lunedì 30 maggio 2011
Social Network: valore stimato Vs guadagni annuali!
LinkedIn è entrato in borsa con il botto, radoppiando in un giorno il valore del titolo. Eppure c'è molto scetticismo nei confronti delle "iperboli finanziarie" delle aziende del settore. Io stesso qualche tempo fa ho pubblicato una raccolta di articoli in cui pareri molto più autorevoli del mio intravedevano la possibilità di bolla finanziaria.
Oggi ho scovato un'infografica che può aiutare a far luce sull'argomento: un'immagine pubblicata da The Atlantic in cui si mettono a confronto il valore stimato e i guadagni annuali di ciascuno dei social network più importanti del momento (oltre che al percorso storico di investimenti e guadagni!).
Impossibile non notare alcune distorsioni rilevanti tra ciò che dovrebbe valere una piattaforma ed i guadagni che sta producendo.
Che ne dite? Bolla o non bolla?
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Oggi ho scovato un'infografica che può aiutare a far luce sull'argomento: un'immagine pubblicata da The Atlantic in cui si mettono a confronto il valore stimato e i guadagni annuali di ciascuno dei social network più importanti del momento (oltre che al percorso storico di investimenti e guadagni!).
Impossibile non notare alcune distorsioni rilevanti tra ciò che dovrebbe valere una piattaforma ed i guadagni che sta producendo.
Che ne dite? Bolla o non bolla?
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venerdì 27 maggio 2011
Crowdsourcing: una lista di Social Network per il business
Il crowdsourcing è sulla bocca di tutti. L'idea originaria (pensate all'etimologia crowd + outsourcing) era quella di permettere alle aziende di esternalizzare parte dei propri lavori/progetti che prevedevano professionalità molto specifiche e di aprirsi dunque al mercato libero dei freelance avvantaggiandosi in competenza, qualità e prezzi.
Oggi però la diffusione capillare di network sociali dedicati al mondo business ha reso il panorama del crowdsourcing davvero variegato e talmente colmo di piattaforme, applicazioni, community di ogni genere da renderne difficile l'approccio.
Per questo oggi voglio provare a mettere ordine e, coadiuvato anche da una serie di "imbeccate" provenienti dal sempre ottimo gruppo degli Indigeni Digitali, provo a fornirvi una lista di social network per il business, di piattaforme crowdsourcing e di ulteriori risorse sull'argomento.
I 3 "pilastri" del business networking (che non hanno bisogno di presentazioni):
LinkedIn
Viadeo
Xing
Piattaforme di crowdsourcing di ogni genere e settore:
Elance: supporto a chi opera come freelance
Odesk: punto di incontro tra aziende e professionisti per progetti continuativi
Sologig: cerca lavoro da freelance
Hour.ly: una vera e propria social networking community
Freelance Switch: freelance style
Twago: il social network che unisce fornitori e clienti
Bestcreativity: progetti per designers
99designs: logo, web design and more
Crowdspring: loghi e grafica
Topcoder: per programmatori
Guru.com: tu chiedi e ti sarà risposto!
Limeexchange: outsourcing per piccoli business
Innocentive: settore tecnico-scientifico
Onebillionminds: mondo no profit
Mturk: progetti di tutti i tipi
Zooppa: famosissimo in italia, settore pubblicità grafica
Bootb: settore pubblicità grafica verso un'utenza internazionale
UserFarm: progetto tutto italiano, nato da TheBlogTV
Eyeka: esperienza francese con un buon livello di proposte creative
Threadless: speciale per i creatori di t-shirt
Chatter: social network - rete privata per le aziende
Gloxa: api di twitter in ambito professionale
Labyring.com: settore finanziario
Link2me: freelance, studi ed agenzie, consulenze
Mediabistro: il market place dei freelance
Lavoricreativi: tutto ciò di creativo
Skipso: sviluppo innovazione ecologica
E se non trovate quello che fa per voi... Ecco una lista di strumenti che danno la possibilità di creare il proprio social network personalizzato:
Ning
SnappVille
CollectiveX
Dedonet
KickApps
Se ancora non siete soddisfatti e avete bisogno di ulteriori risorse sul tema vi consiglio di dare un'occhiata a:
La directory di tutti i siti di crowsourcing,creata da crowdsourcing.org
Un ulteriore lista di progetti internazionali, pubblicata da Open Innovation
Per concludere voglio lasciarvi con due infografiche: la prima, pubblicata da Soshable fornisce una spiegazione semplice ed efficace del fenomeno crowdsourcing. La seconda, creata da crowdsourcing.com, offre una panoramica completa di quelle che sono le piattaforme più importanti al mondo, divise per caratteristiche. Noterete anche un'interessante presenza italiana...
A questo punto... a voi la palla! Se avete provato qualcuno di questi strumenti non esitate a raccontare la vostra esperienza. Se ne utilizzate abitualmente altri... fatemelo sapere!
Discutiamone insieme e vediamo se salta fuori qualcosa di costruttivo...
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Oggi però la diffusione capillare di network sociali dedicati al mondo business ha reso il panorama del crowdsourcing davvero variegato e talmente colmo di piattaforme, applicazioni, community di ogni genere da renderne difficile l'approccio.
Per questo oggi voglio provare a mettere ordine e, coadiuvato anche da una serie di "imbeccate" provenienti dal sempre ottimo gruppo degli Indigeni Digitali, provo a fornirvi una lista di social network per il business, di piattaforme crowdsourcing e di ulteriori risorse sull'argomento.
I 3 "pilastri" del business networking (che non hanno bisogno di presentazioni):
Viadeo
Piattaforme di crowdsourcing di ogni genere e settore:
Elance: supporto a chi opera come freelance
Odesk: punto di incontro tra aziende e professionisti per progetti continuativi
Sologig: cerca lavoro da freelance
Hour.ly: una vera e propria social networking community
Freelance Switch: freelance style
Twago: il social network che unisce fornitori e clienti
Bestcreativity: progetti per designers
99designs: logo, web design and more
Crowdspring: loghi e grafica
Topcoder: per programmatori
Guru.com: tu chiedi e ti sarà risposto!
Limeexchange: outsourcing per piccoli business
Innocentive: settore tecnico-scientifico
Onebillionminds: mondo no profit
Mturk: progetti di tutti i tipi
Zooppa: famosissimo in italia, settore pubblicità grafica
Bootb: settore pubblicità grafica verso un'utenza internazionale
UserFarm: progetto tutto italiano, nato da TheBlogTV
Eyeka: esperienza francese con un buon livello di proposte creative
Threadless: speciale per i creatori di t-shirt
Chatter: social network - rete privata per le aziende
Gloxa: api di twitter in ambito professionale
Labyring.com: settore finanziario
Link2me: freelance, studi ed agenzie, consulenze
Mediabistro: il market place dei freelance
Lavoricreativi: tutto ciò di creativo
Skipso: sviluppo innovazione ecologica
E se non trovate quello che fa per voi... Ecco una lista di strumenti che danno la possibilità di creare il proprio social network personalizzato:
Ning
SnappVille
CollectiveX
Dedonet
KickApps
Se ancora non siete soddisfatti e avete bisogno di ulteriori risorse sul tema vi consiglio di dare un'occhiata a:
La directory di tutti i siti di crowsourcing,creata da crowdsourcing.org
Un ulteriore lista di progetti internazionali, pubblicata da Open Innovation
Per concludere voglio lasciarvi con due infografiche: la prima, pubblicata da Soshable fornisce una spiegazione semplice ed efficace del fenomeno crowdsourcing. La seconda, creata da crowdsourcing.com, offre una panoramica completa di quelle che sono le piattaforme più importanti al mondo, divise per caratteristiche. Noterete anche un'interessante presenza italiana...
A questo punto... a voi la palla! Se avete provato qualcuno di questi strumenti non esitate a raccontare la vostra esperienza. Se ne utilizzate abitualmente altri... fatemelo sapere!
Discutiamone insieme e vediamo se salta fuori qualcosa di costruttivo...
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giovedì 26 maggio 2011
Twitter: evoluzione della pubblicità [riflessioni + infografica]
Nelle ultime settimane il fenomeno Twitter è esploso anche dalle nostre parti. Sempre più spesso se ne parla e sempre più spesso l'icona dell'uccellino cinguettante appare anche all'interno di spot televisivi (telecom su tutti!).
Sembra che (finalmente!) la percezione della piattaforma come strumento utile per il propagarsi dell'informazione abbia preso piede anche tra i non addetti ai lavori (soprattutto in seguito alle crisi politiche nord africane e alle situazioni di catastrofi naturali, in cui il Social Network ha dimostrato un'importanza centrale).
In compenso, le peculiarità dello strumento, legate all'evidente "testualità" (attualmente si possono condividere anche foto, video e altri contenuti ma la base resta la condivisione di testi e link!) e la politica pubblicitaria, fino ad oggi poco invasiva, hanno contribuito a renderlo uno strumento non particlarmente "esaltato" dal punto di vista dell' advertising...
Una situazione sicuramente apprezzata dagli utenti, ma probabilmente meno dalle aziende e dallo stesso Twitter che seppur possa fregiarsi di un imponente valore di mercato (occhio alle bolle!) latita (forse?) dal punto di vista di un business model definito.
Diciamo che il team di Twitter ha rinunciato all'importazione di modelli presistenti di pubblicità, come per esempio il banner, per puntare a formati promozionali innovativi con l'obiettivo primario di non esagerare con il "bombardamento" degli utenti e di effettuare una virata verso la pubblicità in maniera molto ma molto delicata. Altra caratteristica della strategia pubblicitaria di Twitter è stata il legarsi a brand già molto forti e conosciuti e non aprirsi del tutto al mercato massificato.
E dopo i Promoted Tweets e Promoted Trends sono arrivati i Promoted Accounts...
Mashable ha pubblicato poche ore fa una bellissima infografica che racconta proprio l'evoluzione del concept pubblicitario all'interno della "piattaforma cinguettante".
Davvero un bel documento!
E voi che cosa ne pensate delle potenzialità pubblicitarie di Twitter?
Sareste disposti a testarne l'efficacia attraverso delle campagne?
E, lato utente, ritenete che l'affermarsi dell'advertising possa far perdere lo status ormai acquisito di "social network utile"?
Discutiamone insieme...
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Sembra che (finalmente!) la percezione della piattaforma come strumento utile per il propagarsi dell'informazione abbia preso piede anche tra i non addetti ai lavori (soprattutto in seguito alle crisi politiche nord africane e alle situazioni di catastrofi naturali, in cui il Social Network ha dimostrato un'importanza centrale).
In compenso, le peculiarità dello strumento, legate all'evidente "testualità" (attualmente si possono condividere anche foto, video e altri contenuti ma la base resta la condivisione di testi e link!) e la politica pubblicitaria, fino ad oggi poco invasiva, hanno contribuito a renderlo uno strumento non particlarmente "esaltato" dal punto di vista dell' advertising...
Una situazione sicuramente apprezzata dagli utenti, ma probabilmente meno dalle aziende e dallo stesso Twitter che seppur possa fregiarsi di un imponente valore di mercato (occhio alle bolle!) latita (forse?) dal punto di vista di un business model definito.
Diciamo che il team di Twitter ha rinunciato all'importazione di modelli presistenti di pubblicità, come per esempio il banner, per puntare a formati promozionali innovativi con l'obiettivo primario di non esagerare con il "bombardamento" degli utenti e di effettuare una virata verso la pubblicità in maniera molto ma molto delicata. Altra caratteristica della strategia pubblicitaria di Twitter è stata il legarsi a brand già molto forti e conosciuti e non aprirsi del tutto al mercato massificato.
E dopo i Promoted Tweets e Promoted Trends sono arrivati i Promoted Accounts...
Mashable ha pubblicato poche ore fa una bellissima infografica che racconta proprio l'evoluzione del concept pubblicitario all'interno della "piattaforma cinguettante".
Davvero un bel documento!
E voi che cosa ne pensate delle potenzialità pubblicitarie di Twitter?
Sareste disposti a testarne l'efficacia attraverso delle campagne?
E, lato utente, ritenete che l'affermarsi dell'advertising possa far perdere lo status ormai acquisito di "social network utile"?
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mercoledì 25 maggio 2011
Geolocalizzazione e Social Web: mi aiutate con il sondaggio?
Mi occupo spesso di geolocalizzazione e social web, sia perchè sono molto interessato dagli sviluppi che offrono le location-based app nell'ambito del web marketing, sia perchè trovo molto stimolante cercare di comprendere come stia evolvendo la fruizione di Internet attraverso dispositivi mobile.
Oggi vi chiedo di spendere una decina di minuti al massimo per compilare un interessante sondaggio che ha lo scopo di tracciare il grado di conoscenza e le modalità di utilizzo dei servizi social media e location based, nonché il modo in cui gli utenti interagiscono, attraverso questi strumenti, con aziende e relativi brand...
E' importante sottolineare che i dati del sondaggio verranno condivisi liberamente nella blogosfera e andranno ad arricchire i contenuti di una tesi di marketing internazionale dal titolo: "Social Media e Location Based Marketing: strumenti e strategie per il brand internazionale".
Clicca QUI per compilare il sondaggio!
Per chi fosse interessato all'argomento, vi invito a leggere gli ultimi articoli da me scritti sull'argomento "geolocalizzazione nel social web". Vi riporto di seguito una lista di link che potrebbero interessarvi:
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Oggi vi chiedo di spendere una decina di minuti al massimo per compilare un interessante sondaggio che ha lo scopo di tracciare il grado di conoscenza e le modalità di utilizzo dei servizi social media e location based, nonché il modo in cui gli utenti interagiscono, attraverso questi strumenti, con aziende e relativi brand...
E' importante sottolineare che i dati del sondaggio verranno condivisi liberamente nella blogosfera e andranno ad arricchire i contenuti di una tesi di marketing internazionale dal titolo: "Social Media e Location Based Marketing: strumenti e strategie per il brand internazionale".
Clicca QUI per compilare il sondaggio!
Per chi fosse interessato all'argomento, vi invito a leggere gli ultimi articoli da me scritti sull'argomento "geolocalizzazione nel social web". Vi riporto di seguito una lista di link che potrebbero interessarvi:
- Foursquare: vi spiego cos'è
- Geolocalizzazione sociale: dove sta la verità?
- La privacy ed il "paradosso Foursquare"
- Le dinamiche innescate da Foursquare
- Groupon Now: mobile + geolocalizzazione + sconti = "killer app"?
- Foursquare e lo strano segreto del Sud Est Asiatico...
- Foursquare o Places: Chi sta meglio?
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domenica 22 maggio 2011
Social Media marketing: superiamo le distorsioni?
Il Social Media marketing è entrato in una fase cruciale della sua diffusione. Secondo le ultime ricerche, nel corso del 2011, gli investimenti nel marketing sociale aumenteranno (mentre per esempio ci sarà un calo nella spesa per SEO e SEM) e ciò dimostra che la consapevolezza delle potenzialità del canale è in aumento.
Tuttavia il mercato è soggetto ad alcune distorsioni, figlie della confusione (in parte fisiologica) di un settore che evolve con rapidità esagerata e della spinta commerciale al "vendere sempre e comunque" (a chiunque, a tutti i costi a qualsiasi prezzo...).
Le "questioni" principali da dirimere e da fissare nelle mente di chi (piccoli, medi e grandi esercizi, singoli professionisti, associazioni o quant'altro) decide di intraprendere questo percorso, riguardano, a mio parere:
Vi chiedo pertanto di seguire, di partecipare, di commentare, manifestando opinioni, dubbi e perplessità, caratteristica che peraltro ha sempre contraddistinto questo spazio.
Per chi avesse delle richieste specifiche ho attivato anche un canale diretto indirizzato alla consulenza e alla formazione su questi temi che seguo costantemente con particolare attenzione.
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Tuttavia il mercato è soggetto ad alcune distorsioni, figlie della confusione (in parte fisiologica) di un settore che evolve con rapidità esagerata e della spinta commerciale al "vendere sempre e comunque" (a chiunque, a tutti i costi a qualsiasi prezzo...).
Le "questioni" principali da dirimere e da fissare nelle mente di chi (piccoli, medi e grandi esercizi, singoli professionisti, associazioni o quant'altro) decide di intraprendere questo percorso, riguardano, a mio parere:
- gli obiettivi delle campagne social;
- la reale fattibilità di tali progetti;
- la quantità e qualità dell'investimento in termini di risorse materiali ed umane;
- e soprattutto (perchè di business si tratta!) la tipologia di ritorno dell'investimento.
Vi chiedo pertanto di seguire, di partecipare, di commentare, manifestando opinioni, dubbi e perplessità, caratteristica che peraltro ha sempre contraddistinto questo spazio.
Per chi avesse delle richieste specifiche ho attivato anche un canale diretto indirizzato alla consulenza e alla formazione su questi temi che seguo costantemente con particolare attenzione.
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venerdì 20 maggio 2011
Come si comporta il Social Web in casi di emergenza?
Ho già trattato dell'efficacia dei social media utilizzati in situazioni di emergenza. Oggi però voglio condividere una ricerca davvero ben fatta del team di Geary Fresh in cui si analizza, in maniera molto approfondita, come si comporta il Social Web, in casi come il terremoto ad Haiti, o come lo tsunami che ha colpito il Giappone, vere tragedie mediatiche mondiali.
Enorme la mole di dati raccolti focalizzandosi non solo sui contenuti cercati e pubblicati su Google, Facebook, Twitter e Youtube ma approfondendo anche sull'utilizzo delle App, sulla consultazione dei siti di news, sul citizen journalism e sul meccanismo delle donazioni.
Davvero interessante. Non resta che spulciare l'infografica che riassume tutto...
Complimenti davvero ai creatori per aver sintetizzato in un'immagine, una quantità enorme di statistiche. Potere delle infografiche!
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Enorme la mole di dati raccolti focalizzandosi non solo sui contenuti cercati e pubblicati su Google, Facebook, Twitter e Youtube ma approfondendo anche sull'utilizzo delle App, sulla consultazione dei siti di news, sul citizen journalism e sul meccanismo delle donazioni.
Davvero interessante. Non resta che spulciare l'infografica che riassume tutto...
Complimenti davvero ai creatori per aver sintetizzato in un'immagine, una quantità enorme di statistiche. Potere delle infografiche!
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martedì 17 maggio 2011
Creare una infografica personale... in pochi secondi!
Chi mi segue lo sa... Spesso amo utilizzare infografiche come spunto per le mie riflessioni sul Social Web.
Ritengo che la rappresentazione grafica delle informazioni possa rendere più "digeribili" dati e statistiche che, per chi non ha molta dimestichezza con i numeri, potrebbero risultare ostici. Credo inoltre che la possibilità di raccontare un fenomeno in maniera molto sintetica e di sicuro impatto sia una freccia da utilizzare per l'arco delle aziende e dei professionisti di ogni settore.
Oggi voglio farvi un piccolo regalo ed indicarvi un ottimo sito in cui potrete creare la vostra infografica personale in pochi secondi...
Il sito che permette questo divertente servizio si chiama IONZ, ed è disponibile in brasiliano e in inglese. Basterà collegarvi alla pagina e rispondere a qualche semplice domanda per ottenere rapidamente un risultato di questo tipo...
Se volete reperire infografiche sempre "fresche", sui trend legati al settore del Web Marketing, non potete assolutamente fare a meno di tenere d'occhio le seguenti fonti "nostrane"...
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Ritengo che la rappresentazione grafica delle informazioni possa rendere più "digeribili" dati e statistiche che, per chi non ha molta dimestichezza con i numeri, potrebbero risultare ostici. Credo inoltre che la possibilità di raccontare un fenomeno in maniera molto sintetica e di sicuro impatto sia una freccia da utilizzare per l'arco delle aziende e dei professionisti di ogni settore.
Oggi voglio farvi un piccolo regalo ed indicarvi un ottimo sito in cui potrete creare la vostra infografica personale in pochi secondi...
Il sito che permette questo divertente servizio si chiama IONZ, ed è disponibile in brasiliano e in inglese. Basterà collegarvi alla pagina e rispondere a qualche semplice domanda per ottenere rapidamente un risultato di questo tipo...
Se volete reperire infografiche sempre "fresche", sui trend legati al settore del Web Marketing, non potete assolutamente fare a meno di tenere d'occhio le seguenti fonti "nostrane"...
- http://www.lissimattia.com, sito curato da Mattia Lissi, che seguo da tempo e che fa delle infografiche (e dei sempre pertinenti commenti ad esse) il suo punto di forza;
- http://infografiche.com, spazio che ho scoperto di recente e da cui ho "rubato" il segreto dell'infografica in "pochi secondi", curato da Pasquale Gangemi, che offre moltissimi spunti per chi vuole approfondire l'apprendimento di questa particolare tipologia di rappresentazioni grafiche;
- http://valoriprimilab.blogspot.com, eccezionale fonte di risorse (tantissimo materiale didattico!) fornite da Stefano Principato;
- http://www.nowmedia.it il blog di Riccardo Scarascia, che, un pò come il sottoscritto, partendo dalle infografiche arriva a riflessioni molto interessanti in ambito socialmedia.
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lunedì 16 maggio 2011
Groupon: un modello di business che funziona
Groupon è in un momento d'oro: sono moltissimi gli utenti che lo utilizzano, allettati dagli incredibili sconti che si possono ottenere e tante le aziende che hanno cercato di accaparrarselo (Google su tutte!).
Ma Groupon ha deciso di andare avanti da solo e "rinforzandosi" con nuove acquisizioni (appena comprato Whrll) ha definitvamente lanciato la sfida alle altre applicazioni mobile basate sulla geolocalizzazione, dando alla luce Groupon Now, la potenziale killer app del settore.
Ma come ha fatto Groupon ad affermarsi in una maniera così netta, in relativamente poco tempo, tanto da costruire un'enorme rete commerciale operativa ormai in mezzo mondo?
Il segreto risiede tutto in un modello di business che funziona.
Praticamente tutti ormai conoscono il funzionamento della piattaforma (sconti massicci, in un determinato giorno, in una determinata città, sbloccati al raggiungimento di un numero minimo di utenti coinvolti) ma non tutti sono al corrente delle dinamiche commerciali di Groupon.
Lo schema che vi propongo di seguito, tratto da un'ottima presentazione di Nick Demey, riassume con estrema semplicità il meccanismo.
Basta dare un'occhiata e si capisce che siamo di fronte ad un business model che garantisce (almeno apparentemente) vantaggi per tutti:
Ma che cosa c'è sotto? Perchè mi sono lasciato sfuggire quel "apparentemente"?
A mio parere, opinione peraltro piuttosto diffusa tra gli esperti, la bilancia dei "vantaggi" pende abbastanza a favore di Groupon. Diciamo che tutto il fenomeno "sconti online" ha finito per creare una buona base di utenti che si nutrono quotidianamente delle promozioni inviategli via mail, o via account "social" , ma solo una piccola parte di questi utenti ritorna poi nei luoghi in cui ha consumato l'offerta.
Insomma se si punta alla fidelizzazione... Forse meglio attivare altri canali.
Resta comunque il fatto innegabile che siamo dinnanzi ad un modello che non solo ha "sfondato" ma è stato oggetto di infinite duplicazioni tanto che oramai i siti di questo genere sono tantissimi.
Ora Groupon Now ha la ghiotta occasione di poter contare su tutta questa grande rete commerciale capillare già ampiamente rodata. E questo è un vantaggio non da poco, se si considera che i competitors latitano proprio dal punto di vista della "vendibilità". La "genialata" è stata quella di creare il modello e successivamente applicarlo a nuovi segmenti (per esempio agli utenti mobile). Strategicamente impeccabili.
Che cosa ne pensate? Siete d'accordo con le mie riflessioni oppure aggiungereste qualcosa? Parliamone...
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Ma Groupon ha deciso di andare avanti da solo e "rinforzandosi" con nuove acquisizioni (appena comprato Whrll) ha definitvamente lanciato la sfida alle altre applicazioni mobile basate sulla geolocalizzazione, dando alla luce Groupon Now, la potenziale killer app del settore.
Ma come ha fatto Groupon ad affermarsi in una maniera così netta, in relativamente poco tempo, tanto da costruire un'enorme rete commerciale operativa ormai in mezzo mondo?
Il segreto risiede tutto in un modello di business che funziona.
Praticamente tutti ormai conoscono il funzionamento della piattaforma (sconti massicci, in un determinato giorno, in una determinata città, sbloccati al raggiungimento di un numero minimo di utenti coinvolti) ma non tutti sono al corrente delle dinamiche commerciali di Groupon.
Lo schema che vi propongo di seguito, tratto da un'ottima presentazione di Nick Demey, riassume con estrema semplicità il meccanismo.
Basta dare un'occhiata e si capisce che siamo di fronte ad un business model che garantisce (almeno apparentemente) vantaggi per tutti:
- per le aziende, a cui viene garantito un numero minimo di nuovi clienti e una buona dose di pubblicità, senza aprire il portafogli;
- per gli utenti che si trovano dinnanzi ad incredibili offerte (fino all'80-90 %), senza spostarsi dalle proprie città;
- per Groupon stesso che si becca il 50% di servizio/prodotto in offerta, acquistato dagli utenti.
Ma che cosa c'è sotto? Perchè mi sono lasciato sfuggire quel "apparentemente"?
A mio parere, opinione peraltro piuttosto diffusa tra gli esperti, la bilancia dei "vantaggi" pende abbastanza a favore di Groupon. Diciamo che tutto il fenomeno "sconti online" ha finito per creare una buona base di utenti che si nutrono quotidianamente delle promozioni inviategli via mail, o via account "social" , ma solo una piccola parte di questi utenti ritorna poi nei luoghi in cui ha consumato l'offerta.
Insomma se si punta alla fidelizzazione... Forse meglio attivare altri canali.
Resta comunque il fatto innegabile che siamo dinnanzi ad un modello che non solo ha "sfondato" ma è stato oggetto di infinite duplicazioni tanto che oramai i siti di questo genere sono tantissimi.
Ora Groupon Now ha la ghiotta occasione di poter contare su tutta questa grande rete commerciale capillare già ampiamente rodata. E questo è un vantaggio non da poco, se si considera che i competitors latitano proprio dal punto di vista della "vendibilità". La "genialata" è stata quella di creare il modello e successivamente applicarlo a nuovi segmenti (per esempio agli utenti mobile). Strategicamente impeccabili.
Che cosa ne pensate? Siete d'accordo con le mie riflessioni oppure aggiungereste qualcosa? Parliamone...
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Groupon Now: mobile + geolocalizzazione + sconti = "killer app"?
Mentre Foursquare sembra puntare più sui check-in automatici che sulle recommendations, che costituirebbero la base per diventare una social-guida creata dagli utenti e, a mio parere, potrebbero garantirgli una maggiore diffusione nel mercato e sicura longevità...
Mentre l'accoppiata Places-Deals di Facebook è ancora in fase di rodaggio...
Groupon si muove e lancia il video promozionale di Groupon Now, che secondo le ultime ricerche sul comportamento degli utenti potrebbe offrire le garanzie migliori di completamento del "triangolo magico" mobile-geolocalizzazione-sconti.
Siamo davanti alla killer app delle applicazioni basate sulla geolocalizzazione?
Groupon Now si propone come un'applicazione per mobile, che unisce alle ormai celebri dinamiche dei gruppi di acquisto online (al raggiungimento di un certo numero di utenti, in un determinato tempo, si sblocca un'offerta promozionale altamente vantaggiosa, di cui tutti gli iscritti possono usufruire), la possibilità di essere annunciati, in tempo reale, direttamente sul proprio smartphone, di tutti gli sconti nei pressi del luogo geografico dove ci si trova (potere della geolocalizzazione!).
Per chi non avesse chiaro il meccanismo ecco il video promozionale che sta facendo il giro del web...
Ma come ha fatto Groupon ha creare una rete di partner commerciali talmente estesa e proficua da poter permettersi il lusso di arrivare dopo nel settore delle location-based app e (probabilmente) farla da padrone?
Nei prossimi giorni ragioneremo insieme sull'infallibile modello di business di Groupon.
In campana, miraccomando...
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Mentre l'accoppiata Places-Deals di Facebook è ancora in fase di rodaggio...
Groupon si muove e lancia il video promozionale di Groupon Now, che secondo le ultime ricerche sul comportamento degli utenti potrebbe offrire le garanzie migliori di completamento del "triangolo magico" mobile-geolocalizzazione-sconti.
Siamo davanti alla killer app delle applicazioni basate sulla geolocalizzazione?
Groupon Now si propone come un'applicazione per mobile, che unisce alle ormai celebri dinamiche dei gruppi di acquisto online (al raggiungimento di un certo numero di utenti, in un determinato tempo, si sblocca un'offerta promozionale altamente vantaggiosa, di cui tutti gli iscritti possono usufruire), la possibilità di essere annunciati, in tempo reale, direttamente sul proprio smartphone, di tutti gli sconti nei pressi del luogo geografico dove ci si trova (potere della geolocalizzazione!).
Per chi non avesse chiaro il meccanismo ecco il video promozionale che sta facendo il giro del web...
Nei prossimi giorni ragioneremo insieme sull'infallibile modello di business di Groupon.
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mercoledì 11 maggio 2011
T'immagini... [un mondo senza Google, Facebook e Twitter]
Chiudi gli occhi e per almeno un minuto prova ad immaginarti come sarebbe il mondo senza Google, Facebook e Twitter.
Quando li riapri prenditi un pò di tempo per dare un' attenta occhiata a cosa hanno immaginato i ragazzi di Singlegrain e di Hubspot, tra il serio ed il faceto...
Ed ora, scendendo in profondità, dimmi come immagini il tuo mondo senza questi strumenti? Migliore, peggiore o semplicemente diverso...
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Quando li riapri prenditi un pò di tempo per dare un' attenta occhiata a cosa hanno immaginato i ragazzi di Singlegrain e di Hubspot, tra il serio ed il faceto...
Un mondo senza Google...
Un mondo senza Facebook...
Ed ora, scendendo in profondità, dimmi come immagini il tuo mondo senza questi strumenti? Migliore, peggiore o semplicemente diverso...
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lunedì 9 maggio 2011
Evoluzione di Facebook: riflessioni sulla gestione del cambiamento
Qualche giorno fa ho scritto un articolo sui cambiamenti effettuati in un anno da Facebook alle sue Page, gli spazi dedicati ai profili "commerciali" (concedetemi la parola, che vuole includere non solo le aziende, ma anche professionisti individuali), cuore pulsante di ogni strategia di (social media) marketing che si basa sul principe dei Social Network.
Il post mi ha permesso di sviluppare una serie di riflessioni, che voglio condividere con voi, sulla gestione dell'evoluzione di Facebook, e soprattutto sulle modalità con cui vengono introdotti i cambiamenti nella piattaforma.
I cambiamenti sono ormai all'ordine del giorno: frenesia e velocità sono le parole chiave.
Chi di voi utilizza Facebook, per scopo (anche) lavorativo lo può testimoniare. E' veramente difficile "stare dietro" a tutti i cambiamenti che vengono introdotti nella piattaforma, soprattutto lato marketing. La frenesia, spesso confusionaria, con cui vengono introdotte (e magari eliminate) le modifiche, costringe ad un'affannata rincorsa alla formazione sullo strumento.
Facebook e le diverse fasi di gestione del cambiamento: dall'annuncio per il grande cambiamento, al "beta perpetuo", a piccole evoluzioni seriali.
Ho notato (correggetemi se sbaglio!) tre diverse strategie del team di Facebook nell'introduzione dei cambiamenti. Soprattutto durante i primi anni (ma anche in occasione di profonde rivoluzioni, per esempio le nuove Page) hanno seguito la moda (alla Google diciamo) dell'evento dedicato, della presentazione con tutti i crismi della conferenza stampa tradizionale.
Ultimamente ho ravvisato altre due modalità:
Questa tipologia di cambiamenti (soprattutto quelli dell'ultimo periodo) mi portano a pensare che Facebook, in precedenza molto criticato dagli utenti per i troppi colpi di scena improvvisi (celebre la serie di rivoluzioni grafiche dei profili personali), abbia "cambiato registro".
Cerco di spiegarvi la mia opinione con una "situazione" della vita di tutti i giorni: pensate a quando non vedete un amico per lungo tempo, diciamo almeno un anno, e per caso lo incrociate per strada. Vi apparirà molto probabilmente cambiatissimo. D'altronde non avendolo visto così a lungo noterete con vigore tutto ciò che non coincide con il ricordo che avevata di lui. Ribaltiamo la situazione: pensate ora ad un amico che vedete tutti i giorni. Nonostante passi il tempo, e sicuramente il vostro amico continui a mutare nell'aspetto (parlo solo di aspetto esteriore!), a meno di cambi di look incredibili, non vi accorgerete di grandi evoluzioni. Se però vi fa vedere una foto dell'anno prima, di colpo vi renderete conto che effettivamente qualche cosa è successo...
Tutto questo per dire che, a mio parere, Facebook si evolve continuamente ma a poco a poco, giorno per giorno, con il probabile obiettivo di non far perdere all'utente la famigliarità ormai consolidata nei confronti dello strumento.
La widgetizzazione del Social Web è "fertile terreno" per questo tipo di gestione.
Date un'occhiata all'infografica, pubblicata da Jess3, che vi propongo di seguito, e vi renderete conto di quante "opzioni social" sono state introdotte in pochissimo tempo. Opzioni che peraltro sono entrate nella nostra quotidianità con una disarmante prepotenza (pensate al tasto Like che ha poco più di un anno di vita!)
Mi farebbe piacere sapere che cosa ne pensate di questo argomento? Condividete le mie riflessioni o vi appaiono errate? Siete convinti che il team di Zuckerberg stia gestendo bene l'evoluzione del suo strumento (soprattutto in chiave marketing) o trovate la strategia errata?
Discutiamone insieme...
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Il post mi ha permesso di sviluppare una serie di riflessioni, che voglio condividere con voi, sulla gestione dell'evoluzione di Facebook, e soprattutto sulle modalità con cui vengono introdotti i cambiamenti nella piattaforma.
I cambiamenti sono ormai all'ordine del giorno: frenesia e velocità sono le parole chiave.
Chi di voi utilizza Facebook, per scopo (anche) lavorativo lo può testimoniare. E' veramente difficile "stare dietro" a tutti i cambiamenti che vengono introdotti nella piattaforma, soprattutto lato marketing. La frenesia, spesso confusionaria, con cui vengono introdotte (e magari eliminate) le modifiche, costringe ad un'affannata rincorsa alla formazione sullo strumento.
Facebook e le diverse fasi di gestione del cambiamento: dall'annuncio per il grande cambiamento, al "beta perpetuo", a piccole evoluzioni seriali.
Ho notato (correggetemi se sbaglio!) tre diverse strategie del team di Facebook nell'introduzione dei cambiamenti. Soprattutto durante i primi anni (ma anche in occasione di profonde rivoluzioni, per esempio le nuove Page) hanno seguito la moda (alla Google diciamo) dell'evento dedicato, della presentazione con tutti i crismi della conferenza stampa tradizionale.
Ultimamente ho ravvisato altre due modalità:
- il lancio diretto di un nuovo servizio, visibilmente da migliorare e con evidenti lacune (una sorta di "beta perpetuo": è il caso per esempio del primo lancio di Places, imbarazzante agli occhi degli utenti e poco significante fino alla nascita di Deals!), "plasmato" in seguito alle reazioni del "mercato";
- l'evoluzione di un servizio attraverso minime ma frequentissime variazioni non dichiarate esplicitamente e scoperte direttamente dagli utenti.
Questa tipologia di cambiamenti (soprattutto quelli dell'ultimo periodo) mi portano a pensare che Facebook, in precedenza molto criticato dagli utenti per i troppi colpi di scena improvvisi (celebre la serie di rivoluzioni grafiche dei profili personali), abbia "cambiato registro".
Cerco di spiegarvi la mia opinione con una "situazione" della vita di tutti i giorni: pensate a quando non vedete un amico per lungo tempo, diciamo almeno un anno, e per caso lo incrociate per strada. Vi apparirà molto probabilmente cambiatissimo. D'altronde non avendolo visto così a lungo noterete con vigore tutto ciò che non coincide con il ricordo che avevata di lui. Ribaltiamo la situazione: pensate ora ad un amico che vedete tutti i giorni. Nonostante passi il tempo, e sicuramente il vostro amico continui a mutare nell'aspetto (parlo solo di aspetto esteriore!), a meno di cambi di look incredibili, non vi accorgerete di grandi evoluzioni. Se però vi fa vedere una foto dell'anno prima, di colpo vi renderete conto che effettivamente qualche cosa è successo...
Tutto questo per dire che, a mio parere, Facebook si evolve continuamente ma a poco a poco, giorno per giorno, con il probabile obiettivo di non far perdere all'utente la famigliarità ormai consolidata nei confronti dello strumento.
La widgetizzazione del Social Web è "fertile terreno" per questo tipo di gestione.
Date un'occhiata all'infografica, pubblicata da Jess3, che vi propongo di seguito, e vi renderete conto di quante "opzioni social" sono state introdotte in pochissimo tempo. Opzioni che peraltro sono entrate nella nostra quotidianità con una disarmante prepotenza (pensate al tasto Like che ha poco più di un anno di vita!)
Mi farebbe piacere sapere che cosa ne pensate di questo argomento? Condividete le mie riflessioni o vi appaiono errate? Siete convinti che il team di Zuckerberg stia gestendo bene l'evoluzione del suo strumento (soprattutto in chiave marketing) o trovate la strategia errata?
Discutiamone insieme...
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domenica 8 maggio 2011
Ogni scarrafone è bello a mamma sua!
"La mamma è sempre la mamma"... Questo devono aver pensato a Twitter quando hanno creato il video "Your Mom... on Twitter", per celebrare proprio la festa della mamma...
In attesa che la mia di mamma riesca a raccapezzarsi almeno nella creazione di cartelle in cui spostare le foto dalla macchina fotografica (meccanismo spiegato tra le 100 e le 150 volte, almeno!), faccio un grosso augurio a tutte le mamme del mondo che senza... non saremmo neanche qui. Altro che Social Web!
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In attesa che la mia di mamma riesca a raccapezzarsi almeno nella creazione di cartelle in cui spostare le foto dalla macchina fotografica (meccanismo spiegato tra le 100 e le 150 volte, almeno!), faccio un grosso augurio a tutte le mamme del mondo che senza... non saremmo neanche qui. Altro che Social Web!
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giovedì 5 maggio 2011
Geolocalizzazione sociale: dove sta la verità?
Ho notato che ultimamente sul Web ci si domanda spesso se la "geolocalizzazione sociale" non sia un fenomeno un pò sopravvalutato dagli esperti, una sorta di hype senza solide fondamenta.
L'impressione è quella che si parli molto delle Location-Based App ma che gli utenti effettivamente coinvolti da questo trend siano pochi. Già la famosa ricerca di Pew di fine 2010 aveva mostrato che solo il 4% della popolazione statunitense era solito geolocalizzarsi, e nelle ultime settimane sono state avanzate, anche in Italia, perplessità sulle effettiva efficacia di Foursquare e compagnia.
Un'infografica, pubblicata da Mashable, prova a far luce sulla questione, fornendo dati estremamente interessanti da analizzare...
Quasi 1 persona su 5, tra chi possiede un dispositivo portatile, utilizza le applicazioni sociali basate sulla geolocalizzazione. E le motivazioni di coloro i quali evitano i check-in, sono essenzialmente:
Fantomatico l'esempio di Facebook Places, che dalle nostre parti non decolla, ed in generale sul Web se ne parla poco, ma che 9 early adopters su 10 dichiarano di utilizzare e 1 consumatore su 2 è pronto a provare.
Diametralmente opposta appare la situazione di Foursquare, di cui si discute moltissimo, ma viene poco utilizzato (22% early adopters) e poco considerato in chiave futura (solo 6% tra i mass consumers).
A giovarsi della situazione il colosso Groupon che, in procinto di lanciare Groupon Now, da molti indicata come la killer app della geolocalizzazione social (e la ricerca lo confermerebbe), è molto utilizzato, suscita curiosità e se ne parla.
Perchè dico Groupon? Basta dare un'occhiata alle motivazioni che spingerebbero gli utenti a fare check-in o comuque ad alimentare il buzz intorno alle varie app: ciò che fa più gola è la possibilità di usufruire di offerte e sconti, e in questo Groupon è una (se non 2!) spanne sopra a tutti. Aspetterei a valutare lo spazio che l'accoppiata Places + Deals di Facebook saprà ritagliarsi (l'enorme base di utenti profilati, giocherà un ruolo favorevole, in questo senso).
Sembra invece poco motivante, soprattutto valutando un utilizzo continuativo dello strumento, la dinamica di gaming, a base di badge e mayorship, vero cavallo di bataglia di Foursquare.
In questo senso le possibilità sono, secondo la ricerca (mi sento di condividere a pieno), piuttosto legate al fornire all'utente un servizio di recensione sui luoghi in cui si trova (e Crowley, anche secondo le ultime dichiarazioni, punta dritto a quello).
Non dimentichiamoci che lo studio è effettuato sul e per il mercato statunitense, connotato da pecuiarità differenti dal nostro. Comunque credo si possano trarre precise indicazioni, degne di essere dibattute anche sui "nostri lidi".
La mia sensazione è che in ambito promozioni e sconti Groupon (se la nuova piattaforma sociale avrà l'usabilità e l'accuratezza necessarie) sarà difficile da ostacolare e solo Facebook ha le potenzialità per inserirsi nel segmento.
Per dirla tutta, mi sorprende il fatto che Google, che ha appena lanciato Offers, e che vanta in questo ambito "attrezzi" del calibro di Latitude, HotPot e soprattutto le Mappe, non venga neppure considerato. Io lo terrei d'occhio...
Per Foursquare potrebbe mettersi male, da questo punto di vista, ma se saprà perfezionarsi in ambito raccomandazioni e recensioni, fino arrivare ad ergersi a "guida turistica social-mobile" (quello che peraltro sta facendo con successo nel mercato dell'Asia sud-orientale), può ritagliarsi uno spazio, una funzione e un modello di business di tutto rispetto. Per gli altri l'inserimento non può che essere in nicchie di utenti (e di settori) molto più specifiche.
Che ne dite? Siete d'accordo con la mia visione o prospettate un futuro diverso? Sono molto interessato alle vostre opinioni, quindi... dateci dentro (nei commenti, si intende!).
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L'impressione è quella che si parli molto delle Location-Based App ma che gli utenti effettivamente coinvolti da questo trend siano pochi. Già la famosa ricerca di Pew di fine 2010 aveva mostrato che solo il 4% della popolazione statunitense era solito geolocalizzarsi, e nelle ultime settimane sono state avanzate, anche in Italia, perplessità sulle effettiva efficacia di Foursquare e compagnia.
Un'infografica, pubblicata da Mashable, prova a far luce sulla questione, fornendo dati estremamente interessanti da analizzare...
Quasi 1 persona su 5, tra chi possiede un dispositivo portatile, utilizza le applicazioni sociali basate sulla geolocalizzazione. E le motivazioni di coloro i quali evitano i check-in, sono essenzialmente:
- mancanza effettiva di uno smartphone (meno banale di quanto sembri!);
- scarsa motivazione a geolocalizzarsi;
- riserve legate alla privacy.
Fantomatico l'esempio di Facebook Places, che dalle nostre parti non decolla, ed in generale sul Web se ne parla poco, ma che 9 early adopters su 10 dichiarano di utilizzare e 1 consumatore su 2 è pronto a provare.
Diametralmente opposta appare la situazione di Foursquare, di cui si discute moltissimo, ma viene poco utilizzato (22% early adopters) e poco considerato in chiave futura (solo 6% tra i mass consumers).
A giovarsi della situazione il colosso Groupon che, in procinto di lanciare Groupon Now, da molti indicata come la killer app della geolocalizzazione social (e la ricerca lo confermerebbe), è molto utilizzato, suscita curiosità e se ne parla.
Perchè dico Groupon? Basta dare un'occhiata alle motivazioni che spingerebbero gli utenti a fare check-in o comuque ad alimentare il buzz intorno alle varie app: ciò che fa più gola è la possibilità di usufruire di offerte e sconti, e in questo Groupon è una (se non 2!) spanne sopra a tutti. Aspetterei a valutare lo spazio che l'accoppiata Places + Deals di Facebook saprà ritagliarsi (l'enorme base di utenti profilati, giocherà un ruolo favorevole, in questo senso).
Sembra invece poco motivante, soprattutto valutando un utilizzo continuativo dello strumento, la dinamica di gaming, a base di badge e mayorship, vero cavallo di bataglia di Foursquare.
In questo senso le possibilità sono, secondo la ricerca (mi sento di condividere a pieno), piuttosto legate al fornire all'utente un servizio di recensione sui luoghi in cui si trova (e Crowley, anche secondo le ultime dichiarazioni, punta dritto a quello).
Non dimentichiamoci che lo studio è effettuato sul e per il mercato statunitense, connotato da pecuiarità differenti dal nostro. Comunque credo si possano trarre precise indicazioni, degne di essere dibattute anche sui "nostri lidi".
La mia sensazione è che in ambito promozioni e sconti Groupon (se la nuova piattaforma sociale avrà l'usabilità e l'accuratezza necessarie) sarà difficile da ostacolare e solo Facebook ha le potenzialità per inserirsi nel segmento.
Per dirla tutta, mi sorprende il fatto che Google, che ha appena lanciato Offers, e che vanta in questo ambito "attrezzi" del calibro di Latitude, HotPot e soprattutto le Mappe, non venga neppure considerato. Io lo terrei d'occhio...
Per Foursquare potrebbe mettersi male, da questo punto di vista, ma se saprà perfezionarsi in ambito raccomandazioni e recensioni, fino arrivare ad ergersi a "guida turistica social-mobile" (quello che peraltro sta facendo con successo nel mercato dell'Asia sud-orientale), può ritagliarsi uno spazio, una funzione e un modello di business di tutto rispetto. Per gli altri l'inserimento non può che essere in nicchie di utenti (e di settori) molto più specifiche.
Che ne dite? Siete d'accordo con la mia visione o prospettate un futuro diverso? Sono molto interessato alle vostre opinioni, quindi... dateci dentro (nei commenti, si intende!).
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mercoledì 4 maggio 2011
Facebook Marketing: analisi delle criticità (un anno dopo!)
Ieri davo un'occhiata con aria nostalgica ad alcuni miei vecchi articoli quando mi sono imbattuto in un post, di circa un anno fa, in cui mi domandavo se Facebook fosse la soluzione per il marketing.
In quel brano analizzavo soprattutto quelle che erano le criticità che potevano condizionare in negativo una strategia marketing improntata su Facebook.
A quel punto (pensiero piuttosto banale, lo ammetto!)... perchè non analizzare se le criticità che avevo ravvisato allora, fossero state risolte da Zuckerberg e compagni...
Detto... Fatto!
Passando in rassegna, una pe una, le problematiche scovate un anno fa e la situazione odierna, si possono fare una serie di riflessioni interessantissime sull'evoluzione dello strumento Facebook. Procediamo...
E se prima si poteva puntare a generare traffico fuori da Facebook, ora si può pensare ad un'esperienza dell'utente legata alla marca, completamente all'interno di Facebook.
Il blog, oltre a trasformarsi in prezioso punto di raccordo dei vari account social, è di proprietà esclusiva dell'azienda e costituisce, tra le altre cose, un'ipotetico baluardo difensivo nel caso di problemi di ogni sorta, o situazione di crisi comunicativa.
Spero che questo post di confronto possa essere utile a voi, come o è stato per me che l'ho scritto. Le dinamiche di Facebook sono spesso frenetiche e i cambiamenti alla sua piattaforma sono quotidiani, tanto che a volte, è difficile percepirne la direzione globale. Ecco perchè credo che un raffronto più ampio abbia fatto emergere considerazioni interessanti.
E voi che cosa ne pensate di queste riflessioni? Quali condividete e quali no?
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In quel brano analizzavo soprattutto quelle che erano le criticità che potevano condizionare in negativo una strategia marketing improntata su Facebook.
A quel punto (pensiero piuttosto banale, lo ammetto!)... perchè non analizzare se le criticità che avevo ravvisato allora, fossero state risolte da Zuckerberg e compagni...
Detto... Fatto!
Passando in rassegna, una pe una, le problematiche scovate un anno fa e la situazione odierna, si possono fare una serie di riflessioni interessantissime sull'evoluzione dello strumento Facebook. Procediamo...
Facebook non è adatto a tutti. A livello marketing Facebook è molto utile per chi già si trova "prepotentemente" sul network, ma pressochè nullo per le persone che ne stanno al di fuori. Se si cerca un'attività su Google e si trova la "page" di Facebook, c'è la possibilità che il cliente, non troppo famigliare con lo strumento, passi al risultato di ricerca successivoDire oggi che Facebook non sia adatto a tutti ha sempre meno senso. A livello demografico gli utilizzatori del Web e quelli di Facebook coincidono. Anzi gli sviluppi dell'ultimo anno hanno portato Facebook a diventare un macro-contenitore chiuso, una sorta di piccolo Web. E il fatto che molti utenti trascorrino la propria "vita internettiana" pressochè esclusivamente dentro a questo contenitore non fa che confermare questa ipotesi.
Gli utenti di Facebook non sono ancora pronti per comprare. Chi "gironzola" per Facebook, non è abituato ad utilizzare la piattaforma per fare acquisti. Ciò lo differenzia da Google Adwords, in cui gli annunci pubblicitari vengono visualizzati proprio dove la gente ha effettuato una specifica ricerca, con molta più probabilità disposta ad aprire il portafogli.Sebbene sia ancora vero che la predisposizione all'acquisto di un utente che cerca qualche cosa (Google) sia sicuramente maggiore di quella di un utente che "cazzeggia" (Facebook), è anche vero che Facebook Ads garantisce, oltre agli annunci classici, una serie di opzioni pubblicitarie (le cosiddette sponsored stories) che hanno ottimi risultati nell'aumentare l'engagement della community online di utenti, "spingendo" il passaparola. In poche parole gli annunci di Facebook sono sempre più utili per una presenza su Facebook. E tutto ciò conferma ancora una volta la tendenza del Social Network a diventare sistema chiuso e completo.
Le pagine di Facebook hanno ancora dei limiti. Per connettersi col cliente, per fidelizzarlo, per ottenere dei feedback, per promuovere prodotti o iniziative, le "page" sono davvero funzionali. Vi sono però ancora dei limiti in ambito marketing. Per esempio non si può avere un negozio online o ottenere un elenco di abbonati e-mail; non si può avere un design individuale che si differenzi dalla concorrenza. Le pagine di Facebook funzionano meglio quando agiscono come un trampolino di lancio per attirare i visitatori verso il sito web ufficiale.Ecco qui. Altri "tabù" che son crollati. Non solo sono disponibili applicazioni che permettono di creare una copia del proprio ecommerce su Facebook, con tutte le funzioni di un normale commercio elettronico. Ma addirittura si possono costruire piattaforme di ecommerce anche esclusivamente sul Social Network. Anche per quanto riguarda la personalizzazione della pagina è tutto "un altro vivere": si possono inserire azioni di lead generation diretto (form per newsletter, contatti e via dicendo) ed è ormai prassi creare una pagina di atterraggio personalizzata e volendo un vero e proprio mini-sito all'interno della page.
E se prima si poteva puntare a generare traffico fuori da Facebook, ora si può pensare ad un'esperienza dell'utente legata alla marca, completamente all'interno di Facebook.
Facebook non è il massimo per la ricerca con parole chiavi. Google avrà sempre in più di Facebook la ricerca per parole chiave. Google rende visibile il tuo sito web, nel motore di ricerca, da letteralmente migliaia di punti di accesso diversi. Questi punti di ingresso sono concentrati intorno a parole chiave che non indirizzano per forza alla home. Ciò non accade su Facebook. Li si ha solo un punto di entrata, la fan page.Anche da questo punto di vista, la situazione è un pò cambiata. Una sorta di "crisi" da overload informativo e da SEO troppo spinto ha investito le dinamiche di posizionamento attraverso keyword. Tutti inoltre si sono accorti dell'importanza dei consigli degli amici anche (e soprattutto!) quando si cerca qualcosa. I cosiddetti social layer, strati sociali applicati alla ricerca tradizionale, sono di fatto realtà e Facebook non solo è presente su Bing (in virtù dell'accordo con Microsoft), ma anche Google lo ha dovuto "accettare" nei suoi risultati. E l'influenza dei Like è sempre più importante nella SERP.
La pagina non è tua. La pagina su Facebook non è di proprietà dell'utente, è di proprietà di Facebook stesso. Mentre un sito tradizionale cresce grazie agli articoli, ai commenti, alle pagine ed acquista un valore anche materiale per il proprietario (che può decidere di venderlo, per esempio!), la pagina di Facebook resta una proprietà di Facebook e non ci si può fare proprio tutto quello che si vuole.Eccolo qui il tasto dolente. Ebbene questo problema non è stato (e non sarà mai!) risolto. Purtroppo è ancora così: tutto ciò che è dentro a Facebook è di Facebook ed è soggetto alle leggi (talvolta incomprensibili) di Facebook con tutto ciò che questa situazione comporta. Questa è la motivazione principale che mi spinge a consigliare sempre e comunque, all'interno di una strategia social, la costruzione del blog.
Il blog, oltre a trasformarsi in prezioso punto di raccordo dei vari account social, è di proprietà esclusiva dell'azienda e costituisce, tra le altre cose, un'ipotetico baluardo difensivo nel caso di problemi di ogni sorta, o situazione di crisi comunicativa.
Spero che questo post di confronto possa essere utile a voi, come o è stato per me che l'ho scritto. Le dinamiche di Facebook sono spesso frenetiche e i cambiamenti alla sua piattaforma sono quotidiani, tanto che a volte, è difficile percepirne la direzione globale. Ecco perchè credo che un raffronto più ampio abbia fatto emergere considerazioni interessanti.
E voi che cosa ne pensate di queste riflessioni? Quali condividete e quali no?
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lunedì 2 maggio 2011
Mi sposo con lo sponsor: quando col Social Web ci si sposa! [intervista]
Abbiamo appena oltrepassato quella che è stata la settimana del bombardamento mediatico per il matrimonio di William e Kate, evento cross-mediatico propostoci in "tutte le salse" con una certa (fastidiosa) insistenza.
E neanche a farlo apposta, proprio in questo fine settimana, mi sono per puro caso imbattutto (cara serendipità...!) in una curiosa storia tutta italiana.
La storia di una coppia di fidanzati, in procinto di coronare il sogno di sposarsi, grazie ad un'incredibile iniziativa partita da un blog, da una pagina Facebook e soprattutto da una grande idea: "Mi sposo con lo sponsor". Ovvero, quando col Social Web ci si sposa...
Incuriosito dalle abilità strategiche della coppia, e dall'idea di proporvi una case history di successo, per quanto riguarda l'utilizzo degli strumenti del Web Sociale in maniera innovativa, ho deciso di contattare Elisa e Walt e di proporgli una breve intervista...
Ciao Elisa e Walt. Io vi ho "scoperto" su Twitter, ma facendo una rapida ricerca sul web, non può sfuggire il fatto che siete già abbastanza conosciuti. Sul blog vi dichiarate...br />
Molto interessante. Ci raccontate brevemente la vostra storia?
Mi chiamo Elisa e il 28 dicembre ho creato il blog “Mi sposo con lo sponsor”, con lo scopo di trovare sponsor per le nostre nozze. Io e il mio fidanzato abbiamo di recente acquistato casa; io ho anche una bimba di 7 anni e ci saremmo sposati con quel poco che avevamo…Poi una sera l’illuminazione: trovo sul web un articolo che parlava dei matrimoni sponsorizzati negli Stati Uniti…e così ho deciso di provare! La nostra storia, considerata innovativa,è finita poi su alcuni giornali, in tv e in radio e quindi le proposte sono aumentate in misura esponenziale! Nel giro di pochissimo siamo riusciti a trovare sponsor per tutti i servizi (a parte il ristorante)… E per le nostre nozze spenderemo pochissimo e non dovremo fare alcun tipo di rinuncia (inizialmente pensavamo di abolire almeno il servizio fotografico e i fiori)!
Complimenti ragazzi! Avete creato un bel "casino": web, televisione, stampa: un progetto di comunicazione integrata, da far invidia a molte aziende. Va bene l'ispirazione statunitense, ma in che modo siete riusciti ad elaborare una strategia cosi efficace?
Diciamo che l’idea è venuta dal nulla e non credevamo assolutamente che questa iniziativa potesse essere così appetibile. Avevamo messo in conto che la nostra pagina sarebbe finita presto nel dimenticatoio e invece siamo stati fortunati perchè siamo stati “notati” subito da qualche tv e giornale locale che ci hanno dato la giusta spinta per proseguire nel nostro intento.
Tutto "fai da te" o c'è la mano di qualche professionista? Ad analizzare tutto il piano c'e' davvero da tirarsi giù il cappello. Ciò, come sicuramente vi avranno già chiesto, "puzza" un pò troppo di marketing. Come rispondete a questa osservazione?
Assolutamente tutto fai da te! O meglio fai da me! Fino a qualche mese non sapevo davvero come funzionasse un blog; diciamo che giorno dopo giorno grazie all’aiuto di semplici guide presenti sul web ho imparato a migliorare e indicizzare il nostro blog.questo ha richiesto da parte mia molto tempo ma per noi è stato importante fin da subito investire in questo progetto per dare ai nostri sponsor la giusta visibilità.
Perchè secondo voi gli sponsor sono accorsi cosi velocemente? Empatia, entusiasmo per questo nuovo approccio compartecipativo o effettivo vantaggio per il business?
Diciamo che per tutti questi motivi messi insieme! Sicuramente chi ha aderito inizialmente lo ha fatto soprattutto per simpatia o perchè alla ricerca di nuove sinergie...non era neanche lontanamente immaginabile che il progetto avrebbe avuto successo.chi ha aderito in un secondo momento, invece, ha sicuramente creduto di più in un ritorno commerciale considerata la diffusione della notizia attraverso i media.
Quanto reputate importante il fatto di aver acquistato visibilità sui mass media (tv e stampa) ha giovato al vostro obiettivo?
Molto,soprattutto in fase di start up.ci ha permesso di dare un valore aggiunto all’iniziativa facendoci acquisire maggiore credibilità nei confronti degli sponsor che avevano già aderito(alcuni dei quali ci hanno presentato nuovi sponsor) e suscitato interesse in altre aziende e commercianti.
Tornando al web, che poi è il settore che più mi interessa, la vostra strategia è davvero impressionante per completezza: un blog come hub "di raccolta" e "motore" di spinta dei vari sponsor, coadiuvato da vari social network (la pagina facebook è molto attiva!), una spruzzata di pubblicità anche sui motori di ricerca e addirittura i buoni sconto per i lettori. In che modo avete gestito tutto ciò?
Diciamo che inizialmente è stato un “gioco”che poi è diventato giorno dopo giorno sempre più importante; non avendo poi l’aiuto di altre persone nelle gestione ci ha assorbiti parecchio però ci ha dato molte soddisfazioni prima tra tutte le numerose mail di coppie che vivono una situazione simile alla nostra e ci chiedono consigli. Con il diffondersi dell’iniziativa abbiamo iniziato a farci venire in mente qualche idea per dare la giusta visibilità agli sponsor:abbiamo così creato i buoni e una newsletter. I social nework d’altro canto hanno giocato un ruolo fondamentale perchè ci permettono di tenere alta l’attenzione sull’iniziativa.
L'obiettivo e' raggiunto. Presto le nozze. Che cosa questa incredibile esperienza vi lascia, riguardo al web e a tutti i suoi strumenti, senza i quali tutto ciò sarebbe stato forse impossibile da realizzare?
Sicuramente ricorderemo questa esperienza con gioia e soddisfazione perchè fino a qualche mese non pensavamo fosse possibile con i nostri pochi mezzi riuscire a portare a casa un così buon risultato! Non solo abbiamo raggiunto il nostro obiettivo ma abbiamo imparato tantissime cose in termini di social network e marketing! Come si dice...impara l’arte e mettila da parte!!!
E ora mi rivolgo a voi, miei cari lettori. Che cosa ne pensate della geniale iniziativa messa in piedi da questa giovane coppia? Non credete che possa fare invidia anche a brand consolidati che faticano a trovare il proprio "spazio" negli ambienti del Social Web? Discutiamone insieme...
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E neanche a farlo apposta, proprio in questo fine settimana, mi sono per puro caso imbattutto (cara serendipità...!) in una curiosa storia tutta italiana.
La storia di una coppia di fidanzati, in procinto di coronare il sogno di sposarsi, grazie ad un'incredibile iniziativa partita da un blog, da una pagina Facebook e soprattutto da una grande idea: "Mi sposo con lo sponsor". Ovvero, quando col Social Web ci si sposa...
Incuriosito dalle abilità strategiche della coppia, e dall'idea di proporvi una case history di successo, per quanto riguarda l'utilizzo degli strumenti del Web Sociale in maniera innovativa, ho deciso di contattare Elisa e Walt e di proporgli una breve intervista...
Ciao Elisa e Walt. Io vi ho "scoperto" su Twitter, ma facendo una rapida ricerca sul web, non può sfuggire il fatto che siete già abbastanza conosciuti. Sul blog vi dichiarate...br />
2 ragazzi giovani,una casa appena acquistata,prole al seguito e pochi soldi,ma tanta voglia di convolare a nozze!qdi abbiamo creato qto blog per trovare sponsorche desiderino offrire dei benefits e/o sconti alle nostre nozze in cambio di pubblicità!
Molto interessante. Ci raccontate brevemente la vostra storia?
Mi chiamo Elisa e il 28 dicembre ho creato il blog “Mi sposo con lo sponsor”, con lo scopo di trovare sponsor per le nostre nozze. Io e il mio fidanzato abbiamo di recente acquistato casa; io ho anche una bimba di 7 anni e ci saremmo sposati con quel poco che avevamo…Poi una sera l’illuminazione: trovo sul web un articolo che parlava dei matrimoni sponsorizzati negli Stati Uniti…e così ho deciso di provare! La nostra storia, considerata innovativa,è finita poi su alcuni giornali, in tv e in radio e quindi le proposte sono aumentate in misura esponenziale! Nel giro di pochissimo siamo riusciti a trovare sponsor per tutti i servizi (a parte il ristorante)… E per le nostre nozze spenderemo pochissimo e non dovremo fare alcun tipo di rinuncia (inizialmente pensavamo di abolire almeno il servizio fotografico e i fiori)!
Complimenti ragazzi! Avete creato un bel "casino": web, televisione, stampa: un progetto di comunicazione integrata, da far invidia a molte aziende. Va bene l'ispirazione statunitense, ma in che modo siete riusciti ad elaborare una strategia cosi efficace?
Diciamo che l’idea è venuta dal nulla e non credevamo assolutamente che questa iniziativa potesse essere così appetibile. Avevamo messo in conto che la nostra pagina sarebbe finita presto nel dimenticatoio e invece siamo stati fortunati perchè siamo stati “notati” subito da qualche tv e giornale locale che ci hanno dato la giusta spinta per proseguire nel nostro intento.
Tutto "fai da te" o c'è la mano di qualche professionista? Ad analizzare tutto il piano c'e' davvero da tirarsi giù il cappello. Ciò, come sicuramente vi avranno già chiesto, "puzza" un pò troppo di marketing. Come rispondete a questa osservazione?
Assolutamente tutto fai da te! O meglio fai da me! Fino a qualche mese non sapevo davvero come funzionasse un blog; diciamo che giorno dopo giorno grazie all’aiuto di semplici guide presenti sul web ho imparato a migliorare e indicizzare il nostro blog.questo ha richiesto da parte mia molto tempo ma per noi è stato importante fin da subito investire in questo progetto per dare ai nostri sponsor la giusta visibilità.
Perchè secondo voi gli sponsor sono accorsi cosi velocemente? Empatia, entusiasmo per questo nuovo approccio compartecipativo o effettivo vantaggio per il business?
Diciamo che per tutti questi motivi messi insieme! Sicuramente chi ha aderito inizialmente lo ha fatto soprattutto per simpatia o perchè alla ricerca di nuove sinergie...non era neanche lontanamente immaginabile che il progetto avrebbe avuto successo.chi ha aderito in un secondo momento, invece, ha sicuramente creduto di più in un ritorno commerciale considerata la diffusione della notizia attraverso i media.
Quanto reputate importante il fatto di aver acquistato visibilità sui mass media (tv e stampa) ha giovato al vostro obiettivo?
Molto,soprattutto in fase di start up.ci ha permesso di dare un valore aggiunto all’iniziativa facendoci acquisire maggiore credibilità nei confronti degli sponsor che avevano già aderito(alcuni dei quali ci hanno presentato nuovi sponsor) e suscitato interesse in altre aziende e commercianti.
Tornando al web, che poi è il settore che più mi interessa, la vostra strategia è davvero impressionante per completezza: un blog come hub "di raccolta" e "motore" di spinta dei vari sponsor, coadiuvato da vari social network (la pagina facebook è molto attiva!), una spruzzata di pubblicità anche sui motori di ricerca e addirittura i buoni sconto per i lettori. In che modo avete gestito tutto ciò?
Diciamo che inizialmente è stato un “gioco”che poi è diventato giorno dopo giorno sempre più importante; non avendo poi l’aiuto di altre persone nelle gestione ci ha assorbiti parecchio però ci ha dato molte soddisfazioni prima tra tutte le numerose mail di coppie che vivono una situazione simile alla nostra e ci chiedono consigli. Con il diffondersi dell’iniziativa abbiamo iniziato a farci venire in mente qualche idea per dare la giusta visibilità agli sponsor:abbiamo così creato i buoni e una newsletter. I social nework d’altro canto hanno giocato un ruolo fondamentale perchè ci permettono di tenere alta l’attenzione sull’iniziativa.
L'obiettivo e' raggiunto. Presto le nozze. Che cosa questa incredibile esperienza vi lascia, riguardo al web e a tutti i suoi strumenti, senza i quali tutto ciò sarebbe stato forse impossibile da realizzare?
Sicuramente ricorderemo questa esperienza con gioia e soddisfazione perchè fino a qualche mese non pensavamo fosse possibile con i nostri pochi mezzi riuscire a portare a casa un così buon risultato! Non solo abbiamo raggiunto il nostro obiettivo ma abbiamo imparato tantissime cose in termini di social network e marketing! Come si dice...impara l’arte e mettila da parte!!!
E ora mi rivolgo a voi, miei cari lettori. Che cosa ne pensate della geniale iniziativa messa in piedi da questa giovane coppia? Non credete che possa fare invidia anche a brand consolidati che faticano a trovare il proprio "spazio" negli ambienti del Social Web? Discutiamone insieme...
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