lunedì 21 gennaio 2013

Facebook Vs Twitter: chi garantisce maggiore "portata"?

Negli ultimi giorni ho cercato di confrontarmi attraverso i social network sulla questione della "portata" di un post pubblicato su Facebook rispetto al medesimo pubblicato su Twitter.

Molto interessanti le varie opinioni emerse nelle discussioni sia su Facebook sia su Twitter, che riporto parzialmente di seguito:



In realtà quasi tutte le polemiche più recenti nei confronti di Facebook si basano proprio sull'accusa di una scarsa reach (per usare i termini della piattaforma) organica (e quindi non edulcorata da investimenti in post sponsorizzati) per i contenuti pubblicati sulla piattaforma.

La portata è un dato che Facebook fornisce nelle statistiche relative alle pagine e si riferisce per la precisione al il numero di utenti unici che hanno visualizzato il tuo post. Secondo quanto riportato recentemente da Mashable la portata media di un post su Facebook si attesterebbe intorno al 16%, ovvero se avete 100 amici o fan, circa in 16 vedranno effettivamente quello che voi avete deciso di condividere sul social network.

Quello che mi chiedo da un po' è invece quale sia la portata di un tweet, soprattutto perché tale dato non viene invece viene specificato dai tool che utilizzo abitualmente per monitorare la piattaforma (in realtà questa reach viene valutata di solito come numero potenziale di utenti che si possono raggiungere globalmente se tutti vedessero realmente il contenuto postato) e che Twitter mette a disposizione solo di chi fa pubblicità sulla piattaforma (esclusivamente per i promoted tweets).

Ebbene, oggi Gianluca Diegoli da una grossa mano nel permettere di darmi (e darvi) una risposta al quesito, condividendo un interessantissimo "calcolo non scientifico", come ci tiene a precisare l'autore, ma che a mio parere merita di essere analizzato con attenzione:

Ricapitolando, secondo Gianluca, la portata media di un tweet, tradotta in probabilità di lettura si aggirerebbe intorno all'8%.

Personalmente suggerisco di prendere entrambi i dati (sia quello relativo a Facebook sia quello relativo a Twitter) con le pinze, poiché suscettibili di forte condizionamento da variabili anche facilmente percepibili (tra cui per esempio edge rank e tipologia di post su Facebook, piuttosto che numero di followerfollowing dei follower su Twitter).

E' vero anche che dati alla mano, se a livello mediatico la questione "scarsa reach" sembrava dover interessare solo Facebook, ci si rende conto che la possibile esposizione ai contenuti da parte degli utenti è sempre e comunque più limitata di quello che (forse) si penserebbe un po' in tutte le piattaforme di social networking (pensate alla portata effettiva di un'immagine postata su Pinterest o Instagram!) e non solo.

In questo senso, vi chiedo di riflettere su quanto scritto da Giuseppe Granieri negli ultimi giorni, parafrasando Henry Blodget...
Secondo Henry, il numero più importante per descrivere lo stato del mondo delle news è 70, esattamente quanti sono i minuti che un americano in media dedica a informarsi.
Di questi 70 minuti la Tv ne conquista 32, l'online 13 (in crescita rapida) e la carta 10 (in discesa a precipizio).

Sapete quindi, quale lezione ne ricavo personalmente da tutti questi dati che ho cercato, selezionato e condiviso e su cui ho riflettuto?

Che ho sbagliato a pormi questa domanda.

Se attraverso i social network, e nello specifico Facebook e Twitter cerchiamo (e non sto chiamando volutamente in causa il social advertising, si badi bene) visibilità a livello quantitativo, forse stiamo sbagliando strategia o quantomeno piattaforme.

Se quello che cerchiamo è la costruzione di un legame duraturo basato sulla qualità e sul valore aggiunto, possibilmente concreto e facilmente percepibile dal nostro utente/cliente allora la questione "scarsa reach" assume davvero un'importanza relativa e solo parzialmente significativa.

Che ne dite? Mi piacerebbe sentire le vostre obiezioni in merito.



Fonte immagini: http://www.flickr.com/photos/passionleica/5944248438

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