò fa un pò paura.

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    sabato 19 dicembre 2009

    Internet libero: parola agli esperti

    I fatti di Milano, hanno avuto come uno degli effetti principali, l'attacco frontale ad Internet, ed in particolare a blog e social network accusati di surriscaldare ulteriormente il clima politico già incandescente che si respira in tutta la penisola, istigando alla violenza.
    L'affermazione che ha fatto scatenare il putiferio all'interno del mondo di internet è stata del ministro dell'interno Maroni che ha dichiaratoStiamo valutando di oscurare i siti internet che incitano alla violenza. La possibilità che tutti hanno di mettere sul web messaggi che inneggiano alla violenza è un problema serio. Questo è un reato: si chiama istigazione a delinquere e deve essere perseguito”.

    Per rispondere a questa affermazione del ministro Maroni ho deciso di proporre una carrellata di articoli, di esperti del Web (capito onorevole Carlucci...!), che vi spiegano in maniera logica perchè Internet non deve essere sottoposto a controllo maggiore, perchè non deve essere censurato!
    Insomma il mio blog oggi si trasforma in un'aggregatore di articoli scritti da persone davvero competenti, che conoscono Internet come le loro tasche.

    Il primo che voglio sottoporvi è un articolo di Massimo Mantellini, esperto di problematiche di Internet, pubblicato sul suo blog e su Punto Informatico (il più importante quotidiano italiano di informazione su Internet, informatica e comunicazione) che intravede una similitudine, anche se con le dovute proporzioni, tra la caccia alle “streghe digitali” che ha contraddistinto il periodo post 11 settembre negli USA, e ciò che sta avvenendo nel “belpaese” dopo i fatti di Piazza del Duomo: “mentre la storia recente ci racconta che il crollo delle Torri fu la ragione (o il pretesto) per un giro di vite sulla libertà di tutti i cittadini americani, attraverso una legge, denominata Patriot Act, scivolata liscia come un saponetta bagnata nel suo percorso parlamentare sull’onda dell’emozione dell’attentato, anche da noi si inneggia alla necessità di un maggiore controllo”. Mantellini prosegue: “varrà la pena ricordare che la libera espressione dei cittadini è un valore fondante di tutte le democrazie e non solo un cospicuo impiccio per la gestione del consenso politico”; e ancora “nemmeno serve ripetere per la millesima volta che Internet non è un luogo “altro” rispetto al resto delle nostre vite e che, come tale, è sottoposto alla vigente giurisdizione, né più e né meno di una piazza delle nostre città”.

    Un'altro articolo che vale sicuramente la pena leggere è di Michele Ainis, pubblicato su “La Stampa on-line". Ainis si interroga sugli utenti dei Social Network e sulle loro "pulsioni aggressive" partendo da una domanda cruciale: “Lo squilibrato che ha ferito Berlusconi raccoglie 50 mila fan tra i navigatori della Rete. Significa che la Rete è a sua volta squilibrata? Significa che ha urgente bisogno di una camicia di forza, o almeno d’una museruola?”.
    Risponde al quesito sviscerando tre punti essenziali. Sottolinea dapprima l'importanza della posizione del parlante: "altro è se racconto le mie ubbie agli amici raccolti attorno al tavolo di un bar, altro è se le declamo a lezione, soffiandole all’orecchio di fanciulli in soggezione davanti alla mia cattedra. In quest’ultimo caso ho una responsabilità più alta, e dunque incontro un limite maggiore" (anche la legge distingue tra manisestazione ed esternazione del pensiero!). Si sofferma poi sull'idea che internet sia una “piazza virtuale”, “un luogo in cui si chiacchiera, senza sapere bene con chi stiamo chiacchierando. Le chiacchiere, poi, hanno sempre un che d’aereo, di leggero”. Infine evidenzia la differenza “tra il dire e il fare”: “ecco infatti la soglia tra il lecito e l’illecito: quando la parola si fa azione, quando l’idea diventa evento. In quest’ipotesi è giusto pretendere un castigo, però a due condizioni, messe nero su bianco da decenni nella giurisprudenza americana: che vi sia una specifica intenzione delittuosa e che sussista un pericolo immediato”.

    Il pezzo però a mio avviso più azzeccato è stato una sorta di "lettera aperta al consiglio dei ministri" pubblicato da Marco Montemagno nel suo blog. L'esperto di Internet, ultra famoso nella Rete, per l'iniziativa di promozione del Web “Codice Internet” , ma noto anche al di fuori di essa per il programma “Io reporter” di SkyTg24, propone un'apologia della rete con una lucidità disarmante (leggi Schifani... leggi!).
    Giustamente focalizza l'attenzione sul fatto che Internet non sia il paese delle meraviglie ma “un mondo di opportunità e ovviamente anche di nuove problematiche da gestire”. Definisce la Rete “la spina dorsale del destino nostro e dei nostri figli” e si stupisce una volta di più che i politici prendano ogni possibile occasione al balzo per scagliarsi contro Internet, utilizzando una serie infinita di luoghi comuni senza senso caratterizzati da ignoranza e da interessi di altra natura (è soprattutto il secondo punto che fa paura!), proponendo misure censorie nei confronti dell'online. Montemagno non predica, spiega e lo fa con razionalità. Che cosa è internet, che cosa sono i social network, perchè va difeso l'anonimato in rete, e cosa può essere invece davvero utile alla causa: “serve una cultura della Rete. Conoscerla per sviluppare insieme una nuova etica e sviluppare un senso di responsabilità rispetto a un organismo che ancora conosciamo poco e che nessuno sa bene come evolverà. Serve pensiero non servono leggi.

    Naturlamente invito tutti a leggere integralmente i “pezzi”originali.


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    lunedì 14 dicembre 2009

    Il lunedì nero di Facebook e dei gruppi "modificati"


    Duro colpo oggi per i Social Network. Su Facebook, è stata messa in atto (sembrerebbe durante la notte) una vergognosa frode (non trovo per il momento termine migliore) ai danni di centinaia di migliaia di utenti iscritti consciamente a diversi gruppi, alcuni dei quali peraltro di chiara matrice solidaristica (pro-abruzzo, pro-lega animali, ecc..) che si sono visti "trasformare" in sostenitori inconsapevoli del presidente del consiglio Berlusconi.

    Come è stato possibile tutto ciò? Al momento 3 ipotesi:
    • la prima vedrebbe gli amministratori dei gruppi incriminati aver modificato semplicemente i nomi, trasformandoli  in ciò che hanno voluto; 
    • la seconda ipotesi (lo riporta il sito de L'Unità) sosterrebbe un ben più grave furto d'identità agli utenti dei vari gruppi ed un "rindirizzamento" verso i nuovi gruppi creati ad hoc per sostenere il premier;
    • la terza sfrutterebbe una sorta di "falla tecnica" di Facebook che permetterebbe a chiunque di modificare le impostazioni di un gruppo in cui l'amministratore ha in precedenza abbandonato la sua "carica". 
    E' molto strano comuque che agli utenti non siano pervenute via mail notifiche riguardo all'alterazione del nome del gruppo a cui erano iscritti, ma ciò potrebbe dipendere anche dalle famigerate opzioni sulla privacy e sulle notifiche.
    Naturalmente tutto ciò va verificato. Sottolineo che si tratta solamente di ipotesi.

    Non è la prima volta che situazioni di questo genere si verificano su Facebook (ricordo problemi di gruppi alterati con la mafia, la criminalità e la pedofilia) ma oggi il numero di persone coinvolte è troppo ampio, il momento politico italiano è davvero incandescente e la gente non ci sta ad essere strumentalizzata.
    La situazione infatti sembra essere davvero molto difficile da accettare: tutta la rete è in fermento e in molti si sono messi all'opera per "scannerizzare" il più popolare dei Social Network alla ricerca di altri eventuali gruppi "contraffatti". Intanto il popolo di Facebook grida al complotto e minaccia provvedimenti dinnanzi alle autorità competenti .

    La grande paura è che sui telegiornali della sera vengano date informazioni sbagliate a chi con il Web ha poca confidenza. Il messaggio che potrebbe passare è quello del "quanta solidarietà popolare dai social network nei confronti di Berlusconi...milioni e milioni di Italiani...". Quando la situazione è in realtà molto diversa.

    Che dire... Prima di tutto controllate i gruppi a cui siete iscritti e verificate che siano corretti. In caso di situazioni dubbiose, segnalate a Facebook l'abuso e poi... cancellatevi! Per segnalare l'abuso cliccate sul Link "Segnala" che si trova in basso a sinistra della pagina. Come motivo selezionate: "Discorsi a sfondo razzista/di incitamento all'odio". Come ulteriori commenti scrivete: "This page is misleading, in violation of the Statement of Rights and Responsibilities". Per cancellarsi invece, basta cliccare sul link "Esci dal gruppo" subito sotto l'immagine del gruppo stesso. Se compare il link "Iscriviti al gruppo" o non compare nulla vuol dire che non siete iscritti.

    Naturalmente ogni commento è ben accetto. A me sinceramente sembra una situazione molto grave... non so a voi...

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    domenica 13 dicembre 2009

    Corrida, Tortilla e... Tuenti!

    Non può passare inosservato il successo di Tuenti, vero e proprio "Facebook di Spagna". Il Social Network iberico, con più di 5 milioni di utenti, figura nelle parole più cercate a livello mondiale: è il terzo tra i trend emergenti nel pianeta e primo tra i termini digitati in Spagna.

    Che cos'è Tuenti? Tuenti è un Social Network che è diventato popolarissimo tra i giovanissimi spagnoli. Si calcola che l'età media non superi i 20 anni. Fu creato nel 2006 e sembra che attualmente sia usata da più di 5 milioni di utenti, in continua crescita (ogni mese si iscrivono circa 8000 nuovi profili). Tuenti, molto simile a Facebook, presenta le caratteristiche di molti social network (profilo, foto, bacheca, applicazioni...) e sembra avere trionfato principalmente poichè ha sostituito Messenger nell'immaginario collettivo. L'indirizzamento verso la tipologia di target (a partire dal nome!) è stato azzeccato tanto da trasformarlo in una sorta di macrodiscoteca alla moda, addirittura un luogo esclusivo, in cui si può entrare solo se invitati.


    Tuenti primo nella classifica delle parole cercate su Google, in Spagna per il 2009 (da Google Insight for Search). Cliccaci sopra per ingrandire.

    Ma perchè Tuenti è tanto popolare? Nonostante Facebook offra servizi simili, in Tuenti, l'accesso all'informazione dell'utente privato è più protetto, così come è minore la presenza di sconosciuti che possono visualizzare le tue applicazioni o mandarti messaggi. Diciamo che il “lato oscuro” di Facebook, viene mitigato in questo Social Network, che garantisce (fino ad un certo punto!) che quella che ti circonda sia davvero una comunità di gente che conosci, che accede alle tue informazioni poichè è stata invitata da te a farlo. In questo senso la privacy, risulta essere maggiormente tutelata. Naturalmente Tuenti ha la stessa debolezza di tutte le reti sociali: i dati dell'utente. Come qualsiasi Social Network, raccoglie milioni di dati, dalla data di nascita, alla mail, dai gusti musicali alla visione politica... La domanda è la solita... Che fine fanno questi dati? Realmente non lo sappiamo...
    Un altra caratteristica che lo rende forte è la sua usabilità che ha permesso a chiunque di adoperarlo facilmente senza l'ansia da “e ora che faccio???” tipica del primo accesso a Facebook.


    Tuenti Vs Facebook, in Spagna, nel 2009 (da Google Insight for Search). Cliccaci sopra per ingrandire.

    It's Business Time! Ora che è ormai una realtà consolidata del panorama Web iberico, Tuenti si pone obiettivi molto ambiziosi per il futuro. Nel 2008 ha fatturato 600.000 Euro; da gennaio 2009 ha introdotto la pubblicità, ma con un sistema molto più “user friendly” che permette di scegliere diverse forme di advertising per le aziende, e consente di “indirizzare” la pubblicità verso utenti realmente interessati, sotto forma di eventi, aumentando il ritorno economico derivato dagli annunci. Icaro Moyano, direttore della comunicazione, ha dichiarato a giugno 2009: “...según nuestras previsiones, este año superaremos los cinco millones de euros”.
    Attendiamo con ansia che arrivino i dati relativi al 2009... Comunque non c'è che dire! Ambiziosi i ragazzi!


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    venerdì 11 dicembre 2009

    Genova: un anno di ricerche on-line

    Prendendo spunto da una bella ricerca di Massimiliano Trisolino, pubblicata su Slideshare, ho deciso di verificare attraverso Google Insight for Search (o "Statistiche di Ricerca" nella traduzione italiana) quali sono stati i termini più utilizzati quest'anno dagli abitanti di Genova, nel più importante dei motori di ricerca.

    Insight for Search è uno strumento messo a disposizione gratuitamente (free economy... ci risiamo!) da Google, che consente di confrontare modelli di volumi di ricerca per aree geografiche, categorie semantiche, intervalli di tempo e proprietà web. Tutto ciò permette in modo rapido e relativamente semplice di sapere cosa cercano i navigatori in rete, permettendo di analizzare i trend delle ricerche online effettuate. L'applicazione si rivela particolarmente utile per tenere d'occhio l'evoluzione del costume, e far emergere tendenze "sociologiche" interessanti.

    Questa la "top ten" relativa alla città di Genova, per l'anno 2009 (Cliccaci sopra per ingrandire):











    Ecco cosa emerge:
    • La top ten genovese e quella italiana (disponibile qui), sono molto simili; ovvero i Genovesi non hanno grosse peculiarità rispetto alla popolazione nazionale.
    • Vincono i Social Network, Facebook su tutti, ma attenzione a Netlog in decima posizione e molto utilizzato.
    • Tra i provider in classifica ecco Libero, Yahoo e tra gli emergenti Alice;
    • Youtube è sicuramente una delle applicazioni più utilizzate, tra l'altro in continua ascesa.
    • Meteo e giochi, sono termini generici molto ricercati sul Web (c'è corrispondenza con i risultati nazionali)
    Che dite? Vi rispecchiano i risultati di Google? Davvero l'utilizzo di Internet è prevalentemente orientato a Facebook e Youtube?
    Attendo vostri commenti!

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      giovedì 10 dicembre 2009

      La mappa mondiale del social web

      Oggi pubblico un'interessantissima mappa mondiale del "Social Web Involvement" realizzata da Global Web Index, intervistando ben 32.000 persone, sparse per il globo.

      La mappa vuole dare una chiara visualizzazione di come i vari paesi del mondo utilizzano le differenti tecnologie sociali su Web. Vengono infatti visualizzati il numero dei blogger attivi, degli utenti di social network, delle persone che caricano video o foto, e di coloro i quali utilizzano servizi di microblogging.

      Dalla mappa emergono una serie di dati salienti:
      • il social Web rappresenta ormai un mercato di massa. Milioni di utenti, quotidianamente creano e condividono contenuti;
      • la Cina ha un impatto massiccio in questo ambito: la vasta popolazione di Internet associata ad una'attitudine estremamente attiva degli utenti, crea numeri da capogiro;
      • nonostante il boom di Twitter, il microblogging è ancora ben lontano dal essere fenomeno di massa;
      • in Italia, secondo la mappa ci sarebbero più di 4 milioni di blogger
      Per scaricare la versione stampabile della mappa, clicca qui


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      mercoledì 9 dicembre 2009

      Internet e il "tutto gratis"!

      Pubblico oggi sul blog, il mio articolo "uscito" ieri sulla blogzine "Camminando Scalzi". Buona lettura!

      L’utente di Internet, navigando, ha la sensazione che tutto ciò che si utilizza sul Web debba essere gratuito. Nel mondo dei beni digitali, dove i costi di copia e distribuzione sono tendenti a zero, si è fatta largo l’idea del gratis sempre e comunque. Ma questo tipo di economia è reale ed è destinata a proliferare? O siamo dinnanzi ad una bolla di sapone minacciata dalle spinte materiali del business? Alcuni spunti per poter valutare…

      Google, un’esempio di azienda che prospera, regalando servizi. Quale esempio migliore si può considerare se non Google, per analizzare questo tipo di “alternative economy”: grazie alla miriade di servizi offre gratuitamente (dal motore di ricerca a Google maps, da strumenti di traduzione a gestione dei flussi di documenti, Youtube, e chi più ne ha più ne metta…), Big G ha contribuito sicuramente ad amplificare la sensazione che il gratis su internet sia un diritto acquisito. Non dobbiamo però dimenticare che il colosso di Mountain View è una delle aziende più potenti al mondo, conseguenza di un fatturato da capogiro. È questo che le permette di offrire gratuitamente una serie di applicazioni. Ma non si tratta di filantropia! Il core business è basato sulla pubblicità “profilata” (rivoluzionari i business di Adword e Adsense..), sui dati raccolti sugli utenti (pensate a tutti coloro che utilizzano i servizi anche più “basic” come Gmail o Youtube…), e sulla “search appliance”, servizio che prevede la gestione del knowledge management delle aziende, con la stessa funzionalità e semplicità del motore di ricerca a cui tutti siamo abituati.In controtendenza: il mondo delle informazioni. Ci sono però settori in cui la ricerca sfrenata del gratuito ha comportato delle recessioni: è innegabile che con l’espansione numerica degli utenti di internet, uno degli ambiti entrato in profonda crisi sia quello della carta stampata. Il fatto che le notizie che si leggono sui giornali siano presenti gratuitamente sul WEB ha fatto si che molte persone (compreso, per esempio, il sottoscritto!) smettessero di comprare quotidianamente il periodico per documentarsi in maniera più rapida, diretta e pluralistica su Internet. Anche in questo campo (news on-line) probabilmente a breve assisteremo a grossi cambiamenti: Rupert Murdoch (e non solo lui…!) sostiene che “l’equazione internet=informazione gratuita sia agli sgoccioli e presto le news on-line saranno disponibili solo dietro forme di micro-pagamento”, per il momento solo abozzate dalle aziende. A conforto della sua tesi, il magnate dei media cita argomenti ad effetto come la devastante crisi economica che investe la carta stampata statunitense o, d’altro lato, il confortante boom di ricavi derivanti dalle sottoscrizioni a pagamento per accedere ai contenuti del Wall Street Journal, testata divenuta di sua proprietà lo scorso anno. Valutando anche la recente notizia che vede dal 2010 il Times on-line a pagamento, il futuro sembra essere diretto verso questa opzione “non free”.

      Problemi legali: il file sharing.
      L’economia del gratuito chiama in causa anche tutta una serie di difficili problematiche legate al “Diritto dell’Internet”. Fin dalla nascita di Napster (1999), poi con i successivi Kazaa, Winmx e eMule e fino ai più recenti torrents, l’utente ha avuto la possibilità di “scaricare” gratuitamente, più o meno illegalmente, dapprima musica e poi tutti i tipi di file dalla Rete. La costruzione delle reti “peer to peer” è stato solo l’ultimo passo tecnologico per permettere la pratica del download che, seppur generalmente illegale, viene percepito dalla maggioranza degli internauti come strumento “buono e giusto”. Ora che in tutto il mondo, i governi spinti dalle major multimediali stanno cercando di dare un giro di vite evidente alla pirateria informatica – come dimostrano l’ormai celebre querelle Pirate Bay ed i vari tentativi del parlamento francese di approvare la Dottrina Sarkozy – gli utenti avvertono come un sopruso l’eventuale possibilità di non poter più usufruire gratuitamente di musica, film e videogame. Ed il dibattito assume contorni sociali, politici ed economici di grande rilievo. È innegabile che il diritto di proprietà intellettuale vada rispettato e garantito, ma bisogna stare attenti a non eccedere nel controllo della Rete che, per conformazione naturale e soprattutto tecnica, è difficile (se non impossibile!) da sorvegliare. Non si può tralasciare il fatto che l’accesso ad internet in tutti i paesi è ormai considerato essenziale, quasi un diritto dell’uomo, in quanto strumento principe per accedere ad informazioni e cultura. Nel momento in cui la protezione accordata alle opere divenisse tale da impedire l’accesso alla cultura, il sapere diverrebbe oggetto fruibile solo da pochi privilegiati.

      Il “meraviglioso mondo” dell’ Open-Source Un ambito che ha sfruttato la spinta della “free economy” è senza dubbio l’Open Source, settore variegato e del tutto particolare. L’uso non esclusivo e proprietario del software, l’assenza dei costi di licenza o la mancanza, in senso tradizionale, di strutture aziendali possono sembrare ostacoli alla realizzazione di un profitto. A dispetto di tutto questo si è dimostrato, però, come anche con il software open sia possibile creare giri d’affari soddisfacenti.
      Un segmento fondamentale è quello della distribuzione e del relativo supporto. I distributori vendono copie di software libero e/o open source: certo il software è reperibile anche in rete, ma spesso necessita di conoscenze tecniche che non sono nel bagaglio culturale di chiunque. L’utente medio non ha sempre le competenze per affrontare agevolmente l’installazione e la gestione dei pacchetti software, dunque preferisce pagare una cifra ragionevole per disporre di una distribuzione costruita apposta per essere accessibile anche ai meno esperti. Accanto alle distribuzioni sono forniti a pagamento una serie di prodotti e servizi di supporto post vendita. Questa è un’applicazione tipica: i beni ceduti non sono prodotti ma servizi. Ciò che si vende è il valore aggiunto dall’assieme dei diversi moduli software e la garanzia di un buon funzionamento e compatibilità con altri sistemi della stessa marca, oltre all’assistenza gratuita per un certo periodo di tempo.Alcune aziende, infatti, si specializzano in particolare modo sui servizi. Quelli più diffusi sono il supporto tecnico, la personalizzazione del software, la formazione su un prodotto e la correzione di bug a pagamento. Quindi ci possiamo rendere conto che anche questo settore, a prima vista “paladino” dell’economia del tutto gratis, presenti strategie di business più complesse e articolate per permettere alle aziende di soddisfare il bisogno primario di fare soldi.

      Fiducia o sfiducia? Come ci si deve porre dunque dinanzi alla questione “free economy”? Chris Anderson (direttore di Wired U.S.A. ndR), celebre autore dell’articolo divenuto poi “cult book” di business, La lunga coda, si è lanciato nel nuovo libro “Free” (distribuito gratis on-line) in un’analisi sul modo di fare economia nell’era del web, dei blog, di Facebook e Twitter, dove fare informazione è diventato semplice, immediato, economico, e spesso anche redditizio. Ma Anderson va oltre e si focalizza sulla nuova economia, proprio l’economia del gratuito. “Il web cambierà il mondo. È la patria del gratuito ed inaugura un nuovo tipo di economia: la freeconomics, che diventa non una scelta ma persino una necessità a partire dal momento in cui l’esborso primario di un’azienda diventa qualcosa che abbia a che fare con il silicio”.

      Non tutti però la pensano così: sul settimanale The New Yorker”, Malcolm Gladwell ha accusato il collega di essere un "utopista tecnologico che nel suo entusiasmo dimentica alcuni particolari". Per esempio, che YouTube, offerto gratis al mondo da Google, sottrae un sacco di soldi al motore di ricerca. Alla faccia dei costi marginali declinanti: solo la banda per trasmettere i video (il cui prezzo, per Anderson, volge inesorabilmente verso lo zero, ndA) costa 362 milioni di dollari l’anno. Nel complesso le stime dicono che il sito per la condivisione di video perde 470 milioni di dollari l’anno.

      A mio avviso, si può tranquillamente sostenere che l’economia del gratis, nonostante sia di evidente attrazione soprattutto nei confronti degli utenti, non funzioni come modello di business a sé stante. La conclusione è di per sé banale ma assolutamente logica: chiunque sa che nel mondo dei beni materiali se non si coprono i costi si chiude baracca. La situazione globale di crisi impone poi alcune riflessioni, e sembra che l’economia della scarsità torni a chiedere il conto a quella dell’abbondanza. È poi evidente che anche la mentalità degli utenti di Internet sia destinata a mutare: ci si deve rendere conto che laddove c’è un servizio, ci sono persone che lavorano e che sono (o dovrebbero essere!) retribuite per far funzionare tale servizio. Ci sono dei costi anche nel mondo digitale, e questi costi vanno coperti per garantire dei ritorni d’investimento adeguati. Se poi il gratis fa parte di strategie economiche più ampie ed innovative ben venga ma togliamoci dalla testa l’idea che tutto ciò che può essere sfruttato nella Rete possa essere gratuito perché potremmo presto restare molto delusi. Il punto è che spesso i servizi del Web sono “free” nel senso che non dovrai usare direttamente il portafoglio o la carta di credito per pagarli; li pagherai però in altri modi: con la pubblicità, con i dati profilati, con l’uso di una piattaforma invece che un’altra… Oppure li pagherà qualcun’altro per te (l’esempio del portale turistico Atrapalo è più che calzante!).

      È forse questo che l’utente medio non ha ancora capito del tutto...



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      lunedì 7 dicembre 2009

      La paura di cliccare sui banner

      Dal momento che io stesso, che mi considero un utente abbastanza esperto di Internet, credo di aver cliccato su di un banner ben poche volte, mi sto ponendo delle domande su questa tipologia di pubblicità e sul suo effetto anche su utenti meno esperti.

      Il banner, per definizione wikipediana, "è una delle forme pubblicitarie più diffuse su internet e rientra nella tipologia di marketing definita promotion marketing online. Questa forma di messaggio promozionale consiste nell'inserire un annuncio su una pagina web. Un banner può essere statico, quando va fruito così com'è, oppure attivo o interattivo, quando consente, una volta cliccato, di raggiungere un'altra pagina web. Il messaggio è costituito da un'immagine che serve per attirare l'attenzione del lettore sulla pubblicità".
      E' un pò che rifletto sulla reale efficacia di questo strumento di advertising e spulciando la rete mi sono trovato, via Tagliablog, ad incontrare un'interessante ricerca del 2009 "Natural Born Clickers", studio di comScore e Starcom USA.
      Dalla ricerca emerge che è solo il 4% degli utenti, a generare il 67% dei click effettutati sui banner. E altrettanto impressionante è il numero dei non-clicker, ovvero di coloro che i banner proprio non li considerano che raggiungono una quota dell’84%.
      Ma allora ciò che definisco "paura da banner", va tenuta in considerazione quando si decide di lanciare campagne on-line? E' da considerarsi una tipologia di advertising per nulla producente?

      (Continua...)

      C'è chi sostiene che il banner non sia morto, che "sugli spot Tv non si clicca, così come non si clicca sulla pubblicità cartacea o sulle affissioni. Ma sopravvivono. Semplicemente è necessario cambiare la prospettiva, o meglio scendere in un dettaglio di analisi che vada oltre il solo click". Altri convengono che sia stato dimostrato che l'effetto del banner vada al di là del click ma influenzi comunque l'utente nelle sue scelte successive sui motori di ricerca.
      Tornando alla studio ed ai suoi ricercatori, "oggi, i responsabili marketing che cercano di ottimizzare le loro campagne pubblicitarie esclusivamente in base ai click non stanno dando valore a quell’84% di utenti che sui banner non clicca” afferma Linda Anderson di comScore, e continua: “È proprio la cosa sbagliata da fare, perché altre ricerche di comScore han dimostrato che anche i banner non cliccati possono avere un impatto significativo. In base a questo, i marketer più esperti sono oramai orientati a valutare l’impatto che tutte le impression – cliccate e non – hanno sulle abitudini dei consumatori, rispecchiando il modo con cui la pubblicità tradizionale è stata misurata per decenni".
      "Un click non significa nulla, non ti fa guadagnare e non crea brand equity. La tua pubblicità online ha degli obiettivi, e certamente non sono quelli di generare click" incalza John Lowell di Starcom USA, e termina con: "Tu vuoi che gli utenti visitino il tuo sito, cerchino informazioni, comprino un prodotto, si interessino ai tuoi servizi, si ricordino del tuo brand, imparino qualcosa di nuovo, si sentano diversi. Indipendentemente dal fatto che il consumatore faccia clic o meno su un banner, la chiave è quella di determinare come gli annunci pubblicitari abbiano influenzato il suo modo di pensare, sentire o fare qualcosa che non avrebbe potuto fare diversamente".
      Credo che la questione sia perno centrale della pubblicità on-line: il fatto che l'influenza sull'utente, nei suoi comportamenti off-line, sia difficile da misurare, fa si che si vada avanti un pò per sensazioni. Per questo mi sento di condividere l'opinione di Lowell.
      Sono comunque sicuro che vada anche modificata l'identità ormai consolidata nella mente degli utenti tra messaggio pubblicitario e tentativo di inganno. Il problema a mio avviso sta nel fatto che l'utente medio-basso ha effettivamente paura di cliccare su un banner. Perchè? Perchè è convinto di finire indirizzate in pagine "a pagamento", perchè non si fida delle promesse, perchè crede che sul mondo virtuale la possibilità di essere raggirato sia ancora maggiore rispetto al'off-line.
      E qui secondo me che devono intervenire le aziende (o i loro esperti di advertising), probabilmente creando intorno alla propria marca, una fiducia tale da convincere il cliente che nessuno lo stia cercando di fregare, che può abbassare le preoccupazioni, e godersi senza ansie le proposte che potranno migliorarli (o forse no...) la vita.

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      giovedì 3 dicembre 2009

      Una trentina di statistiche riguardo a Facebook!

      Sono arrivato oggi via Download Blog, ad un articolo davvero interessante riguardo a Facebook scritto su Penn Olson da Willis Wee.
      L'articolo accende i riflettori su fatti e statistiche "succulenti" e curiose riguardo al più popolare dei Social Network.
      I numeri sono presi da Facebook stesso e da alcuni studi indipendenti.

      Clicca per vedere tutte le statistiche!


      A. Statistiche

      1. 350 milioni di utenti: il 50 % si connettono al SN ogni giorno. La crescita più rapida si ha all'interno del gruppo demografico dai 35 anni in su.

      2. Fans: ogni giorno più di 10 milioni di utenti diventano fan di una pagina.

      3. Numero medio di amici: un utente ha in media 130 amici.

      4. Tempo trascorso: più di 6 miliardi di minuti vengono trascorsi dagli utenti su FB, ogni giorno, in tutto il mondo (il doppio rispetto a Google!).

      5. Aggiornamenti di stato: ogni giorno più di 55 milioni di aggiornamenti di stato.

      6. Foto: più di 2 miliardi e mezzo di foto pubblicate sul sito ogni mese.

      7. Video: 14 milioni di video pubblicati al mese.

      8. Contenuti: più di 3 miliardi e mezzo di contenuti vengono condivisi ogni settimana.

      9. Eventi: più di 3,5 milioni di eventi creati ogni mese.

      10. Gruppi: sul sito ci sono attualmente più di 45 milioni di gruppi attivi.

      11. Internazionale:
      Più di 70 traduzioni sono disponibili e circa il 70% degli utenti di Facebook sono fuori dagli USA.

      12. Utilizzo delle applicazioni. Ogni mese, più del 70% degli utenti utilizza applicazioni.

      13. Applicazioni attive. Ci sono più di 350.000 applicazioni attive sul sito.

      14. Applicazioni con più di un milione di utenti: più di 250 applicazioni hanno più di un milione di utenti attivi ogni mese.

      15. Facebook Connect. 15.000 siti web hanno implementato funzionalità Facebook Connect.

      16. Facebook dal cellulare. Ci sono corca 65 milioni di utenti che si connettono a FB attraverso dispositivi mobili. Inoltre chi si connette da tali dispositivi è nel 50% dei casi più attivo che gli utenti normali.

      17. Pagine Fan. Ci sono 1.6 milioni di pagine fan.

      B. Un utente medio di Facebook...

      18. ha 130 amici.

      19. manda 8 richieste di amicizia al mese.

      20. sta più di 55 minuti al giorno sul sito.

      21. schiaccia il pulsante "mi piace" 9 volte al mese.

      22. scrive 25 commenti al mese.

      23. diventa fan di 2 pagine ogni mese.

      24. viene invitato a 3 eventi al mese.

      25. è membro di 12 gruppi.

      C. Fatti

      26. Mark Zuckerberg è il più giovane miliardario. Da quanto espresso nelle ultime liste Forbes

      27. L'accordo di Mark. Nel giugno del 2008 Zuckerberg ha pagato 65 milioni di dollari per accordarsi con un suo vecchio compagno che lo accusava di avergli rubato l'idea di Facebook.

      28. Uffici. Il quartier generale è a Palo Alto, California. Ci sono uffici ad Atlanta, Chicago, Dallas, Detroit, New York, Venice Beach, Dublino, Londra, Parigi, Sydney e Toronto.

      29. Patologie da Facebook. Gli psicologi hanno aggiunto la dipendenza patologica da Facebook alla lista delle dipendenze patologiche.

      30. Facebook e la tecnologia. La maggior parte degli utenti sono amanti della tecnologia. Circa il 30% degli utenti secondo uno studio condivide contenuti di questo genere.


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