giovedì 28 giugno 2012

Turismo: dal non-viaggio all'esperienza reale [guest post]

E venne il giorno dell'esordio in questo blog per Alessandro Fontana, uno dei professionisti con cui interagisco in maniera più proficua e continuativa attraverso il Social Web. Alessandro, che si occupa di promozione territoriale e web marketing, ci invita oggi a riflettere sull'evoluzione delle dinamiche del turismo in epoca di social network. Vi invito a partecipare nei commenti al blog e vi auguro buona lettura!

Le città non sono più dei grandi Zoo

Sta lentamente finendo l’era in cui tutti i turisti giravano la città all’interno della loro bolla di sicurezza, guardando e fotografando da sopra i pullman le attrattive principali di ogni città.

Un approccio dettato dal non volere il contatto con un mondo estraneo alla propria sfera di vita, un mondo fuori dai propri canoni, diverso.

La comunicazione e la promozione turistica, negli anni passati, sono state caratterizzata principalmente dall’idea dominante di promuovere un pacchetto, l’all-inclusive la faceva da padrone all’interno del panorama dei viaggi.

I viaggiatori cercavano la non-esperienza, gli operatori rispondevano con un non-viaggio.

La costruzione dei villaggi turistici creava isole felici dove i turisti, ignari del patrimonio che stavano perdendo, vivevano la loro fuga dalla realtà quotidiana in tutta serenità. Senza preoccuparsi di avere un contatto con la realtà visitata.

Il turista fai-da-te era braccato, ricordate la pubblicità Alpitour?

Poi le cose cominciarono a cambiare, chi viveva la fase del desiderio di viaggio cominciava a prendere più consapevolezza della destinazione scelta. Cominciava a sentire la necessità di un valore aggiunto.

Il Viaggiatore voleva tornare arricchito nel suo bagaglio esperienziale.

Comincia quindi la grande ascesa di uno dei protagonisti del turismo odierno: Il Web.

Le comunità si sviluppano su internet, si creano nuove connessioni e si scambiano pareri ed esperienze. Il desiderio di viaggiare comincia a formarsi anche in relazione alle esperienze vissute dagli altri, dai racconti, dalle fotografie.

I social media amplificano questo effetto a dismisura, le comunità continuano la loro crescita esponenziale. I contenuti multimediali si moltiplicano, chiunque debba fare un viaggio prima cerca la propria destinazione su google, magari decide di organizzare la propria vacanza in via del tutta autonoma.

L’esperienza acquisisce un ruolo chiave.

E gli operatori turistici?

Alcuni prima di altri capiscono il cambiamento del mercato, si adattano, smettono di vendere pacchetti e cominciano a creare esperienze. Capiscono che ciò che il viaggiatore cerca non è più una non-esperienza, adesso c’è la necessità di creare qualcosa di reale, c’è la necessità di inserire un valore aggiunto ai propri prodotti.

Il tour sull’autobus scoperto ha stancato, adesso il viaggiatore vuole passeggiare per le strade della città che visita, sentirne gli odori, ascoltarne i suoni e godere dei colori che lo circondano.

Altri operatori vedono il cambiamento del mercato, capiscono che devono modificare il proprio atteggiamento ma lo fanno in maniera sbagliata. Usano nuovi mezzi di comunicazioni e tecnologie per veicolare messaggi vecchi. Cartoline e pacchetti.

Oggi i Social Network permettono di creare una relazione ed un contatto tra viaggiatore e destinazione che prima era impossibile. Bisogna sfruttare questo vantaggio, far capire che la destinazione è viva e non è una semplice cornice. Ogni città ha la sua cultura e la sua storia ed oggi chi si occupa di Destination Management può sfruttare le potenti armi messe a disposizione dal web per rendere queste peculiarità palpabili. Con un post su un blog si può trasportare il turista all'interno di un mercato storico, le immagini di tramonti e scorci naturalistici d’impatto hanno sempre un risvolto emotivo. 

A chi non piace vedere un mare cristallino e sognare di fare un tuffo? Oggi, però, non basta. Il viaggiatore vuole andare a fare un tuffo in un mare splendido, vuole visitare una città ricca di monumenti storici ma vuole anche vivere un’esperienza unica e difficilmente ripetibile. Tramite il web bisogna far capire ai potenziali viaggiatori che quell’esperienza è a portata di mano, basta volerla provare.

Bastano le prime due tesi del Cluetrain Manifesto per prendere coscienza del cambiamento che è avvenuto:
  • I mercati sono conversazioni
  • I mercati sono formati da esseri umani, non da segmenti demografici.

Quando tutti gli operatori si renderanno conto di questo cambiamento sarà già troppo tardi? Si sarà già creata una nuova tendenza che detterà nuove regole per il turismo moderno?

Quali saranno le tendenze del turismo del futuro?

Forse risulta difficile descriverle in maniera esaustiva, forse ci stancheremo delle esperienze e torneremo a cercare delle bolle in terra straniera?


Alessandro Fontana è...

Dopo tanti cambiamenti di rotta nella mia vita sono sbocciate due passioni: Il Web ed il Turismo. Ormai, a mio parere, legate indissolubilmente. Da una terra con ampio potenziale turistico come la Sicilia mi occupo di promozione territoriale e web marketing, con uno spiccato interesse nei confronti dei sistemi di Destination Management. Attualmente studente in Scienze del Turismo ma finalmente in vista della laurea, se volete conoscere qualcosa in più di me basta visitare il mio blog: http://www.alessandrofontana.eu/blog/cosa-ho-fatto in una ventina di righe vi racconto gli ultimi dieci anni della mia vita.

Immagine in alto tratta da questa interessante infografica sull'evoluzione del social travel.


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lunedì 25 giugno 2012

La qualità, i social network e l'esempio dei bomboloni alla crema

E' qualche tempo che rifletto in maniera approfondita sulle possibilità che si hanno per far emergere chiaramente, attraverso la comunicazione online, il concetto di "qualità" associato ad un servizio/prodotto aziendale.

Per cercare di condividere queste mie riflessioni ho deciso di riportarvi, pari pari, l'esempio dei bomboloni alla crema, nato in una pausa caffè durante Evoluzione Digitale (uno degli ultimi eventi a cui ho partecipato in qualità di relatore) e figlio di una discussione con un interessantissimo signore di mezza età che stava presenziando alla giornata di formazione.

"Vedi quelli (indicando il vassoio dei bomboloni alla crema)...".

"Ecco, quelli sono proprio i migliori bomboloni alla crema di Trento..."

"E neanche l'ombra di un sito, di una pagina Facebook. Niente di tutto quello che ci stai raccontando. Eppure tutti lo sanno che sono i più buoni di Trento. Sai com'è... il passaparola..."

"Io sono sicuro che chiunque li prova, poi non se li dimentica più. Ma con un sito internet come fai a sentirne il gusto, l'odore, la freschezza. Mica possono mandare a tutti un piccolo bombolone per farglielo assaggiare!"

A quel punto, colpito dalla lucida riflessione del mio "compagno di colazione" e convinto dagli avvenimenti (pochi giorni prima mi era capitata una situazione analoga, in un piano di comunicazione online per un prodotto di bellezza) che fosse il tempo di affrontare direttamente la "questione qualità" mi sono lanciato in un discorso che riassumo, così a mente, nelle righe che seguono...

Hai ragione! Effettivamente attraverso un sito internet è molto difficile poter ambire al passaggio di sensazioni quali il gusto, l'odore o la freschezza, sensazioni che il tuo interlocutore può provare solo ed esclusivamente se è messo davanti al prodotto. 


E' anche vero che probabilmente non puoi mandare un bombolone di prova in ogni casa della regione per farlo assaggiare... Ma sai che cosa puoi fare? 


Puoi creare uno spazio "intorno" al tuo prodotto, uno spazio online in cui sia facile, anzi facilissimo, per chi ci capita (o ci fai capitare...) prima di tutto riconoscere il tuo bombolone, ma proprio il tuo (perché lo ha già provato, e lo riconosce, d'altronde mi hai detto tu stesso che sono i bomboloni migliori di Trento!) e poi poter esprimere la sua opinione riguardo al sapore, all'odore e alla freschezza del bombolone. 


E sai cosa succederà se fai questo in maniera professionale facendoti seguire da qualcuno che queste cose le sa fare? Entro breve le persone che arriveranno allo spazio costruito, se i  bomboloni sono davvero così buoni, non solo lasceranno il loro commento, ma innescheranno un processo per cui altre persone, magari loro conoscenti, arriveranno sullo stesso spazio e faranno lo stesso. 


Niente di più, niente di meno di quello che succede attraverso il passaparola di cui tu mi parli. E a quel punto allora, anche chi a Trento non ha ancora assaggiato quei bomboloni per una ragione qualsiasi, prima o poi (più prima che poi se ti affidi a qualcuno di bravo!) arriverà in quello spazio e vedrà che quei bomboloni non sono i più buoni di Trento perché c'è scritto nell'intestazione della pagina. Sai, quello lo "dicono" tutti. 


Ma capiranno che i tuoi bomboloni sono davvero i più buoni perché vedranno i proprio concittadini che hanno espresso in massa gradimento per quel bombolone li. Si proprio quello. E' così che si passa online il concetto di qualità. Ci vuole un po' più di tempo, ma una volta innescato questo passaparola va più veloce dell'altro e magari oltre che a Trento quei bomboloni cominceranno a volerli a Bolzano e perché no anche a Verona...

Credo che questo esempio pratico (nello specifico anche estremamente piacevole a livello culinario!) possa aiutare a comprendere quali possano essere i vantaggi dati dall'attivare una strategia di social media marketing per servizi/prodotti davvero di qualità.

Naturalmente mi preme sottolineare che anche l'immagine coordinata, la cura dei testi, l'usabilità delle piattaforme, l'investimento in customer support (e cito solo le prime cose che mi vengono in mente!)  possono contribuire a "far passare" l'alto livello del marchio.

Tuttavia i testimonial dal basso possono fare la differenza e risultare decisivi nel processo di acquisto (ben più complesso che quello di brand awareness) che poi è quello che fa la differenza a livello di fatturato.

Che cosa ne dite? Attendo con ansia le vostre opinioni.


p.s. l'utilizzo dei social network per aziende che NON hanno prodotti/servizi di qualità lo vediamo un'altra volta... ;-)


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venerdì 22 giugno 2012

Cosa devi sapere sugli #influenzer (6)

Continua inarrestabile la marcia della prima serie a fumetti dedicata al mondo degli "influenzer" e distribuita solo su questo blog e su uno spazio Pinterest dedicato

Nella settimana in cui non sono mancate le polemiche sull'iniziativa di blogger engagement delle FS e in cui si è parlato ampiamente di influencers  allo State of The Net, ci siamo voluti concentrare su uno dei pregi/difetti (a seconda dei punti di vista!) dei "prezzemolini del web": il multitasking sfrenato con conseguente frammentazione dell'identità...

clicca sull'immagine per ingrandirla

Per questa settimana è tutto. Vogliamo però salutarvi e ringraziarvi per il piccolo seguito che si sta creando intorno a questo piccolo progetto che ha il duplice scopo di far sorridere (prima di tutto) e rivalutare il possibile impatto delle illustrazioni per attività di comunicazione online. 

Direi che ci stiamo riuscendo, visti anche certi apprezzamenti arrivati dalla blogosfera...



Alla prossima! :-)




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mercoledì 20 giugno 2012

Promoted Post di Facebook? Provati!

Avvertenza per il lettore: questo articolo sui promoted post di Facebook presenta (anche) contenuto di tipo tecnico e linguaggio specifico del settore. Nel caso qualcosa non vi risulti chiaro siete invitati a chiedere maggiori informazioni attraverso i commenti al post.

Qualche tempo fa sono rimasto piuttosto colpito dalla notizia che Facebook avrebbe introdotto, in via sperimentale, la possibilità di dare una "spinta a pagamento" ai post pubblicati sulle pagine (scelta abbastanza criticata dalla blogosfera internazionale).

Da una decina di giorni circa questa opportunità è diventata reale (per molti marketer) e nelle pagine che gestisco è apparso il fatidico pulsante "promote" (in basso a destra su ogni contenuto pubblicato).

Appena ne ho avuto l'occasione ho provato a creare un promoted post e sono qui per testimoniare com'è andata.

Prima di tutto è giusto dire che il mio esperimento è stato fatto su una pagina di Facebook con 5/6000 fan, su un post di per sé abbastanza cliccato (poi vedremo i dati) con al suo interno testo e video.

C'è anche da sottolineare che il pannello di attivazione di questo tipo di pubblicità è molto semplice e snello e presenta le seguenti peculiarità:
  • si può scegliere tra una serie di budget "alternativi" (nel mio caso 5 o 9 €);
  • ognuno dei budget (non sempre in realtà perché a volte non vi sono indicazioni esatte) è associato ad un numero di utenti raggiungibili attraverso l'iniziative (nel mio caso, con 9 € 4200 utenti);
  • a livello temporale la campagna è di default della durata di 3 giorni (non sono riuscito in nessun modo a modificare questo parametro).


Dopo i 3 giorni della campagna ho cercato di capire esattamente in che cosa sia esattamente consistita la promozione e soprattutto a quali risultati abbia portato.

Prima sorpresa analizzando i dati: il promoted post non è solo una messa in rilievo del post per coloro i quali sono già fan della pagina (che banalmente se lo trovano in alto nel newsfeed tra le "notizie principali") ma porta anche all'attivazione automatica di una sponsored story per gli amici di quei fan che hanno interagito in qualche modo con il post stesso (e questo l'ho scoperto solo attraverso gli insights a fine campagna).

Per quanto riguarda i risultati specifici delle due azioni combinate (post in evidenza + sponsored story sul post) posso riportare i seguenti dati:

  • 1151 impression
  • 39 click sul post o sull'annuncio sponsorizzato
  • 80 "azioni" compiute nelle successive 24 ore dalla visione del post
  • un CPM (abbastanza prevedibilmente abnorme) ed un CPC medio.
La tipologia specifica di azioni generate dalla campagna ci permette di dare un giudizio sulla qualità dell'iniziativa (sopra i risultati del post in evidenza, sotto quelli della sponsored story).




Trattandosi di un post con annesso un video naturalmente gli utenti sono stati portati a generare soprattutto un maggior numero di visualizzazioni del video. Interessanti in qualche modo anche il numero di like al post e di click sui link del post (il video poteva essere guardato direttamente oppure si poteva cliccare sul nome della pagina, sull'annuncio o sui bottoni social).




Approfondendo i risultati si può affermare che gli utenti raggiunti sono stati circa 1/4 di quelli previsti 1254 su  4200 a fronte di 2675 persone raggiunte in totale dal post (il 32% del bacino utenti della pagina) e che le visualizzazioni a pagamento (perché proprio di visualizzazioni si sta parlando) sono meno di quelle organiche ma più di quelle virali, realizzate cioè grazie al passaparola tipico di Facebook.



In conclusione come si può giudicare questa campagna?

Per dare un corretto valore alla campagna non possiamo dimenticarci che si tratta di un'iniziativa "spot" (3 giorni) che ha l'obiettivo di mettere in evidenza un singolo contenuto e spingere l'utente ad interagire proprio con il contenuto stesso (sia esso testuale o immagine/video corredati di testo).

Siamo pertanto molto lontani dai "numeri" generati da campagne Facebook Ads targettizzate su un pubblico più ampio e non ancora fan della pagina (in questo senso, riporto di seguito l'esempio di una campagna standard su target 2.000.000 - amici dei fan con budget 9 € per farvi rendere conto delle differenze)


Concludendo:

    • questo formato pubblicitario ha un obiettivo ben preciso e per quello va utilizzato: non pensiate che mettendo in rilievo un post per tre giorni la vostra strategia di content marketing possa essere rivoluzionata in positivo;
    • l'iniziativa di "spinta" del contenuto ha inciso per il 50% sui risultati del contenuto stesso in termini di visualizzazioni (c'è da considerare anche l'effetto "viralità a pagamento") che se riflettiamo su numeri relativi non è male;
    • andando oltre le visualizzazioni, e considerare le azioni che l'iniziativa ha prodotto possiamo valutare abbastanza positivamente i circa 50 "play" sul video contenuto dentro al post, mentre i like ottenuti non sembrano poter giustificare l'investimento;
    • in definitiva rimane la sensazione di essere di fronte ad una tipologia di pubblicità "low cost" e "low result", che potrebbe essere stata sdoganata da Facebook, più che per aumentare gli introiti pubblicitari diretti, per elevare la consapevolezza nei confronti delle possibilità di advertising che la piattaforma offre. Se poteva risultare in qualche modo ostico per i neofiti l'accesso al pannello pubblicitario completo, lo stesso non si può dire del "mini pannello" per i "promoted post".

    Se volete approfondire sull'argomento e scoprire ulteriori pareri in merito a questa tipologia di pubblicità vi consiglio di leggere i due articoli seguenti (è necessario masticare un po' di francese!):





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    lunedì 18 giugno 2012

    L'Università a Oristano e quella case history che non ti aspetti

    Immaginate che un piccolo polo universitario in Italia, fin dalla nascita qualche anno fa, abbia deciso di puntare forte sull'innovazione, sul Web e addirittura sui Social Network.

    Supponete che nel corso degli ultimi due anni, questa stessa realtà abbia prodotto la bellezza di due campagne d'iscrizioni fortemente rivoluzionarie, con tanto di strategia video su YouTube e promozione online all'avanguardia.

    Raffiguratevi poi che le campagne promozionali siano state solo un piccolo passo che ha portato alla nascita di un'esperienza quasi unica di sportello studenti realmente funzionante direttamente su Facebook.

    E se proprio volete esagerare ipotizzate anche che le iniziative abbiano cominciato ad andare oltre il mondo universitario, coinvolgendo anche le scuole superiori di un'intera regione in un grande progetto di orientamento allo studio e al lavoro confezionato di pari passo online (macinando contenuto multimediale su Facebook) e offline (macinando chilometri in giro per le scuole con un pizzico di guerrilla).

    Stropicciatevi gli occhi perché tutte queste cose non sono che una parte della marea di iniziative programmate, sviluppate e realizzate dal Consorzio UNO - Università a Oristano, che da anni si prodiga per promuovere questa "depandance tutta qualità" delle ben più blasonate Università di Cagliari e Sassari.

    Ebbene credo che sia il momento giusto di gridare ai quattro venti tutto quello che questo eccellente team di lavoro (con cui ho il piacere di collaborare da ormai oltre un anno) ha messo in piedi negli ultimi tempi. Credo infatti che troppo spesso si volga lo sguardo fuori dal paese, quando non addirittura oltre oceano, per andare a scovare case history sull'utilizzo degli strumenti della comunicazione online.

    Oggi possiamo dire di avere un bel esempio in casa. E per di più un esempio di ente istituzionale che, (come saprete meglio di me) si trova a fare i salti mortali tra "economia e politica" in un momento particolarmente ostico per il settore pubblico.

    Il minimo comune multiplo di tutte le iniziative è il notevole grado di coinvolgimento di studenti, professori e tutto lo staff dell'università, cosa più unica che rara in quest'epoca dominata dalla velocità e dal menefreghismo. In questo caso il senso di appartenenza fa davvero la differenza!

    Dopo le belle parole voglio "passare ai link" così da poter sottoporvi  i numeri e soprattutto i contenuti di questa bella case history...


    Campagna Video 2012 - One Big Jump (appena uscito video con mashup Jovanotti/Van Halen + Lipdub!)

    Campagna Video 2011 - Be different

    Campagna Video 2010 - Noi Siamo UNO 

    Lipdub Dicembre 2010 - Noi ragazzi di oggi (oltre 15.000 visualizzazioni!)

    Pagina Facebook di UNO - Università a Oristano, 5200 (e più) iscrizioni per (tra le altre cose) sportello studenti dei corsi universitari, promozione iniziative studentesche, promozione iniziative sul territorio -  https://www.facebook.com/consorzioUNO

    Pagina Facebook Progetto UNOrienta, più di 1300 giovani studenti sardiiscritti per un'iniziativa di orientamento allo studio attraverso un viaggio documentato da materiale fotografico nelle scuole superiori della Sardegna https://www.facebook.com/UNOrienta

    Canale YouTube Consorzio UNO, più di 40 video per oltre 50.000 visualizzazioni! http://www.youtube.com/user/consorziouno


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    venerdì 15 giugno 2012

    Cosa devi sapere sugli #influenzer (5)

    Nella settimana della polemica sulle iniziative di engagement che prevedono il coinvolgimento di bloggers e influencers, che ha visto più o meno tutti dire la nostra in merito (ecco la mia!), non poteva di certo mancare l'appuntamento ormai fisso con la nostra serie parodistica a vignette (e prima Social web Comics Series del Belpaese!) dedicata proprio al mondo di chi i media sociali li "domina" con tanto di seguaci...

    Oggi scopriamo insieme il quinto episodio che svela finalmente ai comuni mortali l'unico vero grande tallone d'Achille degli influenzer...


    clicca sull'immagine per ingrandirla

    Se vi siete persi le puntate precedenti, non esitate a cercarle all'interno di questo blog o nello spazio dedicato all'iniziativa su Pinterest.

    Se poi volete sapere chi c'è dietro alla "matita digitale" che da vita a questa serie, vi consiglio di farvi un giretto da queste parti per conoscere Lucile...

    Alla prossima settimana!

    p.s. il contenuto della presente vignetta non è tratto da una storia vera che abbia a che fare con il sottoscritto, sia chiaro! ;-)


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    giovedì 14 giugno 2012

    Quell'idea "alternativa" di Web 3.0

    Qualche giorno fa un carissimo amico brasiliano mi ha segnalato calorosamente la notizia della nascita di Blogoosfero, piattaforma brasiliana di blogging totalmente open source.

    Blogoosfero si pone un obiettivo assolutamente nobile...
    dotar a sus usuarios de seguridad e independencia tecnológica, y convertirse en un paso hacia las llamadas redes federadas que se dice caracterizarán la web 3.0.
    ... e ha destato la mia curiosità per le motivazioni molto serie che stanno alla base della sua creazione:
    • il problema della censura, molto sentito in Brasile anche a causa di diversi casi chiusure forzate di blog, accompagnate da forti sanzioni ai blogger accusati di aver "sgarrato";
    • la proprietà intellettuale sul contenuto creato al centro dell'eterno dibattito "se posto un contenuto su Facebook è di mio o è di Facebook?" (e sia chiaro dico Facebook per antonomasia!) 
    • la libertà tecnologica del non dover dipendere a livello infrastrutturale da altri (che siano stati o multinazionali).

    Quello che però  mi ha colpito ancora di più leggendo l'intervista ai creatori della piattaforma sono i concetti di rete sociale federata e di Web 3.0 sottolineati con le seguenti parole...
    Hoy día para hablar con un amigo en Twitter tienes que tener cuenta allí. La red social federada, como Blogoosfero, es mucho más amplia porque se pueden comunicar y conectar redes diferentes sin tener que estar estar en la misma plataforma. 
    Esto hará que la diseminación de contactos y el intercambio serán mucho más democráticos y amplios que en una red social privada, propietaria, como es Facebook. Facebook no deja que tú te comuniques con otras redes, tienes que estar ahí. 
    Es lo que empezamos a llamar Internet 3.0. La internet 1.0 era la del site donde tú sólo mirabas, era estática, la 2.0 introdujo la interactividad, la 3.0 será la red de redes, efectivamente. No estaremos obligados a estar con una empresa A o B o C.

    Parafrasando le parole di Sergio Bertoni, se il "Web 1.0" era l'internet statico del sito da guardare ed il "Web 2.0" ha avuto il merito di introdurre l'interattività, il "Web 3.0" costituisce il passo decisivo verso il network dei network, libero anche dai vincoli (fino ad oggi strutturali) di piattaforma.

    Davvero molto interessante come concetto.

    E' questa la possibile direzione "alternativa" dei media sociali?

    E' questa l'idea di Web 3.0, lontana dal web semantico, dalla realtà aumentata, dall'intelligenza artificiale, che potrebbe arrivare a soverchiare le attuali gerarchie del social web?

    Mi piacerebbe capire che cosa ne pensate.


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    lunedì 11 giugno 2012

    Voglia di start up? In Italia c'è il "Working Capital Accelerator"

    Siamo chiaramente in un periodo storico in cui la parolina magica "start up" riscuote un successo sempre maggiore soprattutto tra chi, come il sottoscritto gravita professionalmente in ambito Internet.

    Imprese economiche (e soprattutto mediatiche) come quella di Instagram, acquistata per 1 miliardo di dollari da Facebook, echeggiano nella mente delle giovani menti brillanti (non dubitiate sul fatto che ce ne siano!) del nostro paese.


    Oggi, proprio sulla scia di questo interesse sul "fare impresa", paradossalmente direttamente proporzionale alla grave situazione in cui versa l'Europa (e non solo) vi voglio parlare di una possibilità economica che viene offerta in Italia (avete capito bene, proprio in Italia!) attraverso il progetto Working Capital Accelerator, di Telecom Italia.

    Working Capital, in realtà è un progetto collaudato, che giunge alla quarta edizione forte della consapevolezza di aver aggregato un'ampia comunità di innovatori, giovani talenti ed imprenditori italiani. L'idea che sta alla base di questo percorso è quella di investire nel settore digitale (2,5 milioni di euro all'anno di capitale) su start up nuove o già esistenti, agire come collante tra i vari attori del mercato (in primis imprenditori e giovani talenti), appoggiare programmi di formazione sui temi di internet, del mobile, della digital entrepreneurship sia online, sia nel mondo fisico.


    Ma volendo essere molto pragmatici e concentrarci sulle possibilità offerte dal progetto (ve lo dice uno che ha fatto sia l'Erasmus sia lo SVE e che crede che ogni opportunità professionale o formativa vada sfruttata sempre e comunque fino in fondo!), quello che Working Capital Accelerator offre sono 20 grant da 25.000 Euro per progetti d'impresa o progetti di ricerca della durata di 12 mesi.

    Per partecipare bisogna registrarsi al sito di Working Capital (tutte le info sulla fanpage dedicata al progetto e nel video in fondo alla pagina), scaricare il kit per proporre la tua idea e poi caricare il progetto dettagliato entro il 30 settembre.

    L'opportunità sembra essere di quelle ghiotte. Che dite, ci proviamo?





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    domenica 10 giugno 2012

    Analisi (semiseria) della Nazionale su Twitter

    Oggi è giorno di Europei. Comincia, infatti, l'avventura della nazionale italiana di calcio al campionato europeo di Polonia e Ucraina. Un'avventura partita sicuramente non sotto i migliori auspici (ritiro della nazionale perquisito e giocatori estromessi per ipotetici legami con l'affaire scommesse) ma che, come fisiologicamente accade al nostro paese ogni circa due anni, finisce per coinvolgere tutti quanti, al di là della politica, al di là della crisi economica, al di là di ogni buon senso...


    Ieri mi è capitata tra le mani una curiosa infografica di Internet Republica che rappresentava graficamente il valore di ogni singolo giocatore della Spagna (nostra prima avversaria, nonché campionessa in carica!) sui Social Network, concentrandosi sulle mirabolanti imprese dei jugadores iberici su Facebook e Twitter.

    "E i nostri?", ho pensato... "Andiamo un po' a vedere che combinano su Twitter?". Detto... Fatto! Ecco la squadra che probabilmente scenderà in campo questa sera, scandagliata ai raggi X, tra il serio ed il faceto, sul "social network cinguettante". Ecco, insomma, la nostra nazionale su Twitter:

    Gigi Buffon: can che abbaia... Gigi che offline è un chiaccherone (e non perde occasione per dimostrarlo) sembra astenersi dal partecipare alla conversazione su Twitter. Due account presenti, nessuno dei due verificato e senza alcun tweet all'attivo. Peccato. Con uno così ci saremo sicuramente divertiti...

    Leonardo Bonucci: in difficoltà. Il ruvido difensore bianconero, anch'gli con account non verificato, twitta poco (assente da marzo), segue qualche suo compagno di squadra o personaggio del mondo dello spettacolo e ha all'attivo circa 5200 followers, ma pochissima interazione. Forse è concentrato sul limare gli angoli delle scarpe...

    Daniele De Rossi: non pervenuto. "Capitan futuro" non c'è su Twitter. In compenso c'è un suo emulatore che si dichiara simpaticamente "Daniele De Rossi Official fake", e che cerca anche di stare dietro a tutti i 25.000 followers e oltre che gli scrivono (più o meno consapevoli della sua falsa identità). Community manager...

    Giorgio Chiellini: c'è e si vede. Il buon Giorgione (finalmente un account verificato!) twitta (almeno tre post al giorno), partecipa alle conversazioni e si dimostra un utente conoscitore della piattaforma. Un po' monotematico sulla sua sua "ChielloApp" ma d'altronde è appassionato di tecnologia. Che ci volete fare...

    Christian Maggio: il discreto. Il laterale partenopeo non ha un account verificato, tuttavia da alcuni post pubblicati (pochi) si deduce ci sia lui dietro la tastiera. Contenuti discreti e sobri, assente qualsiasi forma di interazione diretta con gli oltre 3500 followers, si direbbe che Maggio è in una fase di apprendimento. Forza e coraggio!

    Emanuele Giaccherini: c'è o non c'è? L'ala bianconera (account non verificato), rapidissima di gambe ma non altrettanto con la tastiera. Segue un po' il percorso del compagno di squadra Bonucci e dopo un inizio che fa ben sperare... sembra essersi spento (a marzo l'ultimo tweet). Corrente alternata...

    Claudio Marchisio: uno, nessuno o centomila? Sul principino bianconero si scatena la lotta la fake. Ce n'è per tutti i gusti (compreso un account in arabo!), ma il centrocampista per il momento preferisce giocare su altri campi.

    Andrea Pirlo: come sopra! Vale un po' il discorso fatto per Marchisio. Andreino da Brescia ha (e quello è certo) le chiavi della nostra nazionale. Per quanto riguarda i social network, sembra invece abbia smarrito la password...

    Thiago Motta: esilarante. Un po' come per De Rossi, il nome del oriundo centrocampista è profanato da un account dichiaratamente fasullo che però dimostra di "saperci fare" sia con lo strumento sia con le parole. Ironia al  potere...

    Antonio Cassano: sul filo della grammatica. Anche Fantantonio sembra essere in fuorigioco su Twitter. Cinguettare forse non è nelle sue corde ma al suo posto lo fa un account falso che ci delizia con alcune perle grammaticali degne dell'originale. Dante Alighieri...

    Mario Balotelli: scatenate l'inferno. Sul Bad Boy si scatena tutta la pungente ilarità di Twitter. Decine e decine di account (hashtag più presente nelle bio: #parody), anche molto seguiti (fino a 240.000 followers!) che non le mandano a dire. Ogni uscita del campione (e Mario ne garantisce almeno una al giorno!) diventa linfa vitale per questo microcosmo di account fasulli. Why always him?

    Una menzione particolare, tra coloro i quali per vari motivi non saranno in campo, se la meritano Andrea Barzagli (account non verificato) ma che sembra darci abbastanza dentro e Salvatore Sirigu (account verificato con 40.000 followers, anche se un po' sottotono ultimamente). Stranamente non pervenuti i giovani Giovinco e Borini (altro che nativi digitali... manco la Playstation!).

    Sorpreso dalla pochezza della nostra nazionale all'interno del social network, ho deciso di dare un'occhiata approfondita ai nostri avversari e devo dire che effettivamente sono su un altro pianeta. Quasi tutti gli account sono verificati (e quindi ufficiali), quasi tutti i giocatori sembrano avere buona dimestichezza con lo strumento (o almeno hanno un team che gestisce l'account) e milioni e milioni di fan seguono le gesta dei propri campioni attraverso la piattaforma. Una nazionale di influencers???

    Ora comincio a capire perché Del Bosque (l'allenatore della "Furie Rosse") ha vietato l'utilizzo di Twitter  ai suoi giocatori per tutta la durata del campionato...


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    venerdì 8 giugno 2012

    Care aziende che decidete di usare Groupon...

    Ultimamente parlo molto spesso di Groupon, sia nelle pagine di questo blog sia nelle occasioni in cui mi trovo di fronte ad una platea di professionisti/aziende/curiosi per interventi, workshop e seminari.

    Ma perché tutta questa attenzione nei confronti del "sito dei coupon"?

    Perché l'argomento Groupon mi da la possibilità di affrontare una serie di questioni, che in qualche modo vi sono legate, da un punto di vista molto pratico, vicino ad utenti o aziende che, se non lo hanno testato direttamente, ne hanno almeno sentito parlare.

    E così posso permettermi, per esempio, di affrontare tematiche quali il business model delle aziende nate sul Web, le criticità che emergono da una politica commerciale molto aggressiva e/o la reazione delle nicchie storicamente più conservatrici all'intrusione del Web nei meccanismi di (più o meno) libera concorrenza.

    Mi è capitato di criticare (anche ferocemente) Groupon a causa della sua scarsa attenzione nei confronti delle aziende e degli utenti finali che lo utilizzano. Mi è capitato. Ma oggi no.

    Oggi, ispirato (e confesso un po' arrabbiato!) da un coinvolgente articolo/esperienza di Sara Boccolini, mi rivolgo direttamente alle aziende che decidono di utilizzare Groupon (inteso come sineddoche, ovvero come "tutti i siti di coupon") Lo faccio nella maniera che reputo più diretta, con una lettera aperta semplice, schietta, sincera e (speriamo)... utile.

    Leggetela (magari dopo aver letto l'articolo di Sara) e poi ditemi che cosa ne pensate.


    Care aziende che decidete di usare Groupon,

    se avete prima sentito parlare di Groupon e poi l'avete visto usare dal vostro concorrente diretto, cominciando a pensare che sia uno strumento da "tenere d'occhio" per fare pubblicità ai vostri servizi/prodotti, è giusto che sappiate alcune "cosine".

    Prima di tutto che cosa fa Groupon? Groupon vi aiuta a dare visibilità alla vostra azienda, nella vostra città (tutto vero!) inviando ai suoi iscritti una email in cui si pubblicizza (e si vende anche direttamente, attraverso il coupon!) un vostro servizio/prodotto ad un prezzo molto scontato, che voi avete deciso (in accordo con Groupon stesso) di (s)vendere per dare un pragmatico appeal a questa visibilità. Affinché insomma non rimanga "fine a se stessa" ma si tramuti in nuovi clienti e quindi nuovi guadagni. Abbastanza semplice, no?

    In questa fase, care aziende che decidete di usare Groupon, dovete tenere presente che un'iniziativa di questo tipo è molto onerosa, seppure Groupon non vi chieda direttamente neanche un centesimo. Infatti, su ogni servizio/prodotto venduto in offerta (e quindi già scontato di una buona percentuale) Groupon si prenderà fino al 50% di ogni coupon venduto. Quindi, dato lo sconto applicato per creare l'offerta, più la grossa percentuale che va direttamente nelle tasche di Groupon, siate consapevoli che già sarete in perdita (a meno che non abbiate dei ricavi marginali enormi!).

    Pertanto, e questo è il mio primo consiglio, prima di buttarvi a capofitto in questa "avventura", valutate la sostenibilità di tutta l'iniziativa (ovvero quanti prodotti/servizi potete vendere sotto costo senza fallire o comunque subire gravi danni economici) che, sia chiaro, non è ne gratuita ne a basso costo.

    Già prendere coscienza di ciò, care aziende che decidete di usare Groupon, non è cosa da poco. Eppure non basta per ottenere dei reali vantaggi dall'utilizzo di una strategia (che paroloni eh?) di questo tipo.

    Perché? Perché il vero successo ve lo giocate proprio quando il cliente, che ha visto la vostra azienda (o sarebbe meglio dire il vostro servizio/prodotto scontatissimo) sull'email ricevuta da Groupon, o direttamente sul sito, e ha deciso di "provarvi" (non vale in caso di clienti furbetti che vi conoscono già e non vengono per provarvi ma per fregarvi qualche euro!) stabilisce una relazione con voi. E non importa che questa relazione abbia inizio con un contatto telefonico, un contatto diretto o quant'altro. Importa che da quel momento siete messi "alla prova" da chi non vi conosce e cerca di capire se forse in futuro potreste andare bene per lui, rispetto ai servizi/prodotti che vendete.

    Ecco, si... Questo è il mio secondo consiglio: non dimenticatevi mai che chi arriva da voi attraverso Groupon è da considerarsi un cliente che vi sta mettendo alla prova, un potenziale cliente per il futuro. Prendetelo così. Sempre e comunque.

    In questo modo non dovreste avere difficoltà a capire che non si tratta di (e non si tratta come...) un "cliente di serie B" (o peggio ancora "un morto di fame") ma di una chance che la vostra azienda ha pagato (ad abbastanza caro prezzo, lo abbiamo visto prima!) per aumentare il proprio parco clienti ed eventualmente gli introiti futuri. Quindi?

    Quindi... niente scortesia, niente servizi/prodotti "ridotti", niente spostamenti di orario all'ultimo (e qui urge un richiamo al primo consiglio su quantità sostenibile di coupon offerti!).

    Il couponista deve valere per poi più di un cliente abituale. Su quello potete permettervi degli errori. Su questo... no. Questo non vi darà seconde possibilità, non perché sia uno spietato taccagno, ma semplicemente perché... vi siete mai fatti un giro su Groupon per vedere quante offerte ci sono nella vostra città? Se non siete voi... sarà un vostro concorrente. Punto e basta.

    Quindi, care aziende che decidete di usare Groupon, tirando le somme, quello che vi voglio dire è che se volete investire in questa tipologia di promozione per la vostra attività, è giusto che ne capiate le dinamiche e con essa i rischi e le possibilità.

    E' giusto che vi mettiate nei panni di chi quei coupon li acquisterà, non perché sia un povero mentecatto ma perché i vostri coupon sono liberamente in vendita su uno dei siti più in voga del momento. E già che ci siate, care aziende, mettetevi anche nei panni di Groupon stesso così riuscirete a capire che quello che vi da non ve lo regala, anzi. In questo modo sarà probabilmente più facile dare il giusto valore al couponista che si presenterà alla vostra porta e che non è colpevole di nulla, se non di voler mettervi alla prova. Ragionate sempre in questa prospettiva e vedrete che tutto vi sarà più chiaro.

    Non è detto poi che tutti i clienti che tratterete "da re" ritorneranno obbligatoriamente ad acquistare i vostri/servizi prodotti. Anzi quasi sicuramente non sarà così. Eppure se credete in questa forma di promozione è proprio quello che vi toccherà fare per non buttare via dei soldi. Che poi... mica è obbligatorio!

    A voi la scelta. Basta che sia consapevole...


    Paolo


    UPDATE del 9/06: è giusto precisare che, relativamente al post di Sara Boccolini, il coupon non era stato acquistato con Groupon, bensì con un concorrente (DaNonCredere.it). Sara ha pertanto modificato il titolo del post e ha aggiornato i lettori con gli ultimi avvenimenti. Per quanto riguarda questo post, ci tengo a precisare (come già ben specificato al momento della prima stesura) che il termine Groupon è utilizzato consapevolmente come sineddoche e sta per tanto ad indicare "tutti i siti di coupon online".


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    giovedì 7 giugno 2012

    Io speriamo che... non mi tagliano il cavo

    A questo link una "semplice" guida su come distruggere internet colpendolo letteralmente alla base...
    We need to begin by no longer treating the Internet like a ghost. It's made of more metal, plastic, and fiber than you can fathom—and it's spread across the whole world, a monster machine that hugs the entire globe.
    Se penso a quando sento (ancora troppo spesso) parlare della fatidica "contrapposizione tra mondo reale e realtà virtuale" mi scappa da ridere.

    Che poi alla fine dipende tutto da un cavo...


    immagine tratta da gizmodo.com


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    mercoledì 6 giugno 2012

    Cosa devi sapere sugli #influenzer (4)

    Ritorna (dopo una sentita settimana di stop) l'appuntamento con le vignette della Social Web Comics Series "Cosa devi sapere sugli #influenzer", che si pone come unico obiettivo quello di farti un po' sorridere, sdrammatizzando sugli eccessi e le manie degli aficionados dei social media.

    Oggi ci siamo voluti soffermare sul quarto segreto e svelarti che cosa può (forse) fermare un "influenzer"...

    clicca sull'immagine per ingrandirla

    Se ti fossi perso le puntate predenti non disperare. C'è una board dedicata alla serie su Pinterest attraverso cui puoi dare un'occhiata a tutte le illustrazioni precedenti.

    Se poi sei appassionato di fumetti, io ti consiglio di dare un'occhiata anche al blog della nostra illustratrice preferita.


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    "Come guadagnare online" non si trova su Google!

    Come guadagnare online? Facile...
    The first step is to stop Googling things like, "how to make money online." Not because you shouldn't want to make money online, but because the stuff you're going to find by doing that is going to help you lose money online. Sort of like asking a casino owner how to make money in Vegas... 
    Seth Godin, "How to make money online".

    E questa non è che la prima di una ventina di semplici regolette che vale la pena di leggere tutte d'un fiato.

    Così forse (se ce lo dice Seth...) la smetteremo tutti quanti di invadere Google con le nostre solite sconclusionate ricerche accompagnati da quegli "occhi a forma di dollaro".


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    martedì 5 giugno 2012

    Guardie e ladri (social)

    La scorsa settimana ho letto un'inquietante (almeno dal mio punto di vista) notizia che ha riportato la mia mente direttamente ad una pellicola cinematografica di una decina di anni fa (con un remake più recente!), che soprattutto per i forti spunti sociologici che fornisce è rimasta vivamente impressa nei miei ricordi.

    Il film in questione, The Experiment, tratto da un libro di Giordano (e da un fatto avvenuto nel carcere di Stanford!), narra la storia di un gruppo di persone a cui, per una sorta di esperimento scientifico retribuito, vengono arbitrariamente assegnati i ruoli di guardie e ladri in una finta prigione. La situazione degenera però rapidamente nel peggiore dei modi possibile... (non vado oltre nel caso qualcuno non avesse visto il film e decidesse di farlo dopo questo post)

    Ma che cosa c'entra tutto ciò con il (social) web?

    Ebbene, attraverso gli articoli di Mauro Vecchio (Punto Informatico) e di Dario Salvelli ho scoperto una singolare iniziativa di Weibo, il Twitter cinese che ha... (cito testualmente Vecchio)
    (...) introdotto un curioso meccanismo punitivo che per certi versi ricorda il sistema dei punti sulle patenti di guida italiane. Ma i milioni di internauti cinesi non verranno multati per infrazioni del codice della strada. In base alle condizioni d'uso accettate, i 300 milioni di utenti di Sina Weibo partono da un totale di 80 punti all'apertura di un singolo account. In caso di violazioni delle condizioni d'uso, i gestori del sito possono sottrarre questi punti, fino ad arrivare ai casi più estremi in cui da 80 si passi a 0. In quel caso, l'account aperto dall'utente viene automaticamente eliminato.

    E fin qui, tralasciando considerazioni politiche sulla censura imposta dal governo cinese alle piattaforme che vogliono operare sul territorio, niente di eccezionalmente particolare.

    Poi però, dietro l'angolo, eccolo il "colpo di genio alla The Experiment"...

    Come controllare un esercito di ipotetici "ladri" da penalizzare ad ogni infrazione se non con un esercito di "guardie" cercate proprio dentro la piattaforma (con tanto di annuncio promozionale)?

    La dinamica della "guardie Vs ladri" che investe la quasi totalità delle rappresentazioni della nostra realtà sociale quotidiana investirà anche quella dei social network?

    Non  lo so. Ma personalmente del tragico finale cinematografico cercherei fermamente di fare a meno...

    Voi che dite?


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    lunedì 4 giugno 2012

    Facebook e il futuro dei social network [guest post]

    Nuova incursione dei ragazzi di Volta Marketing su questo blog. Oggi ci propongono un'analisi sulla situazione di Facebook a pochi giorni dall'entrata in borsa soffermandosi sulle conseguenze di un possibile insuccesso. Buona lettura!

    Notizia del mese appena trascorso, e forse tra le più importanti dell'anno, è sicuramente la quotazione in borsa di Facebook.

    Nonostante l’accoglienza calorosa, molti analisti hanno però avanzato dubbi sulla mostruosa valutazione (circa 100 miliardi di dollari) della società americana. Alcuni trader si sono chiesti se una società che lo scorso anno ha fatturato (solo...) 3 miliardi di dollari fosse in grado di garantire affidabilità (e dividendi) alle migliaia di investitori auspicabili.

    Se infatti Facebook volesse mantenere la valutazione iniziale di 38 dollari per azione, dovrebbe duplicare il proprio business nel giro di 6 anni. Un problema non da poco vista la duplice difficoltà di Zuckerberg e company nel trovare modalità pubblicitarie lucrose e mantenere gli attuali investitori pubblicitari (ad esempio GM ha da poco ritirato tutti gli investimenti pubblicitari su Facebook... sarà un caso?).

    La casistica però non gioca a favore del giovane Mark: i precedenti di altri web site quotati in borsa non lasciano ben sperare: sia Zynga che Groupon, dopo un primo momento di successo, hanno avuto difficoltà, vedendosi dimezzato il valore ad azione nel giro di pochi mesi.

    Ciò che ci interessa sottolineare non è tanto la questione del crollo borsistico (ci può stare e fa parte del "gioco della finanza") quanto il fatto che Facebook è il simbolo di un intera rivoluzione digitale (un po’ come Google un decennio addietro!). Un suo insuccesso potrebbe produrre un effetto domino negativo su tutto il sistema dei social network.

    Chi negli ultimi anni ha investito in start up digitali e soprattutto nei social network ha basato il suo investimento su in idea molto semplice: più utenti si iscrivono al social network, più pubblicità si potrà vendere agli inserzionisti, più salirà il valore della azienda. Questo sistema ha funzionato e ha attirato e attira tuttora investitori molto importanti.

    Una delle società che ha puntato fortissimo su questo sistema è stata appunto Facebook. E qua, finalmente, arriviamo al dunque: se la quotazione in borsa di Facebook fosse un insuccesso siamo sicuri che gli investimenti nei social rimarrebbero così corposi? Se un colosso di così grande portata vacillasse di fronte alla realtà finanziaria, quale sarebbe il destino di migliaia di start up o di piattaforme come Flickr, Tumblr o Pinterest? Pensate anche a Twitter, che non riesce a monetizzare in maniera nitida l'enorme mole di traffico...

    Per il momento restano i fatti: dal 18 al 29 maggio il valore delle azioni di Facebook è calato di più del 30%.


    Ci dobbiamo preparare alla "rivoluzione della rivoluzione"?

    Questo articolo è scritto da Volta Marketing & Comunicazione, gruppo di giovani consulenti di Marketing, specializzati in Web Marketing, Social Media Marketing e Gestione del Crm. Volta è presente su Facebook,Twitter e Pinterest dove si confronta con i propri utenti e gli esperti del settore.


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    sabato 2 giugno 2012

    (Social) Web Amarcord...

    Strana atmosfera da amarcord quella che ho respirato in questi ultimi giorni dando un'occhiata alla mia casella di posta elettronica.

    Prima mi rendo conto di essere diventato oggetto di una serie di sottoscrizioni selvagge su Friendfeed...


    Poi, come se non bastasse, Twitter mi manda una comunicazione in cui annuncia in pompa magna la sua ultima grande novità: l'invio di una newsletter settimanale di riepilogo.

    Un paio di colpi "retrò" in questo (social) web sempre più in balia di un'evoluzione nevrotica degli strumenti.

    A volte ritornano. Quantomeno curioso.


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