giovedì 26 luglio 2012

Vendere su Facebook è consigliabile oggi in Italia?

La possibilità di vendere online ha, in questo momento, sicuramente un buon appeal anche per le aziende italiane. Gli ultimi incoraggianti dati indicano che gli italiani spenderanno nel 2012 circa 16 miliardi di Euro in acquisti tramite ecommerce (ricerca eMarketer), con un trend che risulta in costante crescita.

Se a questo dato aggiungiamo che secondo IAB Europe "il 48% degli utenti italiani della rete dichiara che internet li aiuta a scegliere meglio i prodotti/servizi da acquistare" e che secondo Vincos circa 22 milioni di italiani sono iscritti a Facebook oggi in Italia risulta quantomeno lecito domandarsi se sia o meno il caso di inaugurare strategie di vendita diretta sul principe dei social network.

E la domanda a cui voglio provare a dare una risposta in questo post, valutandone specifici pro e contro, è proprio "vendere su Facebook è consigliabile oggi in Italia?"

Perché si:

  • Per i numeri: oltre al numero degli iscritti di cui abbiamo già parlato è importante sottolineare il tempo medio molto elevato trascorso dentro la piattaforma.
  • Per la penetrazione anagrafica trasversale di Facebook. In poche parole, il target dell'azienda (a maggior ragione aziende che hanno prodotti da vendere!) è presente praticamente per intero dentro alla piattaforma.
  • Perché Facebook offre ormai da tempo un'esperienza web totalizzante, nel senso che cerca (e spesso ci riesce!) di trattenere l'utente all'interno delle sue pagine, scoraggiandone la fuoriuscita. A causa di questo circolo chiuso che si viene a creare, può essere interessante far compiere all'utente una esperienza d'acquisto completa direttamente all'interno della piattaforma (dalla curiosità per il prodotto fino al suo acquisto).  
  • Perché tecnicamente è funzionale. Le pagine Facebook aziendali, all'interno delle Tab/App, consentono l'inserimento di qualsiasi tipo di applicazione e quindi anche di un ecommerce con stesse identiche funzionalità di quelli sviluppati su siti esterni. L'unica ristrizione riguarda lo spazio occupabile (nelle nuove pagine portato a 810 px di larghezza).
  • Perché può essere facilmente integrato con ecommerce già esistenti. La costruzione di un'applicazione di commercio elettronico all'interno di Facebook può essere facilmente integrata con un ecommerce esistente anche fuori da Facebook. Ci sono applicazioni, anche a basso costo (cito l'italianissima Blomming) che consentono di farlo in maniera davvero facile e abbastanza user friendly.
  • Perché si può pensare di rendere l'esperienza di acquisto più "sociale" sia per l'utente sia per l'azienda. Grazie alle dinamiche ormai consolidate di Facebook (like, share, amcizia) e alla sempre maggiore "profondità" dell'Open Graph si può dare libero sfogo alla fantasia riguardo le possibilità di personalizzazione e di integrazione dell'acquisto con altre iniziative volte ad amplificarne l'impatto nei confronti dei propri contatti (penso per esempio a sponsered stories e a contest specifici)


Perché no:

  • Perché Facebook è uno strumento di entertainment (per dirla politically correct!). Impossibile da negare il fatto che per la maggior parte degli utenti il gigante blu sia sinonimo di contenuti leggeri, foto e video divertenti (troppo spesso gattini!) e molto più raramente piattaforma a cui affidarsi per l'acquisto di prodotti magari costosi, magari seri, magari che necessitano una qualche riflessione prima di essere acquistati.
  • Perché avere un ecommerce su Facebook implica (almeno) avere una pagina. E per avere una pagina "sensata" è necessario attivare delle risorse (materiali, umane e temporali!) per la sua creazione e (ancora di più) per la gestione continuativa del flusso contenutistico che vada oltre il linguaggio commerciale e l'autoreferenzialità giustamente tipica di chi promuove un sito di commercio elettronico.
  • Perché le case history di facebook commerce di PMI e microimprese in Italia non sono eclatanti. In questi ultimi giorni ho cercato di trovare casi di successo di aziende che investono in questa modalità di vendita e purtroppo sono rimasto un po' deluso. Eccetto qualche caso isolato di cui abbiamo discusso anche sulla pagina Facebook del blog, o segnalato dal magazine online dello stesso Blomming la situazione sembra abbastanza desolante. E ciò deve per forza far riflettere (naturalmente vi chiedo di condividere eventuali case history italiane nei commenti al post).
  • Perché c'è una (abbastanza comprensibile) forte preoccupazione dell'utente medio nei confronti della cessione di dati sensibili a Facebook. E per completare una transazione di acquisto è necessario "lasciare sulla piattaforma" i propri dati bancari. Questo può essere un ostacolo, rappresentando il sito web tradizionale un punto di approdo più sicuro.

A questo punto credo che la cosa più saggia da fare, per passare da un discorso generale ad una risposta specifica applicabile alle singole situazioni aziendali sia misurare il peso, volta per volta, azienda per azienda, delle singole "voci" e capire in maniera molto sincera se, a livello squisitamente soggettivo, pesino maggiormente i "perché si" o i "perché no".

In funzione di ciò credo si possa esprimere in maniera abbastanza realistica se la vendita diretta attraverso Facebook possa essere un obiettivo sensato o addirittura consigliabile oggi per un'azienda italiana.

Che ne dite? Ho tralasciato qualche passaggio che reputate importante? Ci confrontiamo?

p.s. lascio in dote ai lettori questo interessante articolo (con annessa presentazione) di Leonardo Bellini che svela i 10 segreti per avere successo nel Facebook Commerce. Purtroppo, anche in questo ottimo documento pieno di spunti, noterete la mancanza o quasi di case history italiane (per non parlare di PMI!) che lascia aperta la discussione. Attendo il vostro contributo.

0 commenti:

Posta un commento

Condividi

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
 
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.