giovedì 9 febbraio 2012

Pinterest e il suo business model (segreto)...

Pinterest è il social network del momento. E su questo non ci piove. Tutti ne parlano, lo provano e cercano di capirlo. Non solo. In tanti immaginano già come utlizzarlo in strategie di marketing (a tal proposito il buon Diegoli fa un bel riassunto delle possibilità).

Ma Pinterest non si differenzia da tutti gli altri "nuovi social network" solo per il grande impatto (foto)grafico, gli spaventosi numeri di diffusione e il gran traffico che genera da profilo a sito internet.

Ciò che contraddistingue la giovane piattaforma a metà tra photo sharing e content curation è la lungimiranza che sta dimostrando nel ritagliarsi, fin da subito, un modello di business che gli garantisca prosperità.

Ma come, direte voi (e non solo voi!). Il sito è gratuito, non c'è ombra di pubblicità e i gift (le immagini-catalogo con tanto di prezzo, per intenderci) sono alla portata di tutti (provate ad aggiungere un prezzo in $ o € nella descrizione di un immagine e vedrete con i vostri occhi).

E allora?

E allora Josh Davis ha svelato il semplice arcano...
If you post a pin to Pinterest, and it links to an ecommerce site that happens to have an affiliate program, Pinterest modifies the link to add their own affiliate tracking code. If someone clicks through the picture from Pinterest and makes a purchase, Pinterest gets paid. They don’t have any disclosure of this link modification on their site, and so far, while it has been written about, no major news outlet has picked up on the practice or its implications.
La risposta sta tutta in un programma "segreto" (o quanto meno tacito dal momento che non si menziona da nessuna parte all'interno del sito) di affiliazione che coinvolge i pin degli utenti che rimandano a possibili acquisti online, sui quali il social network si prende una percentuale.

Dunque niente pubblicità ma affiliazione, al di fuori del solito triangolo dell'advertising tutto "interruzione - profilazione - impression", ma aggiungendo un costo di "intermediazione" al processo di acquisto online che nasce dentro il social network e si conclude nei siti di ecommerce dei partner.

Siamo ancora lontani da un "qualcosa di diverso", auspicato dal sottoscritto qualche tempo fa, eppure la pragmaticità di Pinterest (paragonatela per esempio al "difficile" business model di Twitter...) rappresenta un'importante novità per le dinamiche "tutto fumo e poco arrosto" tipiche dell'universo delle "social start-up".

In attesa di capirne di più, vi invito ad espirmere un'opinione sulla questione...

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