lunedì 28 febbraio 2011

Chi vuol essere Social Media Manager?

Chi vuol essere Social Media Manager? Sicuramente in molti! D'altronde stiamo parlando di uno dei mestieri più "in voga" del momento. Ma è davvero così stimolante occuparsi della gestione di community all'interno dei Social Network?

Non sono qui per fare l'avvocato di chi lavora sul Web, in quanto canale comunicativo dalle mille possibilità in ambito business, ma per proporvi una riflessione su tutta una serie di nuove professioni, spesso poco considerate (almeno in Italia), che si sono sviluppate con l'avvento di Internet e soprattutto con la diffusione capillare di ciò che considero il Social Web.

Stiamo parlando di un settore sicuramente affascinante, che si appoggia su una serie di strumenti (i Social Network) attualmente molto utilizzati dalla "massa" (Facebook e in parte Twitter e LinkedIn) per l'interazione personale ma che si sono scoperti altrettanto efficaci per la comunicazione aziendale, specialmente in ambito promozionale.

Per chi crede che in questo settore sia votato al fancazzismo, ed esente da fatica e stress, voglio proporre un'infografica di sicuro impatto, realizzata da Socialcast, che propone la giornata tipo di un Social Media Manager...


Tralasciando le volute ironiche esagerazioni, è innegabile che siamo dinnanzi ad un mestiere che prevede un contatto quotidiano con la comunità di utenti, una formazione continua in un settore che si sviluppa ad una velocità impressionante, ed una presenza trasversale multicanale che richiede tempo ed energie notevoli.

Non dimentichiamo poi che alla base di tutte le iniziative di Social Media Marketing è necessaria una pianificazione certosina, votata all'integrazione coordinata (e ordinata!) con le altre strategie di promozione online.

La settimana scorsa ho letto un'illuminante articolo di Max Trisolino, fonte di ispirazione per questo post, che con estrema semplicità e grande efficacia spiega il perchè non sia proprio così facile occuparsi di Social Media, a livello professionale.

Dal momento che condivido al 100% tutta la riflessione proposta da Max, e considerando le difficoltà nel spiegare la questione in una maniera tanto incisiva, vi invito a leggere interamente il post, e ne riporto qui alcuni passi che mi hanno colpito.

Lavorare con/nei social media è completamente diverso da quello che si vede da “fuori”: il fatto che tu ti diverta a commentare i tuoi amici su Facebook e Friendfeed non vuol dire che sei già pronto per il ruolo di community manager. Il fatto che tu sia riuscito a convincere quel tuo lontano parente (proprietario di una piccola azienda) ad aprire un account su Twitter, non vuol certo dire che la strategia è il tuo forte. Sono contento che frequenti assiduamente gli aperitivi tra blogger: questo non fa di te un esperto di digital pr. C’è molto di più di quello che si vede e te ne rendi conto solo quando te ne occupi davvero. (da Il blog - a pezzi - di Max Trisolino)
Mi piacerebbe sapere il vostro parere, sia quello di chi si occupa professionalmente di Social Media Marketing, sia di chi utilizza i Social Network solo a livello personale. Vediamo cosa salta fuori...


LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

mercoledì 23 febbraio 2011

Blu... le mille bolle blu...

"Le mille bolle blu" cantava, esattamente 50 anni fa (neanche a farlo a posta, al Festival di Sanremo) la grande Mina...

E, ironia della sorte, da qualche giorno a questa parte il mio "fido aggregatore" si è riempito di articoli che parlano di bolle (o di bubble) ma non nel senso in cui (penso!) intendesse la Tigre di Cremona...

De Biase, che seguo costantemente con attenzione, definisce la bolla internet come...

...una bolla finanziaria (internet è la scusa non la sostanza). Si forma su un'ideologia che abbaglia, impedisce l'osservazione della realtà dei fatti e costruisce una storia nella quale trascinare gli investitori. Fintantoché riguarda le aziende che si comprano tra loro, anche a suon di miliardi, sono relativamente fatti loro. Ma quando comincia la ricerca dei soldi dei risparmiatori, cioè quando parte la bolla vera e propria, sono guai. Sia per le famiglie coinvolte che per le aziende che perdono focalizzazione sul business e si mettono alla caccia di soldi facili. (dal blog di Luca de Biase)
Per approfondire non posso far altro che consigliarvi i migliori articoli hanno parlato della nuova bolla di internet (al loro interno troverete molti link di rilievo)...
Chiudo con un'infografica, del Guardian, sul problema finanziario, perchè spesso un'immagine rende più di tante parole...

clicca sull'immagine per ingrandire

Vi invito ad espormi i vostri pensieri sul tema. Vediamo che cosa salta fuori...

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

lunedì 21 febbraio 2011

Comunicazione: che fantastica storia...

Ho cominciato a parlare prima di camminare (fin da subito gran chiaccherone). Mi sono sempre distinto in tutto ciò che era esprimersi, nelle più svariate forme, dallo scrivere al dialogare (e persino nel "gesticolare" non me la cavo niente male). Una predisposizione innata alle lingue straniere (bilingue dalla nascita) ha aumentato la mia curiosità di confronto anche con culture diverse dalla mia. Sulle qualità comunicative ho costruito tante esperienze che mi hanno portato ad avere amici in tutti gli angoli d'Europa. Mi sono (anche) laureato in Scienze della Comunicazione e specializzato in Tecnologie della Comunicazione e dell'Informazione. E adesso (ciliegina sulla torta?) mi occupo professionalmente di Comunicazione online...

Insomma, è innegabile che la comunicazione costituisca una parte preponderante della mia vita (penso sarete d'accordo con me)!

Sarà per questo che sono rimasto affascinato dall'infografica, pubblicata su e-Strategy, che ripercorre, a livello grafico, tutta la fantastica storia della Comunicazione!

La carrellata va dalle pitture nelle caverne preistoriche fino agli smartphone di ultima generazione, passando per i piccioni viaggiatori dell'epoca romana, le prime radio agli inizi del '900, e la rivoluzione scatenata dal Web...

Imperdibile! Comunque giudicate voi stessi...


LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

sabato 19 febbraio 2011

C'era una volta in Messico...

Ma potrei dire Venezuela, Cile, Bolivia o ancora... Angola e Namibia... o per finire Mongolia...

Mentre nel Maghreb e in Medio Oriente, i governi spengono e accendono Internet come gli pare e piace...

Ci sono ancora "oasi felici", e spesso si trovano... dove meno te lo aspetti...

Almeno secondo il rapporto di OpenNet sulla censura e controllo della Rete.

p.s. sorprende la situazione dell'Australia, "under surveillance", senza che il sottoscritto, dal basso della sua ignoranza, ne trovi le motivazioni...


LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

venerdì 18 febbraio 2011

Spreaker, il social web e quel "profumo" di radio libere...

Si chiama Spreaker ed è una geniale start-up tutta italiana, nata nel 2009 con l'obiettivo di concedere agli utenti tutti gli strumenti necessari per creare la propria web radio, completamente personalizzata. Un progetto che associa alle potenzialità del social web quel "profumo" di radio libere degli anni '70...

Forse qualcheduno di voi ha visto "I love radio rock" (e chi non l'ha visto lo guardi perchè merita...), pellicola del 2009 di R.Curtis, in cui una banda di deejay, a dir poco scalpestrati, trasmette da un piccolo vascello, ancorato nel Mar del Nord, aggirando le ferree norme contro le radio pirata e diventando un fenomeno di ascolti in tutto il Regno Unito. Ebbene è proprio a quel film e a quel desiderio di libertà di espressione, che ho pensato quando mi sono imbattuto nel progetto Spreaker.


Ma che cos'è e che cosa permette di fare Spreaker?
Si tratta di una piattaforma web con la quale è possibile creare e condividere contenuti audio, live o podcast, senza dover scaricare nessun programma. Basta registrarsi o effettuare direttamente il login (anche attraverso le credenziali Facebook) per avere a disposizione tutto ciò che serve per creare il proprio show radiofonico (entertainment, comedy, talk radio, dirette sportive, ecc.) , "pubblicarlo" sulla piattaforma, condividerlo con la vasta community online, e diffonderlo nel Social Web.

la deejay console, pannello di comando per gli utenti

I numeri stanno decretando il successo del fenomeno Spreaker e della sua community, a livello internazionale:
  • 50.000 utenti;
  • una dimensione internazionale, visto il coinvolgimento potenziale degli utenti di tutti i paesi del mondo;
  • 300.000 ascoltatori;
  • 100.000 show prodotti (15% in lingua spagnola, 5% in inglese, oltre a portoghese, tedesco e persino arabo!);
  • 4000 fan nella pagina Facebook ufficiale;
  • 1000 follower sull'account Twitter.
Spreaker è un servizio freemium che mette a disposizione degli utenti, oltre ad una versione free, completamente gratuita (con 30 minuti di registrazione per ogni "puntata" ed un ora di libreria personale per il caricamento dei file), una versione premium, ancora più professionale, attivabile con un abbonamento mensile, che consente la registrazione di lunghi show (fino a 3 ore), 60 ore di libreria personale per il caricamento di file e permette di scaricare i propri file mp3 dei podcast prodotti.

Ma attenzione!!!

In esclusiva per i lettori del blog, il team di Spreaker mette a disposizione 20 account premium, per provare, a fondo, per un mese, tutte le potenzialità della piattaforma.

Come fare per aggiudicarsi il proprio account? Semplice! andate alla pagina Facebook de"Il blog di Paolo Ratto" e compilate il form "Vinci Spreaker Premium!".

clicca sull'immagine per ingrandire


I primi 20 che si registrano verranno contattati, via mail, e riceveranno tutte le istruzioni per attivare il proprio account premium!

Siete pronti per trasmettere il vostro nuovo web radio show?


LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

mercoledì 16 febbraio 2011

Local business e geolocalizzazione: nuovi dati!

Sono sempre più convinto che la geolocalizzazione (come anche il real time) sia un trend destinato a dominare il Web nei prossimi anni. Non è difficile percepire che la geolocalizzazione, "spinta" dal Social Web (attraverso le Location-Based App),  può avere un ruolo fondamentale per portare su Internet tutta una serie di piccole realtà aziendali locali (local business), fino a questo momento estranee al web marketing e al business online.

E' di questi giorni una ricerca di MerchantCircle, che fornisce preziosissimi dati riguardo alla predisposizione all'investimento online per circa 8000 local business degli USA. Interessantissimi i dati che emergono su Facebook Places e Foursquare (ma attenzione alle potenzialità di Google!), protagonisti di un'eterna sfida a colpi di check-in...

(clicca per ingrandire)


Analizziamo insieme i risultati del grafico che riporta l'adozione di specifici servizi online, a scopo promozionale, soffermandoci sulla geolocalizzazione:
  • Una azienda su tre (quasi 33%) utilizza già Facebook Places per promuoversi e un altro 12% dichiare che lo utilizzerà in futuro; 
  • Meno di un'attività su dieci (meno del 9%) utilizza invece Foursquare che nei prossimi mesi aspira ad un 15% totale;
  • Gowalla non sfonda. E probabilmente non sfonderà;
  • Interessante, soprattutto a livello potenziale, la situazione di Google. Qualche tempo fa ha modernizzato Latitude e se riuscirà ad integrarlo a Places (evoluzione di Maps, usato già da un'attività su due e consociuto da tutti), Facebook e Foursquare potrebbero avere davvero a che fare con un competitor fortissimo.
Naturalmente bisogna tener conto che il panorama statunitense è più "maturo" del nostro (soprattutto per l'effervescenza e  delle piccole attività locali); pertanto ci possono essere percezione diverse degli strumenti promozionali. Restano comunque indicazioni importanti su quello che potrà essere il futuro del business online, anche in  Europa e in Italia.

E voi, se aveste una piccola attività locale (e magari ce l'avete...) quali strumenti utilizzereste per promuoverla? Vi piacerebbe sperimentare le potenzialità della "social" geolocalizzazione?

Discutiamone e che... la conversazione continui!


LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

lunedì 14 febbraio 2011

I Social Media e le situazioni di emergenza

I Social Media hanno ampiamente dimostrato un'efficacia naturale in situazioni di emergenza, soprattutto di carattere politico e ambientale: pensate, per esempio, all'ultima rivoluzione egiziana o al terremoto di Haiti...

Twitter e Facebook hanno caratteristiche che li rendono particolarmente funzionali, in situazioni di crisi:
  • Facilità nel pubblicare news e raggiungere un vasto pubblico in breve tempo;
  • Estrema velocità nel doffondersi dei contenuti, grazie alla viralità degli strumenti (i bottoni di condivisione permettono con un click di passare la notizia a tutti i propri contatti).
Secondo voi, si potrebbe ipotizzare un utilizzo ancora maggiore dei Social Media in situazioni di emergenza "quotidiana", quali crimini, incidenti o incendi, non solo per diffondere notizie ma per richiedere l'intervento delle forze competenti?

Il team di Mashable ha pubblicato un'infografica che riassume la situazione attuale di "connubio" tra Social Web e situazioni critiche, proponendo anche una serie di statistiche molto interessanti...

(clicca sull'immagine per ingrandire)



LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

venerdì 11 febbraio 2011

Twitter: ora ha più senso venderlo o comprarlo?

Mi ha un pò sorpreso il rumor, rilanciato nella blogosfera con una certa insistenza, riguardo ad una possibile cessione di Twitter.

Secondo il Wall Street Journal, la valutazione attuale sarebbe di circa 8-10 miliardi di dollari e Google e Facebook sarebbero pronti ad incediare l'asta.

A vostro parere ha senso vendere Twitter, in un momento in cui sembra essersi chiarito il business model? O forse ha più senso cercare di comprarlo, a tutti i costi?

Personalmente, mi sembra difficile che la proprietà decida di vendere, proprio ora che le previsioni sorridono al Social Network "cinguettante".
Non dimentichiamo che secondo eMarketer, il 2011 porterà nelle casse della Twitter Inc. la bellezza di 150 miliardi di dollari, solo ed esclusivamente da investimenti pubblicitari e il 2012 viene identificato come l'anno del sorpasso a MySpace.





Inoltre, come perfettamente raccontato dai Ninja, a Twitter hanno deciso di rinnovare la sezione business, cercando di spiegare quali possano essere i vantaggi di un investimento pubblicitario (promoted tweets, promoted trends, promoted accounts) personalizzato a seconda delle esigenze aziendali.

Sinceramente non credo venderanno almeno per il momento, anche se nel Web abbiamo imparato che tutto è possibile. Voi che ne dite?


LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

mercoledì 9 febbraio 2011

Se ci chiudono quel rubinetto...

Se ci chiudono quel rubinetto... hanno capito che Internet non è solo facebook, siti porno e fancazzismo.

Se ci chiudono quel rubinetto... vuol dire che forse il caso Wikileaks non è un'esagerazione.

Se ci chiudono quel rubinetto... tanti saluti a conversazione, condivisione e collaborazione.

Se ci chiudono quel rubinetto... sarà difficile tornare indietro...

...perchè l'acqua che sgorga fuori da quel rubinetto si chiama libertà.


E non crediate che quel rubinetto sia impossibile da chiudere... Le prove generali le stanno già facendo.




LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

martedì 8 febbraio 2011

Parobook: il Facebook dei disoccupati!

Il "paro" è la parola utilizzata nella lingua spagnola per indicare lo stato di disoccupazione di un lavoratore.
Attualmente la penisola iberica è una delle zone maggiormente colpite da questa annosa questione.
Forse per questo, quattro ragazzi di quelle parti, dotati di non poca creatività, hanno dato alla luce Parobook, il Facebook dei disoccupati.

L'idea è quella di offrire, alle persone in cerca di lavoro, uno spazio virtuale su cui discutere, dare e ricevere consigli e persino specificare le proprie competenze professionali, il tutto all'insegna della "network power" che contraddistingue l'attuale epoca internettiana.

Parobook che a livello grafico, risulta una copia di Facebook tinto di rosso, secondo El Pais, conta più di 100.000 visite al giorno, e di 7 registrazioni al minuto. Niente male per l'ennesimo progetto di un settore (Social Media) molto discusso e ormai piuttosto caotico.

Interessante, a mio parere, notare che in contrapposizione all'innegabile convergenza dei Social Network, che sta portando ad un'omologazione degli strumenti del Social Web (Facebook ne è il più grande esempio, evolvendosi, a poco a poco, "scopiazzando" i rivali dei diversi micro settori), si stia sviluppando un desiderio di difersificazione che trova il suo sbocco naturale nell'utilizzo di applicazioni destinate a nicchie predefinite di utenti.

Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate di queste due correnti che spingono in direzione opposte. Finiremo tutti solo ed esclusivamente su un "super facebook" globale, oppure arriveremo a crearci network limitati a pochi elementi e magari contraddistinti da legami emotivi più forti?



LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

mercoledì 2 febbraio 2011

Tra i due litiganti... occhio a Google!

Negli ultimi tempi ci siamo spesso soffermati sulla sfida a "colpi di check-in" tra Foursquare e Facebook Places  per la supremazia definitiva nel mondo della geolocalizzazione sociale.

In questa settimana il quadro sembra completarsi poichè Deals (la piattaforma di offerte associata a Places) è stato ufficialmente lanciato in Europa (anche in Italia). Ma attenzione perchè tra i due litiganti, si è inserito, prepotentemente nel mercato, Google, che sta migliorando in maniera rapida e decisa il suo Latitude...

A questo punto la situazione si fa davvero interessante ed è difficile stabilire con certezza chi avrà l'appoggio maggiore degli utenti e dei brand coinvolti.

Foursquare sembra al momento il servizio più "avanzato", in quanto è nato specificatamente con obiettivi di geolocalizzazione associati al social web, punta molto sulle dinamiche di gioco, che (fino ad ora) continuano a funzionare e vanta già numerose case history positive in chiave business.

La creatura di Zuckerberg si è finalmente completata (Places + Deals) e scommette forte sul rapporto con le aziende (più che con gli utenti). Scartato a priori ogni meccanismo ludico, si cercherà di far leva sul numero di utenti coinvolti, sicuro traino per le aziende.


Google Latitude è il terzo incomodo (mi perdoneranno Gowalla e altri...): è partito con ritardo e dopo esperienze non esaltanti, sia in ambito social (Wave e Buzz rappresentano esperienze che fanno ancora male dalle parti di Mountain View) sia nel settore specifico (non tutti ricorderanno che proprio Google comprò la prima creazione di Crowley, Dodgeball, non cavandone un ragno dal buco...), ma a Google sembrano finalmente puntare tutto su Maps, strumento con cui gli utenti hanno già una grande famigliarità.

Un bel triangolo insomma... A mio parere dipenderà molto dall'attitudine che gli utenti svilupperanno nei confronti delle promozioni, dei check-in automatici (situazione che implica anche una riflessione sulla privacy) e dalla capacità che avranno i tre colossi nel generare strategie efficaci in accordo con i brand disposti ad investire.

Voi che cosa ne pensate? Quale servizio state usando (se ne state usando) e cosa ritenete possa fare la differenza sia per gli utenti sia per i brand coinvolti? Discutiamone...

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

martedì 1 febbraio 2011

Google: i musei del mondo a portata di click!

Google stupisce ancora una volta i suoi utenti, mettendogli a disposizione il meglio dell'arte mondiale.

Da oggi, direttamente dalla home, si può accedere a Google Art Project, un portale che consente di percorrere i corridoi di 17 grandi musei del mondo, in "stile Street View", soffermandosi sulle opere, in alta risoluzione...

Ecco il video di presentazione del progetto...


Impressionanti i numeri snocciolati sul blog di Google Italia...
11 città, 9 paesi, 17 musei, 17 immagini in gigapixels, 1061 immagini di opere in alta risoluzione, 385 sale, 486 artisti, 6000 panoramiche Street View.
Fatevi un giro in uno dei musei virtuali e ditemi che cosa ne pensate! Io l'ho trovato davvero impressionante. Complimenti a Google.

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

Condividi

 
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.