sabato 31 dicembre 2011

Poi... l'incontro con il web 2.0

Credo che in giornate come questa sia opportuno fermarsi un momento e farsi un piccolo esame di coscienza sulla direzione che sta predendo la nostra vita personale e professionale.

Per me, credo che non ci sia modo migliore di riflettere sul recente passato e proiettarsi verso il futuro che leggere e rileggere a voce alta queste parole che mi ha "donato" (leggerete e capirete perchè parlo di dono!) una lettrice di questo blog.

Ciao Paolo, sono una novellina del web 2.0. Come hai già visto, sono una giornalista e scrivo principalmente di edilizia. Faccio da sempre il contrario di quanto fa la rete oggi. Parlo di aziende e prodotti e ne esalto i lati positivi.
Questo non vuol dire che non ci siano, anzi, eticamente cerco di scovarli e di metterli in luce, solo che non mio lavoro non esiste una parte critica; vengono eliminate le ombre e messi in luce tutti i lati positivi. Questo perché, non è certo una novità, la carta stampata si sostiene con la pubblicità di quelle stesse aziende di cui parlo. Ma mi sono sempre sentita a disagio su questa poltrona e non capivo bene il perché.
Poi, l'incontro con il web 2.0, che avviene per me a metà ottobre di questo anno (solo?!?!?!) frequentando un master al Sole 24 Ore sulle Nuove professioni Digitali e...rimango letteralmente abbagliata, affascinata, rapita. Immediatamente la rete, che avevo usato fino ad allora solamente per aggiornare il mio profile fb e per leggere le ansa, diventa un mondo libero, democratico. Le aziende sembrano umane, hanno alti forte e deboli e ne parlano e si correggono. Questa trasparenza forzata di cui parlate è finalmente la morte del giornalismo istituzionale per cui lavoro e dell'autoreferenzialismo oramai insufficiente.
Io spero che continui ad essere così, che non ci sia trucco ne inganno. Se sarà veramente così, credo che questo possa diventare il mio mondo.

Carmen Santi - @carmensanti

Ogni tanto mi dimentico di quanto mi piace il mio lavoro. Parole come queste, me lo ricordano.

Un felice 2012 a voi, alle vostre famiglie, alle vostre aziende e... a me stesso.


Paolo Ratto


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giovedì 29 dicembre 2011

Se vai in Norvegia, non toccare... Facebook Ads!

Un'interessantissima infografica di Nanigans, focalizzata sull'analisi degli annunci Facebook in 20 paesi del mondo, portata oggi nella blogosfera italiana dal sempre attento Mattia Lissi, mi ha fatto tornare alla mente il tormentone di uno dei miei film preferiti...


"Se vai in Norvegia non toccare... Facebook Ads!" è quello che ho pensato dentro di me dando una rapida occhiata ai dati della ricerca!

A parte gli scherzi, mi sembra interessante fare una valutazione sulle 3 grandezze di base della pubblicità su Facebook, ovvero il numero totale di persone potenziali target dell'annuncio, il costo per ogni click di utente del target raggiunto, e la percentuale degli utenti che cliccano sull'annuncio rispetto al target totale e sul come variano da paese a paese.


Curiosamente, come già anticipato qualche tempo fa per questioni di "brand divide" , India, Nigeria e Brasile si confermano nazioni adatte per chi fa il mio lavoro...

Tutto il contrario della Norvegia, il peggior posto al mondo dove fare advertising su Facebook!


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mercoledì 28 dicembre 2011

Blog ed ecologia della conversazione

Qualche tempo fa, in un post che ha riscosso molta partecipazione, mi sono domandato se la diffusione dei social media avesse in qualche modo indebolito la forza dei blog e del blogging.

A distanza di meno di un anno, un bel dibattito tra alcuni "mostri sacri" della blogosfera italiana ripropone la questione interrogandosi sull'utilizzo futuro dei blog in relazione ad una nuova e necessaria ecologia della conversazione.

Tutto ha inizio dal grande GB Artieri che partendo da alcune perplessità riguardo alle tendenze di accattonaggio digitale e "rumore sociale" sempre più confusionario del "nuovo" Twitter, si lancia in un'interessante previsione riguardo ai blog come "ancora di salvezza" proprio della piattaforma cinguettante.
La logica superficie/profondità mi spingerebbe a dire che nel 2012 rivedremo crescere i blog come luoghi di conversazione su contenuti segnalati e “curati” su Twitter. Ovviamente si tratta di una lettura che tiene poco conto dell’effetto pop della massificazione che rende complessa una relazione fra produzione di contenuti/diffusione/commento: il contenuto spesso non diventa altro che “un succoso pezzo di carne con il quale un ladro cerchi di distrarre il cane da guardia dello spirito”, come direbbe McLuhan. Quello che conta è che il contenuto diventa un pretesto per affermare un legame, per rendersi visibile, per farsi re-tweettare, per innescare un flame che aumenti il nostro ranking, eccetera. Trovare un equilibrio nell’ecosistema del web rappresenta quindi la sfida della trasformazione in atto.
Risponde abbastanza contrariato il buon Massimo Mantellini, pescando dalla "scatola dei dati" alcuni numeri che sembrano poter dare manforte alle sue divergenze d'opinione (in effetti come risulta dalla tabella proposta nel post, il campione indicato di blogger ha scritto di meno rispetto allo scorso anno)...


Quando tutto sembra essere destinato ad una contesa a due (opinioni!) ecco l'intervento risolutore di Giuseppe Granieri a mettere tutti  (o quantomeno il sottoscritto...) d'accordo.
Ma la questione centrale è che -secondo me- non c'è vera concorrenza tra i social network e i blog. Fanno lavori diversi e complementari. I social network, per dirla con la Technology Review, «costruiscono un layer di intelligenza distribuita», sono utilissimi per la distribuzione dei contenuti e per l'accesso diffuso in un modello a rete.
Ma se hai qualcosa da dire, probabilmente il blog è il posto migliore per farlo. Per una serie di ragioni: è completamente ricercabile, hai totale controllo sul contesto e sul messaggio, eccetera eccetera. Sono davvero tante le ragioni, ma se non ti fidi di me puoi leggere un post di Anil Dash di un annetto fa: If You Didn't Blog It, It Didn't Happen.
Poi, certo, la tecnologia va sempre verso la specializzazione e ciascuno di noi finisce per usare gli strumenti che gli servono nel modo in cui gli servono.
Naturalmente, non mi è sguggito neppure l'intervento, via Twitter, di Vincenzo Cosenza auspicante il ritorno al commento direttamente sui blog


Che ne dite?


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lunedì 26 dicembre 2011

Mark Zuckerberg, scheletri e... armadi

In questi giorni mi sto riposando molto. Ammetto che questo "pit-stop festivo" poche altre volte è stato accolto con cotanta gioia dal sottoscritto.

Sto guardando diversi film (la passione per il cinema è una di quelle cose a cui, quando ho un minimo di tempo, amo dedicarmi) e, devo dire la verità, oggi pomeriggio ho deciso di togliere dall'armadio uno strano scheletro che mi portavo appresso: io che vi parlo quotidianamente di social web, di social network e di Facebook non avevo mai guardato interamente e con la dovuta calma "The Social Network", il film di David Fincher incentrato proprio sulla vicenda di Mark Zuckerberg, il milionario fondatore del "gigante blu".

Tralasciando giudizi più o meno critici sul film (comunque piacevole), devo ammettere che la figura di Zuckerberg è una figura interessante. Fiumi di inchiostro (e di bit, aggiungerei) sono stati utilizzati per descrivere uno dei personaggi più significativi dell'ultima decade. Personalmente, da "studioso critico" del suo capolavoro, non posso che provare una forte ammirazione e restare affascinato dalle sue geniali intuizioni.

Oggi ho scovato anche un documentario, che sebbene sia sicuramente meno spettacolare del film, ricalca (probabilmente) più fedelmente la realtà.


A voi il giudizio.




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domenica 25 dicembre 2011

Per Natale... una canzone!

La tradizione resta sempre la stessa: il giorno di Natale, questo blog, che vi tedia quotidianamente parlando insistentemente di web marketing, comunicazione online e social network, vi offre una canzone, come piccolo dono simbolico.

E dopo il grande Bob Marley (un sublime Christmas Reggae) ed i Coldplay, quest'anno tocca al mitico Frank Sinatra, "The voice", allietarci il Natale (risultato di un piccolo esperimento di crowdchosing...)


Buon Natale a tutti!

p.s. Grazie a Bianca, leader insostituibile nel processo di selezione musicale! :-)


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giovedì 22 dicembre 2011

Social Sentiment ...almente parlando

Mi ha sempre affascinato l'idea di poter percepire lo stato d'animo delle persone attraverso ciò che esprimono quotidianamente all'interno delle proprie reti sociali.

Il cosiddetto social (media) sentiment (e soprattutto come riuscire ad individuarlo e a misurarlo) è uno degli argomenti "caldi" del Web, come dimostrano ampiamente:
  • l'interesse globale per chiavi di ricerca come social sentiment, social media sentiment, sentiment analysis (date un'occhiata a Insights for Search se non ci credete).

Se ne parla anche Riccardo Luna (con Vincenzo Cosenza) su "La Repubblica", sdoganando il tema al grande pubblico, credo sia interessante fare insieme alcune riflessioni.

Che cosa ne pensate?


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Facebook Ads: evviva la sincerità...

Stamattina apro Facebook e, in alto, mi compare uno dei soliti messaggi con cui la piattaforma comunica con i suoi utenti...


"Informazioni sulle inserzioni: ti sei mai chiesto come fa Facebook a guadagnare?"

Clicco il link proposto nei "maggiori dettagli" ed ecco la "folgorante rivelazione"...


"Facebook realizza la maggior parte del suo guadagno attraverso le inserzioni..."

Siamo dinnanzi al protrarsi dell' "operazione trasparenza" da parte della creatura di Zuckerberg, in questi ultimi tempi sempre più votata a rafforzare reputazione e, di conseguenza, il brand?

Oppure ritenete che mosse come queste servano in qualche modo (tralasciando il lato auto promozionale abbastanza evidente) ad elevare la consapevolezza degli utenti base, spesso lontani dalle dinamiche strategiche dell'advertising e che magari hanno sentito dire che "Facebook (come Google) guadagna con la pubblicità" ma non sanno esattamente come?

Che si stia preparando l'utenza meno esperta, ma per questo più "vergine" e (forse?) sensibile alla pubblicità, alla rivoluzione delle sponsored stories e all' advertsing anche su mobile?

A voi la parola...



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martedì 20 dicembre 2011

Cosa non si fa per branding: merito del "Social"?

Oggi sono rimasto sbigottito dinnanzi ad alcuni dati sulla gestione del Social Media Marketing nelle piccole e medie imprese USA (c'è chi crede di fare social media marketing mentre non sta investendo un centesimo in risorse materiali o temporali. Crede appunto...).

Poi però la notizia dell'alleanza tra Facebook e Greenpeace, con Facebook che abbandona il carbone e si lancia nelle energie rinnovabili facendosi per di più portavoce dell'associazione ambientalista più importante al mondo, ha riacceso le mie (social) speranze e mi ha condotto ad alcune riflessioni "positive" che condivido qui con voi di getto, nella maniera più sintetica possibile:
  • tutti i brand, ma soprattutto quelli più grandi, sono (finalmente?!?) costretti a rendere conto di quello che fanno ai propri clienti. In questo senso l'obbligata trasparenza introdotta dalle possibilità di informazione e condivisione offerte dai social network è un fattore assolutamente positivo.
  • branding e web reputation sono ormai qualcosa con cui le aziende (e, ribadisco, soprattutto le grandi) devono confrontarsi. Non c'è più spazio per "scheletri nell'armadio" e per conferenze stampa riparatrici dopo errori strategici grossolani. Il segreto di una buona web reputation non è facile nè da scovare nè tantomeno da mettere in pratica. Eppure bisogna sbatterci la testa e pianificare. Punto e basta.
  • voi ve la immaginate una grande azienda del passato che fa una conversione come quella fatta oggi da Facebook? Io proprio no. Le aziende se ne sono sempre fregate dell'opinione pubblica, ma da quando "opinione pubblica" vuol dire circa 1 miliardo di persone sparse sul globo terrestre che hanno la potenzialità di farsi sentire (e cambiare totalmente la bilancia dei fatturati!), sono costrette a scendere a compromessi con il consumatore o, per meglio dire, con il suo portafoglio.

Naturalmente il fatto di aver preso Facebook come esempio per sviluppare la riflessione è (abbastanza) casuale. Potevo tranquillamente parlare di Google e della sua "filantropia". Sarebbe cambiato poco o niente.

E tutto ciò è innegabilmente merito del "Social" (inteso in senso lato come tutto ciò che è connesso con l'esplosione definitiva del Social Web e di tutte le sue possibilità). O almeno io la penso così.
    Ora attendo la vostra opinione.


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    lunedì 19 dicembre 2011

    Immaginati uno stato...

    Immaginati uno stato... che sia talmente democratico da lasciare la parola ai propri cittadini per rappresentarlo di fronte al resto del mondo.

    Immaginati uno stato... che sia talmente innovativo da creare per i propri cittadini uno spazio dove poter alternarsi e prendere la parola liberamente per raccontare il proprio paese.

    Ebbene questo stato esiste...

    ... e si chiama Svezia. Lo spazio è l'account Twitter @Sweden e il progetto di promozione del paese è Curators of Sweden, che consentirà ogni settimana ad un diverso cittadino svedese di twittare a nome della sua patria.

    Altro che Italia.it...


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    domenica 18 dicembre 2011

    Aziende: come gestire il Web Marketing?

    Data ormai per metabolizzata l'importanza della comunicazione online, le aziende si trovano, nel passo successivo, a domandarsi se sia meglio acquistare risorse e know how internamente o rivolgersi al mercato dei consulenti o delle agenzie per individuare, mettere in pratica e gestire le strategie di Web Marketing più idonee.

    Naturalmente è bene sottolineare che una delle soluzioni più logiche sta nella scelta di un'ipotesi ibrida tra insourcing e outsourcing, come dimostrano anche questi dati di MarketingCharts (USA e UK)...


    Per la cronaca, vi ricordo alcune opzioni innovative come l'outsourcing online o il crowdsourcing che vanno assolutamente prese in considerazione.

    Mi piacerebbe aprire il dibattito e capire che cosa ne pensate...

    Ho parlato di tutto ciò anche qui: Web Marketing a pezzi: cosa gestire dentro e cosa fuori?


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    sabato 17 dicembre 2011

    La sorpresa di Microsoft: il "social" per apprendere

    In questo settore in continua, frenetica e (spesso) nevrotica evoluzione, capita che quando meno te lo aspetti, e soprattutto da chi meno te lo aspetti, arrivino sorprese gradite.

    E' il caso di So.cl, il progetto social di Microsoft, che viene svelato come...
    ...a research experiment for students focused on combining web browsing, search, and social networking for the purposes of learning.
    E, tralasciando le funzionalità tecniche, vorrei che riservassimo una riflessione proprio all' "obiettivo apprendimento" e al legame frizzante che si può creare tra la didattica e le piattaforme di social networking.

    Per il resto, trovo molto interessante che il team di Microsoft non si sia lanciato sulla creazione dell'ennesimo social network generalista (la partnership piuttosto salda con Facebook lasciava comunque presagire la non concorrenza diretta), ma abbia cercato di focalizzarsi su qualcosa di verticale, identificando nelle comunità di apprendimento un target di nicchia ma molto interessante per lo sviluppo di un progetto sociale.

    Per una volta la convergenza è stata messa in cantina e l'idea sembra essere quella di costruire il tanto desiderato social layer (lo strato sociale per migliorare la pretinenza del motore di ricerca, in questo caso Bing), in maniera un pò differente dalla concorrenza (leggi... Google!)

    Che ne dite?

    Hanno parlato dell'argomento anche il Tagliablog, Punto Informatico e DownloadBlog.


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    mercoledì 14 dicembre 2011

    Google: bastone, carota e... filantropia!

    Forse vi ricorderete di quando vi "parlavo" della strategia tutta "bastone e carota" adottata da Google.

    Ebbene, la pagina sulla "filantropia di Big G" ("atterraggio" del link nella mail di auguri natalizi che forse è arrivata anche a voi) è molto, ma molto, carota...

    Per Google, la filantropia è un valore fondamentale. Quest'anno abbiamo donato più di 100 milioni di dollari a varie organizzazioni in tutto il mondo, inclusi 40 milioni di dollari in sovvenzioni per sostenere le quattro cause che riteniamo particolarmente importanti: l'insegnamento delle discipline scientifiche (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), l'istruzione delle ragazze, la crescita attraverso la tecnologia e la lotta al traffico di esseri umani e alla schiavitù moderna.
    Invitiamo tutti a festeggiare il Natale insieme a noi informandosi su queste organizzazioni, sul grande lavoro che stanno facendo e su come sostenerle.


    Nel frattempo, a proposito di filantropia, Facebook innaugura un servizio di consulenza anti suicidio...


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    Senza una ragione particolare...

    I sondaggi hanno spesso il potere di farmi sorridere.

    Poi quando leggo che (secondo Pew Internet, non proprio gli ultimi in fatto di survey) quasi un americano su due si connetterebbe ad internet senza una ragione particolare, il mio sorriso si trasforma in una grassa e grossa risata. 

    Infine, tornando serio all'istante, mi rendo conto che non si sta parlando di altro che del "solito cazzeggio"...


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    lunedì 12 dicembre 2011

    Pubblicità su Twitter: ci siamo?

    Non so se sia un bene o un male. Sta di fatto che Twitter, messa in atto la gran rivoluzione a colpi di nuova interfaccia (ancora non per tutti, ma a breve lo sarà) e pagine aziendali (che stanno testando alcuni brand in anteprima) si prepara al gran lancio della piattaforma pubblicitaria self-service.

    In realtà la pubblicità su Twitter non è una novità, ma fino ad oggi vi si poteva accedere solo con budget molto elevati e con un contatto diretto con la casa madre.

    Invece, a quanto pare, la nuova piattaforma, simile nelle modalità self-service a Google Adwords o Facebook Ads, prevederà costi abbordabili anche per piccole e medie aziende.

    Molto interessante capire oltre le tariffe, le modalità di pagamento.

    Rispetto a ciò che vi avevo già detto qualche mese fa, sembrerebbe che i "promoted tweets" costeranno tra i 0,20 e i 5 $, calcolati attraverso un CPE (cost per engagement) che scatterà solo dopo click, retweet o reply e invece i "promoted accounts" (simili per certi versi alle sponsored stories facebookiane) potrebbero costare 0.50 $ calcolati a CPF (cost per follower).

    Fuori dalla piattaforma invece dovrebbero restare i "promoted trends" dal costo molto più elevato (100.000 $ ?!?).

    Se proprio in questi giorni ci siamo soffermati sull'espansione futura dell'advertising online, l'ingresso di Twitter nel mercato potrebbe portare alla nascita di un nuovo player con cui fare i conti.

    Mi viene subito da sottolineare il fatto che un'altra piattaforma di social networking si lancia nella pubblicità, fino ad oggi  unico possibile sviluppo di business anche per i social network. Un pò triste forse pensare che il tanto decantato "nuovo marketing conversazionale" sia sempre più condizionato da logiche legate a "vecchie dinamiche pubblicitarie"...

    Ma su questo ci sarà tempo e spazio per discutere.




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    sabato 10 dicembre 2011

    Il giorno in cui Google invitò a dimenticarsi il SEO!

    Date un'occhiata all'annuncio sponsorizzato creato da Google in Spagna nel quale si invita chiaramente a dimenticarsi del SEO, per investire più produttivamente in Adwords...


    Una semplice gaffe di un Googler spagnolo fuori controllo, o il segnale che è pur sempre l'advertsing che conta e che conterà (visti anche i dati di questi giorni!) sempre di più nel futuro di casa Google?

    Se lo chiede anche Vincent Abry, e io giro la domanda a voi.

    Che sia meglio ripassare Adwords?


    Fonte immagine iniziale: seomix.fr


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    venerdì 9 dicembre 2011

    (Futura) trippa per gatti...


    A quanto pare, il futuro dei prossimi quattro anni dell'advertsing online risulterebbe più che roseo...

    Tanta trippa per gatti. Alla faccia della crisi...
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    Social Advertising? Ebuzzing nuovo punto di riferimento?

    Chi tra coloro che "masticano" un pò di blogging non ha mai dato una sbirciatina alle classifiche di Wikio, il celebre motore di ricerca, compilato direttamente dagli utenti?

    Ebbene da pochi giorni il caro vecchio Wikio, è stato sostituito (nel nome, ma non solo!) da Ebuzzing, una nuova piattaforma di Social Media Advertising con lo scopo di offrire un punto di incontro tra inserzionisti e pubblisher e proporsi come un nuovo possibile punto di riferimento di un mercato dominato in maniera discutibilmente monopolistica da Google (nel caso specifico, parlo dell'advertising della rete display di Adwords).

    Tralasciando le enormi potenzialità pubblicitarie della piattaforma, ciò che mi ha colpito fin da subito è Ebuzzing Labs, un interessantissimo "laboratorio di monitoraggio", evoluzione di quello che rappresentavano le classifiche di Wikio.

    In un momento in cui strumenti come Klout e Peer Index vanno per la maggiore, per la chiara necessità di utenti e aziende di definire gli influencer della proprio settore (soprattutto se di nicchia!), reputo interessante il poter disporre di una classifica aggiornata e dettagliata di video, news, blog e brand del momento, divisi per categoria semantica e settore merceologico.

    L'idea di Ebuzzing è quella di sfruttare proprio questo trend del momento per mettere in contatto le aziende con i "produttori di contenuto" del proprio settore, alla ricerca di una pubblicità (finalmente?) meno invasiva e ben mirata.

    Ma come fa la piattaforma di Ebuzzing a definire i contenuti più popolari?

    Come dichiara il team stesso...

    Dal 2006 Ebuzzing pubblica la classifica dei blog indicizzati in Europa (vecchia classifica WIKIO). Oltre 2 milioni di fonti sono indicizzate ed analizzate. La classificazione semantica dei contenuti è automatica. La popolarità dei blog e degli articoli sono calcolati grazie al nostro algoritmo che prende in considerazione le condivisioni e le raccomandazioni di contenuto su Twitter, Facebook e le principali piattaforme di scambio di contenuti.

    Di seguito il video che promuove l'iniziativa...



    p.s. per la cronaca, il blog che state leggendo è tra i primi 20 blog italiani di marketing. I numeri non saranno tutto ma fanno sempre piacere.

    Disclaimer: questo è un articolo sponsorizzato


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    giovedì 8 dicembre 2011

    Se cinema e Web vanno d'accordo...

    Sentiamo spesso accostare i termini "cinema" e "web" soprattutto quando si professa globalmente una crisi del primo a causa del secondo. Pratiche come lo streaming e il download, spesso illegali, hanno contribuito sicuramente a modificare la nostra maniera di fruire delle pellicole cinematografiche.

    Da pochi giorni, grazie a Own Air il connubio cinema-web potrebbe finalmente trovare una sua collocazione: la prima piattaforma video on demand  italiana distribuirà (anche) film non usciti nelle sale o che hanno avuto piccole distribuzioni.


    Già il cinema indipendente risulta sempre affascinante, se poi ci aggiungete il fatto che la distribuzione avvenga online e per di più attraverso una piattaforma italiana, credo sia interessante dare un'occhiata a questa start-up.


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    martedì 6 dicembre 2011

    La dura legge del social...

    Dando un'occhiata ai Top Trends 2011 relativi a Twitter (pubblicati, in due ricerche distinte, sia dal team di Hootsuite, sia da quello di Twitter stesso) non posso fare a meno di notare che, nonostante la natura distinta, le diversità comunicative e le tante peculiarità "filosofiche" che noi markettari associamo ad una piuttosto che ad un'altra piattaforma di social networking, l'utilizzo principale resta profondamente legato al "cazzeggio" (entertainment, per dirla proprio correttamente).

    La dura legge del social... senza che peraltro sia un male o un bene.

    Fatevene una ragione.



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    lunedì 5 dicembre 2011

    Contro il blocco dello stratega (social)...

    Ben diverso dal blocco dello scritore ma altrettanto fastidioso, il blocco dello stratega si verifica quando all'aumentare delle possibilità offe,rte dal marketing online, il web strategist di turno (per dirla correttamente!) si trova in difficoltà nel presentare, sulle scrivanie delle aziende clienti, strategie di comunicazione di senso compiuto.

    Ecco, nel Social Media Marketing, suddetto blocco assume connotati ancora più frastagliati data la continua evoluzione delle piattaforme e l'altalenante cosapevolezza dei clienti.

    Ebbene... in quei casi si potrà dare un'occhiata a queste due belle liste, confezionate dal team di Social Media Online Classes, proprio per combattere il blocco (rispettivamente) da Facebook e Twitter Marketing...

    Fatene buon uso... ;-)




    UPDATE: scopro attraverso il blog di Mattia Lissi una delle nuove ormai celebri liste di Social Media Online Classes. Questa volta i suggerimenti sono riferiti alle possibilità di fare marketing attraverso Pinterest, il social network più discusso del momento!



    Fonte immagine in alto: flickr.com/photos/federicadamico



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    sabato 3 dicembre 2011

    Di Foursquare, Gowalla e... Highlander!

    "Ne resterà soltanto uno": una delle frasi più celebri del cinema, quella pronunciata da Christopher Lambert in Highlander nel lontano 1986.

    "Ne è restato soltanto uno": la frase che ho "pronunciato" nella mia mente questa mattina dopo che ho appreso della notizia dell'acquisto di Gowalla ad opera di Facebook.

    Come non pensare subito a Foursquare, ultimo superstite nella "dinastia" dei geo-social network specifici?

    Dando per scontato che la notizia (ancora non ufficiale!) venga confermata, mi voglio lanciare in una serie di considerazioni tra passato, presente e futuro della geolocalizzazione nel social web.


    Chi ci guadagna dall'operazione Facebook-Gowalla?

    Ci guadagna il team di Gowalla che si porta a casa un bel assegno a chissa quanti zeri, e viene accorpato agli uffici di Facebook a lavorare sulla Timeline, cosa che per un professionista del settore non è certo poco.

    Ci guadagna Facebook perchè per sviluppare quello che vuol essere il punto di collegamento definitivo tra offline e online non c'è niente di meglio che insistere su qualcosa di fisico come il luogo. E chi lo può fare meglio del team di Gowalla, tra i primi a cogliere l'importanza del triangolo "mobile - social - luogo"


    Perchè Foursquare è rimasto da solo?

    Foursquare è rimasto l'unico geo-social network ad aver raggiunto una certa popolarità al di fuori della nicchia geek, perchè Crowley e compagni sono stati bravi a migliorarlo giorno dopo giorno, sfruttando anche l'hype della geolocalizzazione, supportato continuamente dagli addetti ai lavori.

    In realtà se approfondiamo il fenomeno geosocial marketing, non possiamo non notare il fatto che i check-in degli utenti siano pochi e nonostante qualche brillante iniziativa individuale, anche le aziende continuino a snobbarne le possibilità.


    La geolocalizzazione è in crisi?

    Eccolo il punto che mi premeva sottolineare maggiormente. La geolocalizzazione non è in crisi. Tutt'altro. Basta dare un'occhiata alle applicazioni che utilizziamo quotidianamente nelle nostra vita per renderci conto di come siamo ormai "invischiati" con tutto ciò che è rappresentato dalla localizzazione e dalle informazioni che da ciò si possono ricavare (banalmente, la ricerca di un ristorante o di un'altra attivit commerciale nei paraggi).

    E quindi... siamo dinnanzi ad un controsenso? Assolutamente no!

    La geolocalizzazione è una feature ormai totalmente integrata in tutte le piattaforme. Da Twitter a Facebook... Da YouTube a Flickr... E oltrettutto imperversa (ne parlavamo tanto tempo fa!) in tutto il pacchetto di servizi di Google!

    La fortissima convergenza degli strumenti del social networking sta facendo in modo che non sia più necessario utilizzare un geosocial network specifico, poichè tutti gli strumenti sono diventati un pò geo-social network.

    Foursquare resiste (ma sul futuro non sono pronto a scommettere!) poichè si è consolidato in una certa nicchia, fin da subito ha dato la possibilità alle aziende più "sveglie" di organizzare e gestire facilmente le proprie offerte e continua a dare l'impressione di evolversi costantemente con nuovi aggiornamenti (per esempio l'acclamato "Radar")

    Questo quello che penso. Che ne dite? Apriamo il dibattito?


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    venerdì 2 dicembre 2011

    Due chiacchere sull'outsourcing... [intervista con Twago!]

    Il connubio tra (Social) Web e outsourcing mi ha sempre incuriosito. Non credo sia ormai possibile trascurare le possibilità offerte dalle piattaforme di incontro online tra aziende e professionisti.

    Nel momento in cui ho avuto la possibilità di scambiare "due chiacchere" con Silvia Foglia, Country Manager per l'Italia di twago, leader tra le piattaforme di outsourcing europee, ho colto la palla al balzo per approfondire alcune questioni che mi interessavano particolarmente:
    • il risparmio attraverso l'uso di queste piattaforme;
    • il problema del controllo pratico del lavoro;
    • il business model di questo tipo di piattaforme;
    • la ridondanza del settore.

    Ecco l'intervista completa...

    Quanto si risparmia utilizzando piattaforme di crowdsourcing? Ci sono dati o statistiche in merito? (Sia lato freelancer che lato azienda/privato)

    Voglio subito sottolineare una cosa molto importante: twago non è una piattaforma di crowdsourcing, ma una piattaforma di outsourcing. L´obiettivo non è sviluppare sulla piattaforma un progetto assieme agli utenti iscritti (come avviene nel caso del crowdsourcing) ma agevolare l´incontro tra aziende e professionisti.

    Abbiamo quindi un modello di business diverso rispetto al crowdsourcing tradizionale: i clienti hanno l’opportunità di entrare in contatto con una popolazione internet (crowd), alla quale tuttavia non è richiesta la creazione di alcun lavoro, ma solo la partecipazione al progetto inserito dal cliente inviando la propria offerta economica.

    I clienti non ricevono quindi i lavori già svolti, ma ricevono un buon numero di preventivi di professionisti tra i quali scegliere l’esperto a cui affidare il lavoro. Il risparmio è notevole per entrambi le parti, sia in termini di tempo che in termini di denaro. Con twago il fornitore deve investire molto meno tempo nella fase di acquisizione di clienti: deve solo fare uno screening dei progetti di cui riceve notifica via email ed inviare la propria offerta a quelli di suo maggiore interesse.

    Le potenzialità date da questa circostanza sono importanti, un esempio in merito può essere questa testimonianza di Marco , un nostro fornitore:

    “Sto infatti valutando di assumere due persone proprio per seguire tutti i potenziali clienti che la piattaforma propone: insomma vedersi ogni giorno una ventina di mail di progetti e seguirne solo una piccola percentuale è davvero uno spreco e personalmente non amo sprecare le opportunità”.

    Il cliente, invece, grazie a twago ha la possibilità di ricevere nel giro di pochissimo tempo un buon numero di offerte, facilmente confrontabili tra loro direttamente sulla piattaforma. Ha la possibilità di visionare direttamente in twago il profilo dei professionisti, il loro portfolio e le loro referenze dei precedenti clienti: un grosso risparmio di tempo nella selezione del professionista. Inoltre può scegliere se lavorare con agenzie oppure direttamente con freelance con i quali i costi possono essere nettamente inferiori.


    Il problema del controllo: mi sembra chiaro che il plus di queste piattaforme sia il prezzo e sicuramente anche la qualità derivante da una pluralità di proposte. Ma quanto è importante il project managing in progetti del genere?

    Twago è una piattaforma fortemente orientata al mercato europeo dunque la gestione della comunicazione non presenta grosse difficoltà dal punto di vista del fuso orario. Neanche la lingua in realtà è un ostacolo in twago, perché l´offerta nei vari Paesi è a sua volta orientata al mercato nazionale.

    Per l’Italia abbiamo infatti la piattaforma in italiano, clienti e professionisti italiani. La nostra decisione di “nazionalizzarci” è stata positivamente confermata dal fatto che, per esempio in Italia, l´80% dei progetti pubblicati è rivolto ai professionisti italiani, quindi pubblicati in italiano.

    Lavorare in twago, per fornitori di servizi, rappresenta piuttosto un’opportunità dal momento che chi sa parlare più lingue ha la possibilità di accedere anche a progetti internazionali (inglese, spagnolo e tedesco) e quindi maggiori opportunità lavorative.


    Il business model delle piattaforme è basato su una commissione (che nel vostro caso mi sembra anche piuttosto ragionevole). Credi che questo tipo di business model su cui alcuni player del settore (dimmi tu!) o di settori simili, stanno un pò marciando, possa mantenersi in futuro?

    Come hai giustamente sottolineato le commissioni di twago sono contenute e questo contribuisce sicuramente a rendere il business model competitivo e vantaggioso. Fino a quando la formula continuerà a dimostrarsi vincente non c’è ragione di credere in un’inversione di rotta nel prossimo futuro, poi è chiaro che ogni attività di impresa fa storia a sé - le commissioni applicate dagli altri player del mercato possono variare molto - quindi è difficile fare una previsione valida per tutte le aziende fondate su questo business model.

    Noi applichiamo una commissione che arriva al massimo al 7%, commissione che poi scende (anche fino a 0) per chi sceglie iscrizioni a pagamento.


    Esempi di piattaforme che hanno fallito ne conosci? Non inizia ad esserci un pò di ridondanza?

    La ridondanza riguarda prevalentemente il mondo del crowdsourcing, non quello dell’outsourcing.

    La realtà dell’outsourcing è già consolidata da qualche anno negli Stati Uniti grazie piattaforme come Elance e oDesk, che operano su scala internazionale. Per quel che riguarda il mercato europeo però è twago la piattaforma più utilizzata e, diversamente da Elance, che per esempio si rivolge per lo più al mondo delle traduzioni, la nostra piattaforma mette a disposizione dei clienti professionisti con competenze molto varie, ed in particolare programmatori, web e graphic designer, traduttori e articolisti.

    Solo in Italia ad oggi abbiamo più di 1200 clienti con più di 150 progetti al mese, quindi vengono offerte ai fornitori grandi opportunità. Mentre per chi cerca professionisti, vi è l’opportunità di accedere a più di 120.000 esperti sia italiani che internazionali.


    fonte immagine iniziale: operationstech.about.com


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