martedì 31 gennaio 2012

Twitter e quel filo grottesco tra attualità e autorità...

L'attualità riesce ad essere spesso beffarda.

E proprio nella settimana della tanto chiaccherata autocensura dichiarata da Twitter (avevo cominciato a raccogliere tutti i post sull'argomento ma ne sono stati scritti talmente tanti da perderne il conto...) ha del grottesco (nel accezione pirandelliano del termine) la notizia che apprendo da Punto Informatico, secondo cui due giovani britannici sono stati fermati dalle autorità statunitensi solo perchè avevano twittato di "voler distruggere l'America".

In realtà si riferivano esclusivamente al forte desiderio di "fare baldoria", una volta in vacanza...

Tutto ciò mi ha subito portato alla mente un'articolo, letto pochi giorni fa su un illustre blog francese, che dava notizia dell'evidente desiderio dell'FBI (dopo la chiusura di MegaUpload) di potenziare il suo apparato di monitoraggio del Social Web, attraverso la richiesta pubblica di costruzione di una nuova potente applicazione.

Vi invito a riflettere insieme a me, senza per forza tirare fuori toni allarmistici da grande fratello o da guerra fredda, ma cercando di trarre collettivamente le giuste conclusioni da queste vicende che un filo in comune, a mio modesto avviso, ce l'hanno...


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lunedì 30 gennaio 2012

La Liguria emula "Il mulino" alla ricerca di idee!

Si sa che una delle strategie migliori (non solo) nel Web sta nel "prendere" un caso di successo, farlo proprio e riproporlo adattato alla propria realtà personale, aziendale o eventualmente istituzionale.

E sia chiaro non c'è niente di male. Anzi...

Il nuovo progetto della regione Liguria "Il turismo che vorrei in Liguria" non è altro che una riproposizione (e non solo nel titolo!) in chiave istituzionale e turistica dell'illustre "Il mulino che vorrei" del Mulino Bianco (tanto per intenderci, il progetto che ha riportato negli scaffali dei supermercati italiani il mitico Soldino!).

Si tratta di una piattaforma di progettazione partecipata (poco più di un blog collettivo) in cui operatori del settore, enti, cittadini e turisti sono invitati a partecipare alla stesura del Piano del Turismo Triennale della Regione Liguria, attraverso la proposizione di idee originali e la possibilità di commentare quelle degli altri, il tutto in pieno stile 2.0, con tanto di divisione in categorie di confronto e tag sempre in vista.

Dando una rapida occhiata al sito bisogna ammettere che non manca la partecipazione e gli argomenti affrontati sono di vitale importanza per il territorio (per es. la questione delle Cinque Terre). Tuttavia la totale assenza di integrazione con i social network tronca ogni possibilità di viralizzazione dell'iniziativa che rimane relegata nel sito (forse per una scelta di community management difensivista e di prevenzione contro le "crisi social"?).

Da genovese comunque non posso fare a meno di valutare positivamente l'iniziativa, soprattutto se paragonata al "poco o nulla" fatto online fino ad oggi dalle nostre istituzioni (ne parla anche Robi Veltroni di Officina Turistica).

Poco a che vedere però con la campagna del Mulino che ha segnato davvero un'epoca del web marketing italiano. Poi, per il sottoscritto, c'è anche un valore emozionale. Mi fa tornare la mente al post numero uno di questo blog...

clicca sull'immagine per leggere la mia analisi sul Web Marketing di Mulino Bianco del 2009



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Tra innovazione e reputazione. Ci vediamo a Piacenza?

Non potevo certo restare indifferente ad un workshop studiato con il preciso obiettivo di fornire...

(...) Un percorso di lavoro costituito da una serie di approfondimenti pensati per condurre i partecipanti a sviluppare una chiara consapevolezza circa il potenziale di business insito nei diversi canali di comunicazione oggi presenti sul web.
"Innovation Marketing: fare marketing con innovazione" è un progetto formativo di Data For Business (società con cui collaboro ormai da tempo) a cui sono stato invitato a partecipare in qualità di relatore.
Il workshop si terrà a Piacenza, il 07/02, presso l'Hotel Ovest. 

Diciamo che ho colto la palla al balzo per proporre un'innovativo speech a "due voci", con la mia collaboratrice Emanuela Genovesi Picasso, in cui ci occuperemo di Social Web e confronteremo una visione tecnologico-strumentale (la sua!) con una sociologico-relazionale (la mia!). Credo ne vedremo delle belle!

Nello specifico, poi, il sottoscritto si occuperà di Web Reputation (o per meglio dire Brand Reputation) e delle criticità legate ad un utilizzo poco consapevole dei social media, argomento di estrema attualità visto gli ultimi "exploit" di Omsa, Groupon Italia e McDonald's.

Durante l'intensa giornata di formazione si parlerà anche della ridefinizione dell'identità e della privacy (anche aziendali!) dovute alla diffusione dei social network, del video come strumento "rigenerante" per tipologie di marketing online più tradizionali come l'email, di Web Semantico e app per il "mobile" come nuova opportunità di business per le aziende.

QUI potete trovare tutte le informazione "logistiche" e scaricare il programma della manifestazione.

E questa è la bella illustrazione creata per l'evento dalla bravissima Lucile Zahnd (clicca sull'immagine per scoprire tutti i dettagli del "magico mondo" dell'innovation marketing!):

Ci vediamo a Piacenza?


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venerdì 27 gennaio 2012

Twitter e i primi (difficili) passi...

Era un pò che volevo scrivere un articolo sui primi passi da compiere nell'abitare Twitter.

Poi qualcheduno l'ha scritto al posto mio. E lo ha fatto molto bene...
D'altronde la sinteticità dei 140 caratteri, la grammatica molto peculiare (fatto di #, @, RT, DM e TL...), la dinamica asincrona distante dall'amicizia facebookiana e la deontologia molto specifica, vanno a comporre un'alta barriera di accesso alla piattaforma per l'utente medio (come ben rappresentato dall'infografica sui 4 stadi di Twitter, di Lombok).





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mercoledì 25 gennaio 2012

Social search: com'è e come dovrebbe essere...

In questi giorni mi è capitato di discutere molto della social search di Google e delle sensazioni non proprio positive che ha suscitato nel sottoscritto (ma non solo...) a causa soprattutto di una possibile...
...perdita della neutralità di Google che, sebbene azienda privata, con obiettivi e scopi ben precisi, ha costruito su questa illusione il suo grande successo. Non credo che gli utenti siano disposti a tollerare a lungo lo strapotere monopolistico di "chi potrebbe farti vedere solo ciò che vuole farti vedere".
Diciamocelo chiaramente: questa sorta di imperativo ad utilizzare Google + per non rimanere esclusi dai benefici della nuova SERP ha il sapore di un ricatto bello e buono che va oltre perfino dagli schemi della filosofia tutta "bastone e carota" utilizzata spesso a Mountain View.

Non che ciò rappresenti una novità, ma così il motore di ricerca più celebre e utilizzato del pianeta (ma attenzione! Lo era anche Altervista a suo tempo!) potrebbe avere davvero esagerato.

E gli altri?

Gli altri non stanno di certo a guardare e dopo le critiche dirette (da Twitter le più eclatanti) ecco che un team di lavoro "misto" composto da ingegneri di Facebook, Twitter e Myspace ha creato provocatoriamente uno script (chiamato ancora più provocatoriamente "Don't be evil"!), con tanto di sito ufficiale, video ed esempi, che permette di dimostrare in pochi secondi la differenza di pertinenza e qualità tra una SERP dominata dal social layer di Google ed una ideale "contaminata", allo stesso modo da tutti i social network (tra cui Facebook, Flickr, Foursquare, Twitter...).

Fossi in Google io qualche riflessioncina in merito la farei: dov'è finita l'attenzione per l'utente, primo dei suoi comandamenti aziendali? Davvero gli conviene giocare a "fare il Microsoft" della nuova decade? E' forse giunto il tempo per gli utenti di cercare nuovi strumenti di ricerca nel Web?

Voi che ne dite?


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lunedì 23 gennaio 2012

I segreti di Instagram [ricerca]

Instagram è uno dei fenomeni del momento: in molti lo indicano come il social network del 2012, sta superando (i 15 milioni di utenti e...) Foursquare nella corsa ad essere la social mobile app più diffusa sul globo (e considerando che per il momento "gira" solo su iOS non è poco!). Lo sbarco di Obama inoltre gli ha dato la definitiva consacrazione mediatica.

Ma quali sono i segreti del successo di questa piattaforma contraddistinta da una community di fedeli così attiva e creativa?

Per sviscerarli ho utilizzato una tecnica di ricerca già sperimentata appieno con il tema Foursquare Vs Privacy e parzialmente per carpire le potenzialità di Tumblr: mi sono rivolto a chi davvero avrebbe potuto soddisfare le mie (e vostre, immagino!) curiosità sull'argomento, ossia utenti ad alta consapevolezza della piattaforma, scovati nel mio network di contatti (blog, pagina facebook e twitter), e gli ho posto una serie di domande in quella che si è trasformata in una vera e propria intervista collettiva.

In seguito ho rielaborato le risposte e ho raccolto alcuni dati sul fenomeno, sintetizzando il tutto in una presentazione già disponibile sul mio spazio slideshariano.

Questi, secondo i miei interlocutori ed il sottoscritto, i veri segreti di Instagram:
  • Semplicità di utilizzo e rapidità di condivisione.
  • Fotografia e internet mobile costituiscono un mix esplosivo.
  • Le foto raccolte e arricchite con semplici filtri risultano spesso di buona qualità, spontanee e di effetto. Chiunque senza particolari competenze fotografiche può essere soddisfatto delle proprie foto.
  • Una community numerosa, frizzante, eterogenea di fedeli che hanno dato origine ad un network di numerose micro-community, dando un’anima “fisica” all’applicazione.
  • Intorno ad Instagram (soprattutto per ovviare ai suoi difetti) è sorto un frizzante universo di applicazioni che ne ha esteso e potenziato l’utilizzo, rendendolo popolare.
  • Come strumento di engagement, raccoglitore di contenuti smart e piattaforma di stortytelling, Instagram è appetibile per i brand sopratutto dei settori moda, turismo, food ed editoria.
Ed eccovi tutta la presentazione. Sentitevi liberi di commentare, approvare, disapprovare, condividere o ignorare...



Un sentito ringraziamento a chi mi ha dedicato parte del suo tempo:

Alessandro Fortuna – Tra le altre cose... Community Manager Instagramers Piceni

Ilaria Barbotti – Tra le altre cose... Community Manager Instagramers Italia

Alessandro Fontana – Tra le altre cose... si occupa Marketing Turistico e Fotografia

Rocco Rossitto – Tra le altre cose... Community Manager Instagramers Catania

Giuseppe Brambilla – Tra le altre cose... Social Media Strategist

Luca Della Dora – Tra le altre cose... si occupa di Social Media e ama la fotografia


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giovedì 19 gennaio 2012

Facebook è il Web (o almeno il Social Web)!

La notizia del giorno è la messa in pratica del disegno annunciato da Facebook in settembre: arrivano le Social App e il gigante blu si mangia un'altra bella fetta del Web (per dirla con le parole dell'attenta Tecla Notti).
Tutto il Web ne parla (a fine articolo una serie di link di valore che vi possono essere utili per approfondire) ma in pochi si sono accorti dell'incredibile evoluzione dell'open graph e di tutto il suo potenziale: Facebook è forte, anzi fortissimo, perchè in questo momento rappresenta, per l'utente medio, l'esperienza completa di ciò che si può fare sul Web. In un certo senso Facebook è il Web, o quantomeno è il Social Web.

Il tanto agognato "strato sociale", ricercato con fin troppa ansia da Google per implementarlo al motore di ricerca, in Facebook è stato composto pezzo per pezzo, mattone per mattone fin dalla sua nascita ed è ampiamente comprensibile se riflettiamo sull'evoluzione del grafo:
  • l'ossatura forte di questa rete è stata composta dando la possibilità agli utenti di collegarsi tra loro mediante la relazione di amicizia.
  • in seconda battuta è stata data agli utenti l'opportunità di dichiarare esplicitamente tramite il "like" la relazione con un "oggetto", cosa che ha permesso di arricchire il grafo di un ulteriore livello di "profondità".
  • oggi, infine, attraverso il lancio delle social app, Facebook offre agli utenti (ma gongolano soprattutto i Facebook Developers) la possibilità di declinare ulteriormente il "mi piace" in qualsiasi altra azione sia possibile compiere nella vita reale oltre che nel Web (ulteriore prova della chiara ibridizzazione in corso dell'identità nel social web). Aspettatevi pertanto il proliferare delle actions come leggere, cucinare, correre, ascoltare e chi più ne ha più ne metta...
Non solo in questo momento l'open graph di Facebook è ciò che c'è di più prossimo ad una concezione semantica del web (da cui Google si tiene inspiegabilmente alla larga), ma la lista delle prime 60 applicazioni disponibili (non a caso ci sono Pinterest e Foodspotting, due tra i servizi del momento!) trasforma Facebook in uno strumento che va ben oltre il network sociale e rappresenta per l'utente un sistema chiuso e completo da abitare per soddisfare tutte le proprie esigenze (che non dimentichiamoci tendono quasi sempre all'entertainment!)

Che cosa ne pensate della mia visione? Attendo fiducioso i vostri commenti!

Nel frattempo eccovi una breve lista dei migliori articoli italiani sull'argomento:

http://www.davidelicordari.com/le-nuove-applicazioni-per-la-timeline-di-facebook/ di Davide Licordari
http://punto-informatico.it/3403290/PI/News/facebook-applicazioni-timeline.aspx di Mauro Vecchio (Punto Informatico)
http://wearesocial.it/blog/2012/01/facebook-lancia-le-app-nella-timeline di Stefano Maggi (We Are Social)
http://www.webinfermento.it/facebook-open-graph-e-nuove-app-in-arrivo-in-questi-giorni-news/ di Dario Ciraci (Web in Fermento)



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martedì 17 gennaio 2012

Costa di più la pubblicità su Google o su Facebook?

Costa di più la pubblicità su Google o su Facebook?

Anche se non siete esperti del settore, ma semplici appassionati delle dinamiche del Web Advertising, sono sicuro che una domanda di questo tipo vi sia passata per la testa (almeno) qualche volta.

Oggi proveremo a trovare una risposta plausibile.

Prima di tutto riflettiamo su quello che ci dicono gli stessi Google Adwords e Facebook Ads (e chi li conosce davvero bene!), per quanto riguarda il meccanismo di offerta (presente chiaramente in tutte e due le piattaforme) e di visibilità dell'annuncio.

La dinamica di Adwords è perfettamente spiegata in questa (parte di una) infografica realizzata da PulpMedia, già utilizzata dal sottoscritto in un precedente post...


Per approfondire ulteriormente vi consiglio di dare un'occhiata alla guida ufficiale.

Per quanto riguarda Facebook, invece (come riportato da Facebook Strategy,  risorsa italiana tra le più valide in materia)...
(...) la posizione, visibilità ed il costo degli annunci è influenzato da un punteggio di qualità calcolato in base ai seguenti fattori:

1. Offerta Massima;
2. Performance;
3. Rendimento nel Tempo.

Interessante notare le similitudini per quanto riguarda l'importanza del punteggio di qualità (o quality score) che ci impone subito una riflessione: in entrambe le piattaforme, i costi dipendono anche dalla bravura di chi gestisce la campagna (ricordate il celebre motto di Alpitour...?!?).

Altra riflessione fin banale che emerge subito è la "questione concorrenza". In entrambe le piattaforme, essendo presente il meccanismo dell'offerta, risulta evidente che più offerte ci sono (e quindi più concorrenza nel settore di riferimento, che sia definito da parole chiave o interessi degli utenti) più i costi saranno elevati.

Ma se volessimo cercare di confrontare in qualche modo i CPC (cost per click) medi, settore per settore? Ci si può provare confrontando due ricerche, pubblicate rispettivamente da WordStream e Flowtown, che si concentrano proprio sui costi della pubblicità per settore. Diamo un'occhiata...

Queste le "categorie" di keyword più care su Google...


E questo il costo per click, stimato nei diversi settori, su Facebook...


Difficile paragonare tra loro questi dati. Ciò che possiamo provare a sottolineare deriva da una corrispondenza di alcuni settori più cari di altri (su tutti assicurazioni, servizi bancari o finanziari, ma anche internet e più in generale telecomunicazioni/informatica) su entrambe le piattaforme. Corrispondenza che invece non appare confermata per esempio nel settore turismo (tra i più competitivi su Adwords e non su Facebook) o per quanto riguarda l'ecommerce.

Voglio chiudere con una serie di riflessioni sull'argomento molto istintive, che derivano dalla mia esperienza personale di utilizzo professionale sia di Adwords sia di Ads. Mi piacerebbe davvero che su queste osservazioni, "non documentate", potessimo dibattere insieme:
  • Google Adwords è ancora, in linea generale, più caro di Facebook Ads. Eppure il gap tra i due si sta riducendo. Ho ravvisato un'evidente impennata dei costi a partire dalla seconda metà del 2011 in poi, dovuta probabilmente all'aumento degli annunci e quindi della competitività su Facebook; 
  • l'impossibilità di paragonare in maniera davvero esaustiva parole chiave (Adwords) e profilazione degli utenti (Fb Ads) lascia molti interrogativi aperti e non consente di poter esprimere un giudizio "definitivo"; 
  • ho l'impressione (ma correggetemi se sbaglio) che più si profila un annuncio su Facebook (ed il target diminuisce) più i costi della pubblicità aumentino, dinamica se vogliamo opposta a quella di Google, in cui più l'annuncio è "di massa" (in base alla concorrenza sulla specifica parola chiave) più è caro.
    • quella che provocatoriamente ho proposto all'inizio di questo post non è la domanda giusta. La differenza alla base delle dinamiche pubblicitarie delle due piattaforme impone di domandarsi, piuttosto che quale sia la più costosa delle due, quale sia la più adatta a seconda delle circostanze. E' chiaro che in alcuni settori (ma forse meglio dire, in alcune iniziative!) sarà più conveniente usare una tipologia di pubblicità piuttosto che un'altra.

    p.s. e non dimentichiamoci di Twitter...


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    mercoledì 11 gennaio 2012

    Su Google, la search e il social layer...

    E così è arrivata la social search di Google. Non è che sia proprio una novità, visto che ne abbiamo avuto un assaggio per qualche tempo grazie all'accordo che Google strinse con Twitter, finito poi non benissimo ... (anzi direi proprio male, visti gli ultimi cinguettii  a dir poco affilati di Twitter).

    Dal momento che da più parti mi è stato chiesto un parere, ho deciso di condividere la mia opinione qui, di getto, istintivamente come al solito, sotto forma di brevi riflessioni:
    • siamo finalmente dinnanzi al completamento di un progetto che ha terribilmente assillato Google negli ultimi anni. E' un pò che si percepisce questo stato tormentato di Big G, quasi come se il conflitto con Facebook gli avesse fatto perdere la sua tipica aplomb e portato a compiere una serie di errori di valutazione. Hanno voluto il social layer a tutti i costi? E ora ce l'hanno (in realtà il suo funzionamento dipende inevitabilmente dal successo di massa critica di G+... Un social layer senza utenti è molto poco social!)
    • come in molti hanno scritto, l'accoppiata Google - G+ non è altro che una risposta bella e buona al binomio Bing - Facebook, che negli USA stava cominciando a rosicchiare quote. Interessante, in questo senso, il parere del Tagliaerbe che ravvede nelle due accoppiate un risultato simile passando per due strategie opposte: se il + di Google (scusate l'inevitabile gioco di parole) è stato quello di aggiungere al motore di ricerca uno strato sociale, il completamento di Facebook potrebbe essere quello di aggiungere uno strato di ricerca (grazie a Bing) all'Open Graph... E la direzione sembra quella. Forse si risolverà una volta per tutte la battaglia tra "l'algoritmo e il grafo"...
    •  ci sono una serie di sensazioni non positive che mi balenano in testa, fin dal momento dell'annuncio di Google. La prima è legata ad un'idea di perdita della neutralità di Google che, sebbene azienda privata, con obiettivi e scopi ben precisi, ha costruito su questa illusione il suo grande successo. Non credo che gli utenti siano disposti a tollerare a lungo lo strapotere monopolistico di "chi potrebbe farti vedere solo ciò che vuole farti vedere". La seconda è contraddistinta dalla paura  della "filter bubble" concetto di Eli Parisier che si focalizza sulla perdita definitiva della serendipità e sul chiudersi del web in tanti compartimenti stagni personalizzati che può nascondere gravi minacce di controllo sociale.
    • altra cosa che mi lascia un pò perplesso è la totale mancanza di semantica. Io che ho sempre pensato al Web Semantico come alla soluzione definitiva per il raggiungimento di pertinenza e qualità nella ricerca, e reputavo Google l'unico in grado di massificare questa rivoluzione (che da troppi anni è un "colpo in canna" che continua ad essere rimandato, nonostante le applicazioni semantiche spopolino, vedi Siri) resto deluso dinnanzi a quella che sembra un'esclusione dagli "ingredienti della ricetta". Ma su questo prometto di approfondire maggiormente.

    A questo punto lascio a voi la parola. Che ne dite?


    UPDATE: per un approfondimento sulla questione dei "beni comuni in internet", molto relazionata con l'argomento social search, vi invito caldamente a leggere questo ottimo articolo di Luca De Biase, con cui mi sento di concordare in pieno.


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    lunedì 9 gennaio 2012

    Da critica a crisi: la difficoltà nella gestione di pagine Facebook

    Groupon Italia e Omsa sono solo gli ultimi esempi di pagine Facebook in cui la critica degli utenti si è trasformata in autentica crisi comunicativa.

    Ne ho discusso a lungo anche sulla pagina Facebook ma, nonostante il coinvolgimento di molti lettori (tra cui vari esperti di web marketing),  ho constatato la difficoltà nel fornire soluzioni univoche per rientrare da situazioni così "infuocate" (per esempio ecco due dibattiti sviluppati con i miei lettori, rispettivamente sui casi Groupon Italia e Adamello Ski).

    Le similitudini che emergono in questi casi (ho tralasciato la telefonia perchè rappresenta un settore che merita un'approfondimento a parte, magari la prossima volta!) sono evidenti e derivano da problemi che vanno chiaramente oltre il community management (voglio sottolineare che questo post non è pensato per approfondire il business model di Groupon o la politica dei licenziamenti di Omsa).

    In questi casi appare difficile "difendersi" e le normali strategie di gestione di crisi comunicativa non possono portare a grandi risultati. Anzi spesso qualsiasi cosa si faccia, si finisce col peggiorare la situazione. Ecco spiegato il perchè del silenzio prolungato, alternato a risposte scorbutiche e nevrotiche, adottati spesso in situazioni del genere da chi gestisce gli account.

    Ribadendo ancora una volta la necessità di una totale trasparenza aziendale, come conditio sine qua non di una scesa in campo nel social web (la trasparenza conduce alla fiducia che conduce al rafforzamento del brand e al conseguente engagement degli utenti), non posso non constatare come sia ancora profondo lo scollamento tra chi gestisce l'azienda e chi gestisce il marketing dell'azienda.

    Sebbene non sia obbligatorio essere su Facebook (o su Twitter, o su YouTube!), i vantaggi dell'interazione con l'ambiente del social web sono evidenti anche per le aziende. Eppure c'è un "rovescio della medaglia"...

    Proprio perchè si tratta di un ambiente caldo, reale, passionale ed istintivo ("sociale" nella sua accezione più spinta!) non è possibile (e per fortuna!) dominarlo seguendo una serie di regolette. Ci si deve prendere le proprie responsabilità, ancor di più nel caso di scelte impopolari. E in questo, il "reparto marketing" da solo non può fare molto.

    Altrimenti si finisce per "alzare bandiera bianca"... e correre ai ripari con decisioni estreme come eliminare la possibilità di commento, e con questa il dialogo, la conversazione, la condivisione e tutto ciò che contraddistingue le dinamiche del social networking.

    Per la cronaca, oggi LavoriCreativi, con la pagina Facebook sotto assedio degli utenti ormai da tempo, ha optato proprio per questa drastica possibilità.


    E come soluzione mi appare davvero triste. Anche perchè il senso di una pagina Facebook senza possibilità di commento è forse lo stesso di una landing page senza form...

    Un buon punto di partenza (come suggerisce Leonardo Bellini) potrebbe essere quello di fissare chiaramente le linee guida della presenza sociale dell'azienda, tramite una policy accurata nella pagina e valutare oggettivamente ogni tipologia di critica cercando di classificare, analizzare e, solo in seguito, agire.

    Tuttavia questo può non bastare, specialmente quando la crisi è già avviata, come dimostra il "gran successo" della social netiquette della pagina di Groupon Italia, calpestata metaforicamente da migliaia di utenti imbufaliti.

    Che cosa si può fare quindi?

    Probabilmente la soluzione sta "a monte", sta nel prevenire, sta nel pianificare con cura, sta nel capire "quando è il caso e quando no", sta (soprattutto) nel non pensare a Facebook e Twitter come ennesimi canali pubblicitari da invadere, ma ad ambienti "democratici" difficili da governare.

    Perchè, nonostante si sovvenzionino quasi esclusivamente con l'advertising, (e su questo dovrei aprire un'altro enorme capitolo) i social network non sono canali pubblicitatari ma ponti di contatto con le persone che li abitano, nodi cruciali in cui l'azienda si mette a nudo, scende dalla sua torre d'avorio, si lascia guardare, analizzare e giudicare.

    E questo non è poco.

    Che ne dite?


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    domenica 8 gennaio 2012

    Sulla (non) evoluzione della pubblicità

    Pochi giorni fa, disquisendo sul sempre più prossimo rinnovamento della piattaforma pubblicitaria di Twitter, mi sono lanciato, in maniera piuttosto provocatoria, nel criticare l'univoco modello di business dei social network, basato sempre e comunque sulla pubblicità...

    Mi viene subito da sottolineare il fatto che un'altra piattaforma di social networking si lancia nella pubblicità, fino ad oggi  unico possibile sviluppo di business anche per i social network. Un pò triste forse pensare che il tanto decantato "nuovo marketing conversazionale" sia sempre più condizionato da logiche legate a "vecchie dinamiche pubblicitarie"...
    Questa affermazione abbastanza forte (lo ammetto) ha creato un'interessante dibattito, a partire dai commenti all'articolo. Oggi voglio aggiungere un ulteriore tassello, che mi ronza in testa già da un pò e su cui vi invito naturalmente a dire la vostra.

    Un'infografica di Infolinks sull'evoluzione storica della pubblicità, mi ha defintivamente convinto che l'advertising sia un fenomeno connotato profondamente da dinamiche vecchie, antiquate e poco rinnovate.

    Se ci pensate, la pubblicità, fin dalla notte dei tempi (identificata nell'infografica con l'epoca degli egizi) si basa su tre insostituibili pilastri:
    • impression di ogni tipo a base di cartelloni, spot, banner, annunci o quant‘altro da far vedere agli utenti;
    • profilazione più o meno targettizzata dell‘audience, obiettivo del messaggio promozionale;
    • interruzione dell‘utente, la cui attenzione viene colpita (o quanto meno dovrebbe essere colpita) mentre sta facendo qualcos‘altro.

    Non credo di dire un'eresia all'affermare che la quasi totalità del web advertising attuale, si appoggi ancora su questa massima:
     
    far vedere (o sentire, o spesso entrambi!) qualcosa a qualcuno scelto proprio perchè sta facendo un qualcos'altro di specifico.

    D'accordo. Sono cambiati gli strumenti, i canali e gli utenti. Eppure le variazioni sono più figlie di un'evoluzione "tecnologica" degli strumenti che veicolano il messaggio, piuttosto che "filosofica".

    La dinamica dell'advertising è sempre la stessa e la fastidiosissima pubblicità su YouTube, prima che parta il video scelto, sembra essere stata concepita proprio per testimoniarlo.

    O mi sto sbagliando?

    Update: ho appena scoperto gli annunci pubblicitari in "stile radiofonico" su LinkedIn e li trovo davvero imbarazzanti. Siamo nel 2012 e non nel 1912...


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    giovedì 5 gennaio 2012

    Il paradosso Kodak

    Può una delle aziende che ha fatto la storia della fotografia trovarsi al limite del fallimento, proprio mentre la stessa fotografia sta attraversando un periodo di grande splendore testimoniato da un evidente aumento degli "apparecchi fotografici" (ormai "quasi tutto fa foto"!), dai considerevoli numeri del photo sharing, dal boom di applicazioni basate proprio sulla fotografia (Instagram su tutte!) e sulla commistione tra reale e digitale che ha nella fotografia geolocalizzata uno dei punti di forza?

    Evidentemente si.

    Oggi, leggendo delle vicissitudini di Kodak, che versa in condizioni critiche, ho deciso di condividere questo paradosso con i miei lettori chiedendomi/gli (provocatoriamente) se proprio il Web avesse contribuito ad affossare la celebre ditta di Rochester.


    Si è sviluppata un'interessante discussione, di cui riporto alcuni passi (pronto ad aggiornare in caso di ulteriori interventi. Update del 6/01 ore 18.00!)...



    Che cosa ne dite?


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    mercoledì 4 gennaio 2012

    La tranquillità dello sviluppatore (in Facebook)...

    Secondo una ricerca presentata a Berlino, poco prima di Natale, da Twago, celebre piattaforma europea di offerte di lavoro IT in outsourcing, gli sviluppatori Web sono le figure professionali più richieste in ambito "informatico".

    Interessante notare che la programmazione dei social network (Facebook in particolare) entra per la prima volta nella top 10 delle professionalità più richieste per progetti di lavoro nel 2011.

    Per la cronaca... (ma non avevo dubbi) gli sviluppatori in  PHP, HTML, MySQL, CSS e Javascript occupano le prime cinque posizioni della classifica.



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